Il riciclo dei rifiuti in Lombardia passa dalle sinergie tra pubblico e privato

Il riciclo dei rifiuti in Lombardia passa dalle sinergie tra pubblico e privato

Il 25 novembre 2022 si è tenuto a Milano il convegno “La materia circolare: risultati e prospettive del recupero in Lombardia” organizzato dalla VI Commissione Ambiente e protezione civile del Consiglio regionale

“La materia circolare: risultati e prospettive del recupero in Lombardia”. Questo il titolo che, il 25 novembre 2022, ha animato il convegno organizzato a Milano dalla VI Commissione Ambiente e protezione civile del Consiglio regionale della Lombardia per “Analizzare il contesto produttivo del settore del riciclo, comprendere gli strumenti e le azioni già in atto per incentivare l’utilizzo della materia prima secondaria e esaminare le prospettive future e gli interventi che politica e imprese devono introdurre per consentire la conclusione del processo di trasformazione green dell’economia e della società”.

“Bisogna considerare il rifiuto come risorsa”
L’incontro è stato aperto da Riccardo Pase, Presidente VI Commissione Ambiente e protezione civile, che ha evidenziato come sia sempre più necessario “Considerare il rifiuto come risorsa perché, se gestito in maniera corretta, questo può diventare un’opportunità di crescita. Bisogna fare capire ai cittadini concetti importanti come il fatto che dai rifiuti si producono risorse come il biogas. In Lombardia lo facciamo bene, ma bisogna lavorare in modo pragmatico e creare e sinergia fra le istituzioni e la società civile”. Per Carlo Borghetti, Vice Presidente del Consiglio regionale della Lombardia: “L’economia circolare è un valore, ma anche una necessità. Dobbiamo ricordarci di applicarla puntando a garantire non solo sostenibilità economica e ambientale, ma anche sociale, visto la progressiva riconversione produttiva di molti settori industriali come quello dell’automotive soggetto a riqualificazione lavorativa”.

Migliorare la raccolta e creare un mercato delle MPS
Nel suo intervento, Fabrizio Piccarolo, Direttore di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, ha introdotto i risultati del ciclo di audizioni degli stakeholder lombardi operanti nel settore del recupero di materia, sostenendo che “Abbiamo cercato di dare organicità alle informazioni degli addetti al settore per cercare di delineare linee di policy per migliorare le politiche e gli interventi in materia di riciclo”. Le conclusioni delle audizioni sono state raccontate da Elisa De Marchi del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, che ha evidenziato le necessità messe in risalto dal settore: “Sono esigenze multiple – ha detto la ricercatrice – che vanno dal miglioramento della quantità e della qualità della raccolta differenziata fino alla creazione di un mercato delle Materie Prime Seconde”. La studiosa ha poi messo in evidenza le policy auspicate dal settore e volte a consolidare la collaborazione fra enti consortili e Pubbliche amministrazioni; sensibilizzare il cittadino sull’importanza della raccolta differenziata; e favorire un avanzamento tecnologico che consenta di minimizzare gli sprechi e favorire il riciclo di materia.

“L’economia circolare in Lombardia è già una realtà”
La tavola rotonda della giornata è stata aperta dall’intervento di Dario Fossati, Direttore Generale Ambiente e Clima di Regione Lombardia, per il quale: “L’economia circolare in Lombardia è già una realtà, lo dimostrano i numeri e il lavoro delle varie filiere. Sulla raccolta differenziata ci sono comuni che arrivano a superare l’80% e noi ci siamo posti come futuro obiettivo l’83% su base regionale”. Sergio Padovani, Direttore del Settore attività produttive di ARPA Lombardia, ha ripercorso le attività dell’agenzia ricordando quella della “Formazione per gli enti locali su temi che vanno dalla gestione dei rifiuti alle bonifiche del territorio. Portiamo la nostra esperienza e ci confrontiamo con gli amministratori sulle best practices”. Per Luca Piatto Responsabile Area Rapporti con il Territori di Conai, “In Italia si raccoglie tanto, ma si deve migliorare la qualità della raccolta differenziata perché senza qualità le materie non possono essere mandate a riciclo”.

