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Doppia transizione, cosa serve davvero alle imprese italiane? Parte l’indagine di Intelligenza Circolare

L’Osservatorio permanente promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design avvia una survey sulle priorità e sui bisogni delle imprese in materia di sostenibilità, tracciabilità, dati di prodotto, nuove norme, intelligenza artificiale e comunicazione ambientale. Obiettivo: una lettura integrata delle trasformazioni che le aziende devono affrontare

Le imprese italiane sono più sostenibili di qualche anno fa? Quanto stanno investendo nella transizione digitale? Quali tecnologie utilizzano? A queste domande esistono già numerose risposte. Più difficile è capire quanto siano effettivamente preparate ad affrontare contemporaneamente le trasformazioni normative, ambientali e digitali che stanno ridisegnando prodotti e filiere.

È da questa constatazione che nasce la nuova survey di Intelligenza Circolare, l’Osservatorio permanente sulla doppia transizione promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design. L’indagine, rivolta alle imprese operanti in Italia, vuole approfondire priorità e bisogni relativi a sostenibilità, economia circolare, tracciabilità, dati ESG e di prodotto, Digital Product Passport, compliance, comunicazione ambientale, intelligenza artificiale e formazione.

Cosa sappiamo già e cosa ancora manca

Il punto di partenza è un patrimonio di informazioni già consistente. Secondo Istat, nel 2022 il 66,5% delle imprese manifatturiere italiane aveva intrapreso almeno un’azione di sostenibilità. Ma il dato cambia sensibilmente con la dimensione: si passa dal 43,6% delle imprese tra 5 e 49 addetti all’86,9% di quelle con almeno 250 addetti.

Anche a livello europeo la diffusione delle pratiche ambientali appare elevata: il Flash Eurobarometer 2024 rileva che il 93% delle PMI dell’UE mette in atto almeno una misura di efficienza nell’uso delle risorse. Solo il 25%, però, dichiara di avere sviluppato una strategia per ridurre la propria impronta di carbonio o raggiungere la neutralità climatica.

Sul versante digitale, l’EIB Investment Survey 2025 mostra un’Italia sostanzialmente allineata alla media europea nell’adozione delle tecnologie digitali in generale, ma più indietro sull’intelligenza artificiale: il 20% delle imprese italiane intervistate dichiara di utilizzarla, contro il 37% della media UE.

Sono dati importanti, ma osservano spesso singoli pezzi della trasformazione. Sappiamo se un’impresa adotta pratiche ambientali o tecnologie digitali; sappiamo molto meno se dispone dei dati che le vengono richiesti dai clienti, se riesce a raccogliere informazioni dai fornitori, quali nuove norme considera più urgenti, se dispone di sistemi adeguati per gestire dati di prodotto e tracciabilità o procedure interne per verificare i claim ambientali.

“Negli ultimi anni è cresciuta enormemente la quantità di informazioni disponibili sulla sostenibilità delle imprese, ma spesso misuriamo fenomeni separati”, spiega Raffaele Lupoli, direttore responsabile di EconomiaCircolare.com, che ha coordinato il gruppo di lavoro che ha messo a punto la survey. “Con l’Osservatorio vogliamo capire cosa succede quando queste trasformazioni arrivano tutte insieme dentro l’impresa: nuove regole, richieste dei clienti e delle banche, dati di filiera, passaporti digitali, intelligenza artificiale, rischi legati alla comunicazione. Il punto non è soltanto sapere se un’azienda ‘fa sostenibilità’, ma quanto sia nelle condizioni di governarla in un’ottica strategica e sistemica”.

Foto: Intelligenza Circolare

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Dalle norme alla capacità di applicarle

La survey prova quindi ad andare oltre la generica percezione della sostenibilità. Chiede alle imprese quali richieste siano aumentate negli ultimi dodici mesi e da chi provengano; distingue gli obblighi normativi diretti dalle richieste che clienti e committenti trasferiscono lungo la filiera; rileva gli ostacoli incontrati e il grado di preparazione nella gestione dei dati ESG, di prodotto, dei fornitori e di tracciabilità. Un’attenzione specifica riguarda anche gli strumenti digitali, l’uso dell’AI nei processi produttivi e di sostenibilità, la verifica dei green claim e i fabbisogni di formazione.

 

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