La migliore semplificazione per l’Unione Europea? La coesione. L’apparente risposta controintuitiva arriva da Chiara Martinelli, che da ottobre 2021 è la direttrice di Climate Action Network (CAN) Europe, la principale coalizione europea di ONG impegnata nella lotta contro il collasso climatico. Con oltre 200 organizzazioni associate in 40 Paesi europei, che rappresentano più di 1700 ONG e oltre 40 milioni di persone, CAN Europe promuove politiche sostenibili in materia di clima, energia e sviluppo in tutto il continente.
In questi anni CAN Europe ha preso spesso posizione contro le scelte dell’UE, specie della Commissione, che durante questa legislatura hanno in parte smantellato il precedente Green Deal. Dai vari pacchetti Omnibus al mantra della competitività, dalle modifiche al mercato ETS alle scelte energetiche dopo la guerra in Medioriente, CAN Europe è una voce costante che offre una visione alternativa dell’Europa: democratica, autonoma e che lega le questioni ambientali alle questioni sociali.
D’altra parte è anche il percorso personale di Chiara Martinelli, che vanta 20 anni di esperienza nella cooperazione allo sviluppo e, prima di guidare CAN Europe, è stata in precedenza senior advisor presso CIDSE, una rete globale di organizzazioni cattoliche per la giustizia sociale. In CAN Europe, Martinelli ha guidato i negoziati sul clima a livello europeo e internazionale e ampliato l’attività della rete per renderla più inclusiva, diversificata, intersezionale e socialmente equa.
Il bilancio che possiamo tracciare è preoccupante. Quello che era stato annunciato come “semplificazione normativa” si è rivelato, nei fatti, un’agenda di deregolamentazione sistematica, che mette a rischio le protezioni climatiche e ambientali costruite nel corso di anni. In un momento in cui l’Unione Europea dovrebbe garantirsi le prospettive per le industrie del futuro, l’agenda di deregolamentazione rischia di ripetere gli errori del passato, quali ritardare gli investimenti, approfondire la dipendenza dai combustibili fossili e lasciare l’UE indietro nella corsa globale alla leadership industriale pulita, mentre blocca i cittadini europei in una continua esposizione ad alti prezzi energetici e a una crisi del costo della vita che si aggrava.
Possiamo considerare come punto di partenza il Competitiveness Compass di gennaio 2025, dove la Commissione ha compiuto un pericoloso passo, inquadrando la regolamentazione come uno dei principali ostacoli alla competitività delle imprese: ma non sono le regole che proteggono le persone, il clima e l’ambiente a frenare le imprese, ma la mancanza di investimenti e gli alti prezzi energetici alimentati dalla dipendenza dell’UE dal gas fossile.
Da lì la situazione è precipitata, e solo nel 2025 sono stati lanciati dieci pacchetti Omnibus. Il caso più emblematico è l’Omnibus I, dove la Direttiva sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle Imprese (in inglese CSRD) e la Direttiva sulla responsabilità – dovuta diligenza – di Sostenibilità delle Imprese (CSDDD) sono state riscritte radicalmente, riducendo il numero di aziende coinvolte, allentando gli obblighi, posticipando le scadenze ed hanno visto l’obbligo sui piani di transizione climatica semplicemente eliminato.
di Andrea Turco
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