Longoni, CDC RAEE: “Chi lavora sui RAEE lavora sulla storia”
Un grande focus sul tema dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche è quello fatto dal Direttore Generale del CDC RAEE, Fabrizio Longoni: “Chi lavora sui RAEE lavora sulla storia perché raccoglie apparecchi prodotti anche vent’anni fa. I controlli sulla filiera devono essere stringenti, bisogna proteggere la competizione di mercato dai flussi paralleli che agiscono fuori dalla legge. Dobbiamo costruire nuovi impianti, ma per farlo servono maggiori volumi di rifiuti che giustifichino la creazione di strutture per il recupero della materia ai fini della produzione”. Per Roberto Sarcinelli, Presidente di Montello S.p.A. “La necessità è quella di legiferare perché le Materie Prime Seconde trovino sbocchi sul mercato. Il vero problema oggi è che non c’è assorbimento del prodotto riciclato perché manca uno stimolo al riutilizzo. Dobbiamo chiudere il cerchio abbassando i costi energetici che arrivano a toccare fino al 30% del fatturato causando enormi difficoltà alle aziende”.

Assoambiente: “Quello del riciclo è un settore strategico dell’industria italiana”

Assoambiente: “Quello del riciclo è un settore strategico dell’industria italiana”

Giovedì 24 novembre 2022 è stato presentato a Roma il Rapporto “L’Italia che ricicla 2022”. Chicco Testa: “Non siamo più smaltitori, ma attività industriali che, a pieno titolo, fanno parte di quel grande disegno di economia circolare che può migliorare la situazione in Italia e in Europa”.

Giovedì 24 novembre, Assoambiente e REF ricerche hanno presentato, nel corso di uno speciale evento organizzato a Roma, il Rapporto “L’Italia che ricicla 2022”. Si tratta, ha detto introducendo i lavori, la moderatrice Monica D’Ambrosio, di Ricicla TV di “Una fotografia che elabora dati, numeri e trend delle filiere del riciclo” e che quest’anno, ha aggiunto D’Ambrosio, “Si presenta in una veste nuova. L’indagine analizza le varie industrie del riciclo non più in maniera verticale, ma in orizzontale, nella loro interezza, come se fossero un unico comparto”. Tra i sostenitori dell’iniziativa anche Erion.

Il riciclo come settore strategico del Paese
Paolo Barberi, Presidente Sezione UNICIRCULAR di Assoambiente, ha aperto la serie degli interventi sostenendo che: “Quest’anno abbiamo voluto presentarci come reale comparto industriale, indipendentemente dalle singole filiere, dai singoli settori e dai singoli materiali/rifiuti che andiamo a trattare. In un momento come questo, di crisi energetica e di approvvigionamento di materie, possiamo costituire una vera e propria industria che può fornire nuova materia e nuova energia alle nostre aziende. Siamo l’anello indispensabile per permettere all’Italia di rendersi almeno in parte indipendente rispetto alle risorse che non sono immediatamente reperibili”. Laura D’Aprile, Capo Dipartimento DiSS al MASE, ha ripercorso i progressi italiani in materia di riciclo: “Negli ultimi diciotto mesi, grazie al PNRR – ha detto D’Aprile – sono stati messi in campo una serie di strumenti di accompagnamento, in termini di riforme strutturali e finanziamenti. Molti degli strumenti che vengono rappresentati all’interno del rapporto – i Cam, la regolamentazione end of waste, l’incentivazione per l’utilizzo di materiali riciclati – sono già presenti all’interno della strategia per l’economia circolare del relativo cronoprogramma di attuazione”. D’Aprile ha poi evidenziato che: “I cittadini devono capire che la corretta gestione del ciclo dei rifiuti, conviene. Questo è un messaggio che dev’essere sempre supportato da dati e informazioni corrette”.

