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Materie Prime Critiche, è in arrivo uno scontro globale?

Prima dell’ultima escalation bellica, un articolo del Center for Global Development aveva già ammonito sui rischi di un possibile scontro globale per l’accaparramento delle materie prime critiche. Dove gli Stati Uniti perseguono una strategia aggressiva che mira a escludere la Cina. Ma i Paesi ricchi di risorse minerarie vogliono anch’essi perseguire i propri interessi nazionali

Il conflitto in corso in Medioriente, con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele e la risposta dell’Iran, ha confermato lo stato di guerra permanente in cui è caduto il mondo o, per dirla con l’efficace espressione usata da papa Francesco, la “guerra mondiale a pezzi”. Come ogni guerra, e come ha confermato anche la vicenda del Venezuela che ha inaugurato l’anno, al di là delle motivazioni ideologiche e di quelle fornite all’opinione pubblica, anche questo conflitto in Iran è chiaramente dovuto all’approvvigionamento delle risorse naturali. Non è un caso che i prezzi di petrolio e gas siano già schizzati alle stelle oggi – anche se in realtà tale rialzo è più dovuto alle tensioni degli scorsi giorni, il vero effetto del conflitto si paleserà tra qualche giorno nei mercati.

In questo clima di geopolitica del conflitto vale la pena ricordare che tra le risorse naturali più ambite dagli Stati non ci sono solo gli idrocarburi ma anche le materie prime critiche, cioè i minerali e i metalli (come litio, cobalto, terre rare) che sono fondamentali per vari settori strategici, dalla difesa alle energie rinnovabili. Lo scorso 4 febbraio il dipartimento di stato statunitense ha convocato una riunione ministeriale sulle materie prime critiche a Washington, riunendo rappresentanti di 54 Paesi e della Commissione europea. Gli sforzi profusi dall’amministrazione Trump sono stati ben sintetizzati dal segretario di stato Marco Rubio nella conferenza messa online (qui), ma in realtà già dalla precedente amministrazione Biden gli Stati Uniti avevano deciso di rafforzare il protezionismo e provare a rompere il monopolio della Cina, che su questo versante copre tutta la filiera dall’estrazione alla lavorazione fino alla commercializzazione dei prodotti realizzati con le materie prime critiche.

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