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Una riforma a metà: ecco cosa prevedono le modifiche del mercato ETS

Dopo tanta attesa e tante discussioni, la Commissione Europea ha pubblicato la riforma sul sistema ETS, con cui punta a conciliare decarbonizzazione e competitività. Più flessibilità per le imprese, quote gratuite fino al 2040 e nuove aperture ai crediti internazionali. Ecco tutte le modifiche, settore per settore

Conciliare gli interessi delle imprese e dell’ambiente diventa sempre più difficile, come testimonia il caso ETS a livello europeo. Il 17 luglio la Commissione europea ha pubblicato la tanto attesa riforma sul sistema Ets, l’Emission Trading System, una delle principali misure politiche messe in campo dell’UE per contrastare il cambiamento climatico, allo scopo di indurre le industrie a decarbonizzare per non pagare un prezzo troppo alto per le emissioni di CO₂  prodotte.

L’ETS obbliga le centrali elettriche, le industrie, le compagnie di navigazione e le compagnie aeree ad acquistare quote di emissione quando emettono CO₂, fornendo quindi un incentivo a inquinare il meno possibile. Inoltre, per quei settori a rischio di delocalizzazione o particolarmente difficili da decarbonizzare, come acciaio, cemento e chimica, sono previste delle quote gratuite – permessi a inquinare – per facilitare il processo di decarbonizzazione.

Per il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, la revisione introduce cambiamenti significativi con l’obiettivo di allinearsi agli obiettivi climatici a lungo termine, garantendo al contempo la competitività industriale e lasciando più flessibilità alle imprese. Uno dei nodi centrali della riforma, infatti, consiste nel mantenere in piedi più a lungo il sistema delle quote gratuite, che altrimenti sarebbe stato gradualmente eliminato entro il 2039.

Secondo Hoekstra “il sistema ETS rivisto è progettato per essere coerente con un obiettivo netto di riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040”, ma, specifica “per raggiungere questo traguardo, la traiettoria del tetto massimo delle emissioni (cap) sarà gestita in modo più graduale rispetto ad oggi”. Eppure per molti esperti di ETS la riforma si traduce in una gentile concessione al mondo industriale.

Dopo la presentazione ufficiale del 17 luglio 2026, l’obiettivo di Commissione, Parlamento e Consiglio è raggiungere un accordo definitivo entro il primo trimestre del 2027.

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Le novità del nuovo mercato ETS

Gli elementi di novità del “nuovo” mercato ETS sono tanti. A partire dal fattore di Riduzione Lineare (LRF): è il meccanismo con cui si determina con quale velocità si riduce ogni anno il numero massimo di emissioni consentite nell’ambito dell’ETS. Il tetto delle emissioni sarà ridotto annualmente del 3,7% tra il 2031 e il 2035, e dell’1,7% a partire dal 2036, consentendo “un andamento del tetto massimo più gestibile e graduale”. Ad oggi il fattore lineare è del 4,3% con l’obiettivo di azzerare il tetto intorno al 2039, mentre la nuova riduzione del 1,7% dal 2036 sposta la fine del sistema molto più avanti. In questo modo, il tetto massimo del sistema ETS non raggiungerà lo zero prima del 2048. Per la Commissione l’obiettivo è duplice: da un lato il sistema ETS continuerà a generare ricavi che dovranno essere reinvestiti nella decarbonizzazione industriale e dall’altro il prezzo del carbonio rimane stabile per incentivare gli investimenti, evitando la volatilità estrema che deriverebbe da una scarsità di quote troppo improvvisa.

emissioni

Questa flessibilità costerà al sistema 1,4 gigatonnellate di CO₂ in più secondo l’Öko-Institut, centro di ricerca tedesco sul clima, paragonabili alle emissioni annuali complessive di Germania, Francia e Italia. In termini pratici, ciò significa che il tetto massimo non verrà ridotto di 80 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno ma di 35 milioni.