I punti chiave dello Studio di Assoambiente
Nel suo intervento, Rosario Barone, del Centro di Studi Economici e Internazionali dell’Università di Roma Tor Vergata, ha spiegato che l’obiettivo dello Studio è stato quello di misurare la presenza sul mercato di Assoambiente nel 2021 partendo dal fatturato delle aziende associate operanti nei settori della raccolta dei rifiuti, trattamento e smaltimento dei rifiuti, recupero di materiali e altre attività di risanamento e di gestione dei rifiuti. “La quota di mercato per Assoambiente è del 23,77% e il fatturato stimato è di 12,6 miliardi di euro”, ha detto Barone raccontando il metodo di ricerca e specificando che lo Studio è ancora in corso. Il Rapporto è stato poi esposto da Donato Berardi, Laboratorio REF, che ha iniziato il suo intervento sostenendo: “Abbiamo guardato al riciclo come un’industria che ha tutti gli ingredienti per mettere a fattor comune l’ambizione che è quella di arrivare alla transizione ecologica ed energetica, e riportare in Italia una capacità di guardare ai prossimi anni con una serenità maggiore”. Berardi ha ripercorso i punti di forza del riciclo italiano e le azioni che possano consentire alle 6.500 imprese attive in questo settore di fare un salto di qualità nel costruire Pil, occupazione e tutela dell’ambiente. Tra i focus toccati dall’economista, c’è stato quello dei rifiuti esportati all’estero per il recupero di materia e che “rappresentano un’opportunità mancata di recupero in Italia, considerando che tali rifiuti ammontano a 2,5 milioni di tonnellate tra pericolosi, non pericolosi e urbani”. Lo studio ha inoltre evidenziato come in Italia i tempi medi delle autorizzazioni di realizzazione di un impianto di trattamento e smaltimento siano di 4,7 anni. “C’è poi da considerare – ha chiosato l’esperto – l’aspetto dell’aumento dei costi energetici per gli impianti del riciclo: tra il 2020 e il 2022 tali costi sono aumentati del 17% passando da 2,6 miliardi a 3 miliardi di euro, minacciando la continuità del riciclo stesso. Dobbiamo guardare al futuro migliorando la strumentazione economica di mercato e gli incentivi a favore del riciclo”.

Chicco Testa: “Siamo un pezzo della filiera industriale del Paese”.
In collegamento video, l’onorevole Mauro Rotelli, Presidente VII Commissione Ambiente Camera, ha ricordato come “Questo Rapporto è fondamentale ed è opportuno proporlo ai lavori della Commissione per andare in una dimensione di certezza allo sviluppo delle caratteristiche autorizzative che sono fondamentali per le aziende che voi rappresentate e per l’intero sistema Paese”. Ha chiuso i lavori della giornata Chicco Testa, Presidente Assoambiente: “In questi anni di lavoro siamo riusciti a rovesciare una tendenza e dare la percezione che il settore dei rifiuti, da settore negletto, sia diventato strategico nell’economia italiana. Noi non parliamo di rifiuti, ma di risorse che devono rientrare nel ciclo produttivo. L’alone di impopolarità che circonda la parola rifiuti è ancora forte e pieno di contraddizioni. Dobbiamo restare concentrati nel far capire ai decisori che il nostro mondo è un pezzo della filiera industriale del Paese: non siamo più smaltitori, ma attività industriali che, a pieno titolo, fanno parte di quel grande disegno di economia circolare che può migliorare la situazione in Italia e in Europa”.

Mattia Pellegrini

Regolamento batterie, a dicembre l’accordo politico e da aprile obbligatorio in tutti gli Stati

Regolamento batterie, a dicembre l’accordo politico e da aprile obbligatorio in tutti gli Stati

Lo annuncia a Ecomondo il funzionario Ue Mattia Pellegrini durante la presentazione della ricerca di Erion sul Regolamento batterie. L’autore dello studio, Federico Magalini: “Fare presto, l’Italia ha poco tempo per aumentare i tassi di raccolta”. La panoramica di un intervento normativo centrale per i prossimi decenni

Il nuovo Regolamento batterie elaborato dalla Commissione europea è in fase d’arrivo. Il prossimo 9 dicembre è previsto, infatti, l’ultimo trilogo, il negoziato in cui si troverà l’accordo politico definitivo tra i rappresentanti degli Stati membri e le istituzioni di Bruxelles. Serviranno poi alcune settimane per gli interventi di rifinitura ma, ha assicurato la prossima presidenze di turno del Consiglio dell’Unione europea (La Svezia), entro marzo il testo definitivo sarà pronto e immediatamente applicativo per tutti gli Stati membri.

A dare la precisa tabella di marcia è Mattia Pellegrini, capo unità della Direzione generale Ambiente alla Commissione europea, intervenuto pochi giorni fa in un evento organizzato a Ecomondo 2022 per presentare la ricerca “Il regolamento Europeo sulle batterie e le sfide per la catena del valore” realizzata per Erion Energy – il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei rifiuti di pile e accumulatori.

Insieme al collega Stefano Soro, capo unità della Direzione della Commissione europea per il Mercato interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le Pmi, i due funzionari dell’Unione europea hanno fatto il quadro generale del contesto in cui viene introdotto il nuovo Regolamento, riassumendo le principali disposizioni e innovazioni per tutta la filiera delle batterie.

