Una fotografia delle buone pratiche di economia circolare, in cui a farla da padrone sono gli interventi nelle fasi della produzione dei beni (66 buone pratiche mappate) e gestione dei rifiuti (60), seguono la fornitura di materie prime seconde (55), l’innovazione (45) e il consumo (27). I settori interessati sono soprattutto l’agroalimentare, il tessile e l’edilizia. A promuovere queste pratiche sono principalmente le imprese, seguite da enti pubblici e associazioni, mentre a livello territoriale, risultano particolarmente attive Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.
A restituire questo prezioso spaccato dell’economia circolare nazionale è il rapporto annuale della Piattaforma italiana per l’economia circolare ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform) presentato oggi a Roma durante l’ottava Conferenza annuale. Alla quale hanno partecipato il presidente della Piattaforma ICESP e del Centro di ricerche europeo di tecnologie, design e materiali (CETMA) Roberto Morabito, la presidente di ENEA Francesca Mariotti e la direttrice del Dipartimento Sostenibilità Claudia Brunori e poi rappresentanti della Piattaforma ECESP, MIMIT, MASE, Città Metropolitana di Roma Capitale, ERION, CONAI, Kyoto Club, Fondazione Ecosistemi, Fondazione articolo 49, Fondazione Symbola e Fondazione Sviluppo Sostenibile.
Le buone pratiche, selezionate da ICESP e raccolte nel database della piattaforma (che ne conta 253), “sono fondamentali per capire come i principi dell’economia circolare possano tradursi in soluzioni concrete nei diversi settori produttivi e nei territori, contribuendo alla riduzione degli impatti ambientali, a un uso più efficiente delle risorse e allo sviluppo di modelli economici più sostenibili”, ha dichiarato Roberto Morabito.
Come si legge nel report “Le Buone Pratiche ICESP per la transizione circolare”, la produzione, che come abbiamo detto concentra 63 pratiche (il 25.7% del totale di quelle censite), include principalmente iniziative legate all’innovazione dei processi industriali, all’eco-design dei prodotti, alla riduzione degli scarti di lavorazione e alla rigenerazione o trasformazione di materiali e componenti all’interno degli impianti produttivi, spesso attraverso modelli di simbiosi industriale e closed loop. La gestione rifiuti, con 55 pratiche (22.4%), focalizzate su raccolta differenziata, selezione, tracciabilità, riciclo e recupero di rifiuti urbani e speciali (RAEE, rifiuti tessili, plastici e organici), nonché su iniziative di prevenzione e preparazione per il riuso, che rafforzano l’approccio circolare nella fase di fine vita. La fase di innovazione e investimenti, che include 46 pratiche (18,8%), raccoglie azioni abilitanti, come piattaforme digitali, strumenti di misurazione della circolarità, progetti pilota, schemi di certificazione, modelli di governance collaborativa e iniziative di open innovation, che non intervengono direttamente su una singola fase ma supportano la transizione complessiva.
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