Per compensare l’aumento di emissioni vengono introdotti nuovi strumenti di riduzione:

  • la possibilità di usare crediti internazionali: tra il 2036 e il 2040, potranno essere introdotti fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità. Questo meccanismo consentirebbe alle industrie di continuare a inquinare sul suolo europeo, appaltando a progetti esteri la riduzione delle emissioni. A tal proposito, la Commissione sta discutendo l’introduzione entro fine anno di un regolamento specifico sugli standard per garantire che questi crediti abbiano un valore ambientale ed economico solido e uniforme in tutta Europa;
  • rimozioni di carbonio: è prevista l’integrazione di 250 milioni di tonnellate di rimozioni permanenti di carbonio domestiche per stimolare il relativo mercato, tradotte in più investimenti in progetti di CCS, tecnologia la cui efficienza è stata più volte messa in discussione.

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Più quote gratuite e flessibilità sui benchmark

Forte opposizione da parte delle associazioni ambientaliste anche sulle quote gratuite (free allocation), che vengono estese con alcune condizionalità per le aziende. A titolo di promemoria, oggi la ripartizione è la seguente: il 57% di tutte le quote viene messo all’asta, mentre il 43% viene assegnato gratuitamente all’industria per proteggerla dalla delocalizzazione (carbon leakage).

Per le quote gratuite il nuovo sistema quindi prevede:

  • 80% delle quote, rilasciate gratuitamente solo dopo la pubblicazione di piani aziendali per investimenti nella decarbonizzazione, approvati dal consiglio di amministrazione;
  • 20% delle quote, rilasciate solo dopo l’effettiva implementazione degli investimenti e la pubblicazione dei risultati in termini di riduzione delle emissioni;
  • esenzioni: i “best performers” (il migliori 10%), i progetti del Fondo per l’Innovazione e le installazioni a basse o zero emissioni, sono esentati da queste condizionalità;
  • clawback clause: è stata introdotta una clausola di “recupero”: se un’azienda lascia l’Europa, dovrà restituire le quote gratuite ricevute

Nei mesi che hanno preceduto la riforma, le industrie si sono mostrate particolarmente preoccupate per la definizione dei nuovi benchmark, e cioè quei parametri di riferimento utilizzati nel sistema ETS per determinare la quantità di quote gratuite che le industrie possono ricevere. La Commissione ha quindi introdotto ora le emissioni indirette derivanti dall’uso di elettricità per 14 prodotti in settori come chimica e raffinazione, premiando chi abbandona i combustibili fossili per l’energia elettrica con un finanziamento aggiuntivo per l’industria di circa 4 miliardi di euro. Per evitare tagli drastici, la Commissione ha proposto anche un aggiornamento meno severi per i benchmark relativi a calore e combustibili, una misura che aggiunge circa 6 miliardi di euro di flessibilità finanziaria. In totale quindi, la modifica genererà 10 miliardi per l’industria, di cui solo 4 legati a processi di elettrificazione. Il tasso massimo di aggiornamento dei benchmark viene abbassato dal 2,5% al 2% annuo, rendendo la riduzione del sostegno più graduale.

La durata delle quote gratuite varierà a seconda del settore, ma il sistema complessivo è progettato per accompagnare l’industria verso la neutralità climatica con tempistiche diverse:

Per i settori Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), come acciaio, cemento e fertilizzanti, l’assegnazione gratuita terminerà definitivamente nel 2038. Le quote saranno quindi disponibili fino al 2037, arrivando a zero nell’anno successivo.

I settori soggetti al CBAM hanno una scadenza specifica per le quote gratuite perché il sistema sta transitando verso un nuovo modello di protezione che sostituisce gradualmente l’assegnazione gratuita con la “tassa” alla frontiera che verrà utilizzata a sua volta come protezione contro la delocalizzazione. Per questi settori è stato introdotto uno sconto del 15% sulla velocità di riduzione delle quote gratuite. “Ad esempio, se la normativa generale prevedesse una riduzione del 10%, per un settore CBAM questa verrebbe corretta all’8,5%, lasciando all’azienda un numero leggermente maggiore di permessi gratuiti per un periodo più lungo”, spiega la Commissione.

Nei settori non disciplinati dal CBAM non viene indicata una data di scadenza uguale per tutti, ma le quote gratuite rimarranno una parte significativa del sistema per tutto il prossimo decennio, almeno fino al 2040. Tuttavia, poiché il tetto massimo delle emissioni viene ridotto progressivamente, si stima che la disponibilità totale di quote (sia all’asta che gratuite) si azzererà tra il 2044 e il 2048, a seconda dello scenario economico considerato, specifica la Commissione.

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