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Il primo pilastro del Regolamento: produzione sostenibile e Digital Battery Passport

Il primo effetto del Regolamento sarà la nascita di un mercato europeo delle batterie sostenibili, visto che quelle acquistate dall’Asia difficilmente risponderanno agli stringenti requisiti individuati da Bruxelles. Alla base del lavoro legislativo, un dato di fatto ben riassunto dallo studio di Erion: la domanda globale di batterie è destinata ad aumentare annualmente di circa il 25% fino al 2030 e l’Unione europea dovrebbe occupare una quota crescente del mercato globale, passando dal 17% al 26% entro il 2030.

Numeri, ha spiegato Mattia Pellegrini, che “faranno dell’Europa il secondo principale produttore di batterie al mondo dopo la Cina e il principale utilizzatore”. Il Regolamento stabilisce quindi con attenzione quali siano le condizioni per immettere una batteria sul mercato in modo che non sia inquinante. Tutte le informazioni legate alla batteria (ad esempio materie con cui è realizzato, durata prevista, rispetto negli standard di produzione) saranno contenute nel Digital Battery Passport, un registro con la funzione di anagrafe delle batterie. “Il passaporto è la pietra angolare del sistema e sarà l’apripista per un nuovo modo di fare legislazione sui prodotti basato sul sistema dell’ecodesign in fase di progettazione e l’etichettatura energetica, tenendo conto dell’intero ciclo di vita”, ha sottolineato Stefano Soro.

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di Tiziano Rugi

 

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Batterie litio

Batterie agli ioni di litio: due nuovi processi di riciclo tutti italiani

Batterie agli ioni di litio: due nuovi processi di riciclo tutti italiani

L’elettrificazione della mobilità e la transizione energetica hanno messo in luce l’esigenza di un sistema circolare per le batterie. Ecco alcuni dei processi, in atto o in fase di ricerca, di riciclo delle batterie al litio emersi nel corso della conferenza organizzata dal CNR sul tema

Il mercato delle batterie agli ioni di litio è in forte crescita. Sia per la transizione energetica (accumulo) sia per l’elettrificazione della mobilità, rappresentano la tecnologia per ora più affidabile. Gli impatti ambientali derivanti dall’estrazione di materie prime critiche come il litio, cobalto e altri metalli, necessitano investimenti in impianti di riciclo, ancora tecnologicamente limitati.

“La Cina detiene il 90% di queste materie prime critiche, e le restanti sono controllate da Paesi geopoliticamente instabili – ha detto Maurizio Acciarri, professore del dipartimento di Scienze Naturali dell’Università Biccoca, durante la conferenza organizzata dal CNR sul riciclo delle batterie – Per coprire il fabbisogno europeo non può fare a meno dell’economia circolare”. Esistono diverse aziende in giro per il mondo che riciclano batterie agli ioni di litio post-consumo, in Italia non ne esiste neanche una.

Tecnologie di riciclo sempre in evoluzione 

La principale caratteristica dei dispositivi di accumulo energetico è che sono in grado di trasformare energia chimica in energia elettrica. “All’anodo troviamo grafite e materiali carboniosi, mentre al catodo litio e cobalto – spiega Chiara Ferrara, ricercatrice dell’Università Milano-Bicocca –. Ma con il tempo sono stati proposti sistemi alternativi, per esempio con l’aggiunta di nichel e manganese. La composizione delle batterie cambia a seconda della performance e l’applicazione a cui è destinata”.

Ferrara spiega che a livello di sviluppo tecnologico si parla spesso di generazioni, che si basano su materiali presenti nell’anodo e catodo. “Ora ci troviamo alla generazione 3 e per il prossimo futuro sono previsti sviluppiCi sono studi su batterie agli ioni di sodio ma non è credibile che possono prendersi una fetta di mercato prossimamente, intanto il mercato di quelle agli ioni di lito sta esplodendo”.

L’imprevedibilità delle tecnologie è un fattore da considerare anche per Maurizio Masi del Politecnico di Milano: “Ogni 5 anni ci sono nuove evoluzioni in questo campo, penso che diventeranno tante le soluzioni sostenibili valide. Anche se non abbiamo tecnologie consolidate, in Europa ci vuole un solido sistema di riciclo che metta insieme produttori, riciclatori e consumatori”.

Oltre a parlare di riciclo, è importante sottolineare anche cosa avviene prima. Violazione dei diritti umani, sfruttamento dei lavoratori e delle risorse naturali sono all’ordine del giorno in supply chain poco trasparenti come quella del cobalto. “Attualmente il 75% del cobalto viene estratto in Congo dove il cosiddetto artisanal mining coinvolge per il 40% bambini con un’età media di 8 anni – sottolinea Ferrara – e le concessioni di estrazione sono tutte in mano ad aziende cinesi e coreane. Attraverso sistemi di due diligence e di tracciabilità mediante tecnologie di blockchain, le cose possono migliorare”.

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di Simone Fant

 

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Le sfide e le opportunità del nuovo Regolamento europeo sulle batterie

Le sfide e le opportunità del nuovo Regolamento europeo sulle batterie

Il 9 novembre 2022 Erion Energy ha presentato a Ecomondo uno Studio sulle novità che verranno introdotte dal nuovo Regolamento che disciplinerà per la prima volta l’intero ciclo di vita delle batterie. Sul palco i partner del progetto di sensibilizzazione “Energia al Cubo”

“Oggi scopriremo quelle che sono le principali novità che toccheranno la filiera delle pile e accumulatori con una Ricerca sul nuovo Regolamento europeo. Vi racconteremo il progetto “Energia al Cubo e ospiteremo una tavola rotonda a cui parteciperanno i principali attori del sistema”. È iniziato con queste parole di Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy, l’evento Batterie, il Regolamento Europeo e le sfide per l’intera filiera, organizzato il 9 novembre 2022 nella cornice di Ecomondo dal nostro Consorzio per la gestione dei Rifiuti di Pile e Accumulatori.

Lo studio sul nuovo Regolamento europeo sulle batterie
I lavori della giornata, moderati da Raffaele Lupoli, Direttore editoriale di EconomiaCircolare.com, sono stati aperti dai saluti di Silvia Grandi, Direttore generale economia circolare del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica: “Il tema di oggi è molto importante, come ministero stiamo seguendo molto da vicino tutte le novità sulla filiera delle batterie”. Una filiera che sarà coinvolta nell’applicazione della nuova normativa al centro dello studio “Il Regolamento Europeo e le sfide per la catena del valore” realizzato, e presentato nel corso dell’incontro, da Federico Magalini, Director Sustainability Services UK & Italy dss+. “C’e da correre – ha esordito Magalini – perché nel mondo delle batterie la domanda di energia è destinata a crescere con un passo importante”. Il ricercatore ha poi elencato le novità che saranno introdotte dal nuovo Regolamento che, per la prima volta, contempleranno l’intero ciclo di vita delle batterie: dalla fase dall’eco-progettazione alla produzione, dal ricondizionamento all’approvvigionamento dei materiali di produzione. Saranno inoltre disciplinate nuove categorie di batterie – come quelle dei mezzi elettrici – e innalzati i tassi di riciclo per le pile portatili e per i veicoli leggeri della e-mobility. Tra le novità principali ricordate da Magalini ci sarà anche l’obbligo di calcolare l’impronta di carbonio per la produzione di nuove batterie, il rispetto dei requisiti sulla durabilità delle celle, l’introduzione nuovi criteri per la marcatura tramite QR code e l’istituzione del Digital Product Passport “che permetterà – ha detto l’esperto – di accedere in qualunque momento alle informazioni su ogni batteria immessa sul mercato”.

Un’opportunità per raccogliere materie prime critiche
Mattia Pellegrini, Capo unità della Direzione Generale Ambiente alla Commissione Europea, ha spiegato la genesi del Regolamento. “La vecchia Direttiva del 2006 aveva due limitazioni: la prima era quella di trattare solo il fine vita del prodotto; la seconda era quella di considerare solo le batterie portatili. Oggi i flussi più importanti sono quelli delle batterie per le auto elettriche e quelle industriali. C’è un’opportunità enorme di catturare le materie prime critiche come il cobalto, la grafite, il nichel e il litio contenute nei rifiuti di questi prodotti. Per questo motivo abbiamo pensato allo strumento del Recicled Content, cioè l’obbligo di un contenuto riciclato per le batterie prodotte dal 2030. L’Europa sarà uno dei mercati più importanti sia nella produzione che nell’utilizzo; quindi, è normale che si aggiorni il framework legislativo”. Uno dei temi affrontati da Stefano Soro, Capo unità Green and Circular Economy presso la Commissione Europea è stato quello del Digital Product Passport: “È una dimostrazione del fatto che la proposta di Regolamento sulle batterie è un apripista per un nuovo modo di fare legislazione sui prodotti basato su un sistema di successo, tutto europeo, che è quello dell’ecodesign. Passiamo da un approccio incentrato sulla fase d’uso a un approccio sull’intero ciclo di vita: dalla concezione del prodotto, al mix energetico della produzione al fine vita. Il passaporto digitale è la pietra angolare di questo sistema”.

Il progetto “Energia al Cubo”: le iniziative delle città coinvolte
Sensibilizzare i cittadini al corretto conferimento delle pile a fine vita e aumentarne la raccolta, è l’obiettivo del progetto “Energia al Cubo” promosso da Erion Energy su diversi territori nazionali. Il focus sull’iniziativa spiegato dal Project Manager di Erion, Filippo Stringa: “Ci siamo resi conto che il rifiuto di pile è tanto piccolo da finire nell’indifferenziata o da rimanere nelle case degli italiani. Per correggere questa pratica, abbiamo lanciato sei progetti pilota, con la distribuzione delle scatoline per la raccolta domestica delle pile usate e un piano d’informazione verso i cittadini”. Nicola Ciolini, di Alia Servizi Ambientali S.p.A. (uno dei sei partner del progetto) ha raccontato: “A Firenze abbiamo distribuito trentamila scatoline e realizzato 14 nuovi punti di raccolta nelle scuole, affiancando un’attività di informazione dedicata ai ragazzi. Ci aspettiamo di allargare il progetto a tutto il territorio gestito da Alia per un bacino di utenza di 1 milione e 700mila persone”. Antonino Di Palma, Terra delle Sirene S.p.A. ha spiegato come “A Massa Lubrense abbiamo distribuito diecimila scatoline e rafforzato i punti di raccolta sul territorio. A questo abbiamo associato una campagna di comunicazione e una gara di raccolta nelle scuole”. Cinzia Turchetti, del Gruppo Hera ha raccontato che l’avvio “Del progetto pilota nella provincia di Rimini si è svolto con due iniziative: ad agosto nel comune di Misano Adriatico con la distribuzione di 7.200 scatoline; la seconda con un concorso che fino al prossimo 15 dicembre coinvolgerà numerosi cittadini”. Infine, Daniela Sangalli, dell’Impresa Sangalli Giancarlo & C.: “Nei comuni di Varese e Sesto San Giovanni abbiamo distribuito 16.500 scatoline, posizionato 285 colonnine di raccolta e 90 contenitori stradali zincati”.

Le voci di istituzioni, imprese e associazioni
Rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese e delle Associazioni, sono stati i protagonisti della tavola rotonda finale che ha ospitato un focus sui cambiamenti previsti nei vari settori dal nuovo Regolamento. Per Riccardo Viselli di Utilitalia “Questo Regolamento affronta l’economia circolare come dovrebbe essere affrontata, perché c’è stato spesso l’equivoco che l’economia circolare dovesse riguardare solo la gestione dei rifiuti, in realtà sappiamo che quando un oggetto diventa un rifiuto se non è facile smontarlo e riciclarlo non si possono fare miracoli”. Amanda Rosato del MISE, ha chiarito che “In questa fase di negoziazione stiamo cercando di far sì che tutte le previsioni siano ragionevoli nelle tempistiche e nelle modalità, senza fissare obiettivi stellari che impediscano di raggiungere il risultato”. Federico Vitali di FAAM ha aggiunto: “Per quanto ci riguarda come impresa ben venga il Regolamento al posto del decreto perché riteniamo che un’uniformità a livello europeo sia fondamentale. Noi in Italia siamo un po’ più attenti rispetto ad altri Paesi e per le nostre imprese non è possibile competere se non ci sono regole uguali per tutti”. Infine, Claudia Chiozzotto di Altroconsumo ha ricordato: “Il Regolamento introduce il passaporto digitale che è un passaggio che riteniamo utile per la vera spinta alla circolarità del settore: nel momento in cui la filiera si passa le informazioni abbiamo più uno strumento per dare impulso alla circolarità di questi rifiuti”.

“La transizione ecologica è considerata necessaria dall’83% delle imprese italiane”

“La transizione ecologica è considerata necessaria dall’83% delle imprese italiane”

Lo ha sostenuto Edo Ronchi presentando a Ecomondo la Relazione sullo stato della Green Economy 2022. “Il 19% delle nostre aziende, prevalentemente quelle piccole del Sud, si è dichiarato in ritardo sul processo”

“Le nuove sfide della transizione ecologica per le imprese italiane. Tra gli alti costi dell’energia, delle materie prime e della crisi climatica”. Il tema dell’undicesima edizione degli Stati Generali della Green Economy, organizzati a Ecomondo l’8 e il 9 novembre 2022, richiama l’attenzione sul particolare momento che sta vivendo l’economia italiana. Segnata, precisa il Consiglio Nazionale della Green Economy, “da notevoli difficoltà, con una forte ripresa dell’inflazione, con le avvisaglie di una nuova recessione, con prezzi ancora troppo alti del gas e dell’elettricità, in uno scenario di timori e incertezze generate dalla guerra scatenata in Europa dalla Russia contro l’Ucraina”.

La transizione ecologica come volano dell’economia
L’evento si è aperto l’8 novembre 2022 con la sessione plenaria moderata dalla giornalista de Il Sole 24 Ore, Celestina Dominelli. Primo ospite di giornata è stato Lorenzo Cagnoni, Presidente di Italian Exhibition Group: “La gran parte delle imprese intervistate per il Rapporto che verrà presentato oggi ritiene la transizione ecologica una necessità e attribuisce al Sistema Paese Italia un ruolo guida in questo processo di transizione, perché chi compie questa scelta si troverà nel gruppo avanzato delle economie mondiali”. Irene Priolo, Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna ha poi evidenziato come “L’integrazione fra i temi ambientali è fondamentale e non possiamo pensare che l’energia metta da parte il tema del contrasto ai cambiamenti climatici, perché altrimenti avremo problemi da gestire sui cambiamenti climatici che saranno nettamente superiori, dal punto di vista dell’impatto dei costi, a quelli legati alla transizione ecologica”. Nel suo video intervento Paolo Gentiloni, Commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha introdotto i lavori sostenendo: “Questo incontro si tiene in un momento in cui il tema dell’energia non è mai stato così centrale nel dibattito pubblico tra emergenza climatica, taglio delle forniture di gas dalla Russia, aumento dei prezzi e ricadute negative sull’economia. Alcuni ritengono che la transizione ecologica debba essere messa in secondo piano o perfino accantonata. Io penso che sarebbe un grave errore. Oggi la sicurezza energetica e il contrasto al caro energia passano dalla transizione ecologica, che prevede l’efficienza energetica e l’utilizzo di energie prodotte da fonti rinnovabili. Il futuro appartiene alle energie pulite e accelerare la loro diffusione è una delle nostre priorità”.

Edo Ronchi: “Sulla transizione ecologica è in ritardo il 19% delle imprese italiane”.
“Dopo la pandemia speravamo in una ripresa e invece è arrivata la guerra In questo contesto ci è sembrato opportuno sentire direttamente le imprese sulla transizione ecologica”, ha detto Edo Ronchi presentando la Relazione sullo stato della Green Economy 2022. Nel suo intervento, il rappresentante del Consiglio Nazionale, ha poi aggiunto che: “Abbiamo intervistato mille imprenditori italiani di diversi settori, dal manifatturiero alla comunicazione, e l’86% di loro ha dichiarato di avere un’attenzione elevata o buona sul tema della transizione ecologica, anche se solo un 35% degli intervistati ha dichiarato di avere un buon livello di conoscenza del tema”. Secondo il Rapporto le preoccupazioni principali delle nostre imprese riguardano i costi dell’energia (86%), le difficoltà di approvvigionamento e gli alti prezzi delle materie prime (72%) e le crisi sociali ed economiche nel mondo (60%). Ronchi ha poi ricordato che per “l’83% degli imprenditori la transizione ecologica rappresenta un cambiamento necessario per affrontare la crisi climatica e la scarsità di risorse naturali e poter puntare su un futuro prospero”. Un dato di particolare rilievo è stato quello sul posizionamento complessivo delle imprese italiane nel processo di transizione ecologica che, secondo la Ricerca, “vede in stato avanzato il 45% degli intervistati, con un 26% che ha dichiarato di essere appena partito, mentre il 19% (prevalentemente piccole aziende del Sud Italia) ha ammesso di essere in forte ritardo. Anche per Ronchi una delle misure essenziali per la transizione ecologica in Italia passa dallo sviluppo delle energie rinnovabili “che devono crescere in modo esponenziale entro il 2030. – ha detto l’ex ministro dell’Ambiente –  Per farlo bisogna contrastare con più decisione l’ignoranza e i pregiudizi sui vantaggi economico-ambientali e sulle possibilità tecniche delle rinnovabili”.

La versione degli esponenti politici
All’intervento di Ronchi hanno fatto seguito quelli dei rappresentanti della politica, a partire da Simona Bonafè, Deputata del Partito democratico: “Ha colpito anche me – ha detto la parlamentare – il dato delle piccole e piccolissime imprese che fanno fatica ad agganciare la transizione ecologica. Mentre in Europa è caratterizzata da medie e grandi imprese, la particolarità della piccola impresa è prevalentemente italiana. L’Italia, pur con questa caratterizzazione, rimane al top dal punto di vista del riciclo e degli altri parametri usati per classificare un paese come davvero circolare”. Nel suo intervento Maria Alessandra Gallone, Forza Italia, ha dichiarato: “Noi italiani siamo un popolo di trasformatori con capacità enormi che ci permettono di trasformare le materie prime dei rifiuti e impiegarle in nuovi cicli produttivi. Per andare ancora più avanti ci vuole l’innovazione tecnologica che fanno le imprese, ma con le istituzioni che devono essere al loro fianco”. Infine, Gianni Pietro Girotto, esponente del Movimento 5 Stelle, ha ribadito la necessità di puntare sulle comunità energetiche. “Su questo tema siamo indietro come conoscenza e non possiamo permetterci di ignorarlo perché a prevedere la creazione di comunità energetiche  è una direttiva europea che la legge italiana deve rispettare e non stravolgere”.

Ricarica auto elettriche, Motus-E: “Facile.it ed altri studi presentano una visione fuorviante per famiglie e imprese”

Ricarica auto elettriche, Motus-E: “Facile.it ed altri studi presentano una visione fuorviante per famiglie e imprese”

Lo scrive in un comunicato stampa la associazione nazionale costituita per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica

“La ricerca pubblicata da Facile.it, così come altri studi sui costi di ricarica, pubblicati in queste ore, rappresentano solo una visione parziale della realtà”. È quanto scrive in un comunicato stampa Motus-E, la prima associazione in Italia costituita per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica.

“È per questo che riteniamo – si legge nella nota – che i risultati siano fuorvianti per i consumatori e le imprese. Lo afferma Motus-E, l’associazione che raccoglie gli stakeholders della mobilità elettrica, commentando la ricerca “Auto elettriche: +161% per una ricarica”.

“Il costo dell’elettricità su cui si basano i calcoli di Facile.it (che prendiamo ad esempio) – scrive ancora Motus-e – fa riferimento esclusivamente all’energia elettrica acquistata da un cliente domestico con un prezzo volatile e non tiene in considerazione né coloro che hanno una tariffa bloccata, né coloro (che ormai superano il milione di autoproduttori) che, grazie ad un impianto fotovoltaico, azzerano o abbattono i costi dell’energia. Nell’indagine, inoltre, non si fa cenno nemmeno a chi usufruisce di una tariffa flat per la ricarica pubblica, ovvero di un piano, soggetto ad abbonamento, in cui a fronte di una spesa fissa viene offerto al cliente un pacchetto di ricarica (utilizzabile anche in roaming tra i principali operatori). Con gli abbonamenti flat, infatti, le tariffe restano comprese tra i 0,31 e i 0,35 €/kWh. Se ricalcoliamo con questi dati anche la casistica del segmento B dello studio di Facile.it, con il consumo di 6,3 km/kWh per percorrere 1.000 km, a 0,35 €/kWh, otteniamo solo 55 € di costi invece di 85 €, a fronte degli 83 € per la benzina e dei 71 € per il diesel”.

“Sottolineiamo anche – conclude il documento – che i prezzi dei carburanti tradizionali sono stati scelti in un periodo diverso (ultima settimana di Settembre ‘22: benzina 1,633 €/l diesel 1,738 €/l), rispetto al quale sono già saliti (media ultima settimana disponibile 17 Ottobre ‘22: benzina 1.698 €/l diesel 1.833 €/l) di un ulteriore +4 e +8%.
Ricordiamo inoltre che attualmente il valore dei prezzi dei carburanti tradizionali è ancora fortemente scontato (di circa il 47%), altrimenti oggi saremmo agli stessi prezzi di marzo (circa 2,16 €/l per il diesel) ed a giugno avremmo superato i 2,3 €/l, mentre l’energia elettrica ha avuto solo l’esonero degli oneri di sistema, pari a circa 0,04€/kWh, paragonabili ad un 6% dell’attuale prezzo dell’energia.
Dobbiamo rammentare che la maggior parte delle persone che utilizzano spesso le infrastrutture di ricarica pubbliche sono proprio quelle che sottoscrivono abbonamenti flat.
La crisi energetica e il relativo aumento dei prezzi delle materie prime continuano a destare la nostra preoccupazione: la situazione è insostenibile per tante famiglie e imprese, al di là di come si spostano, e per questo confidiamo che il Governo Italiano e tutti i Ministri Europei convergano su una soluzione di mitigazione e di disaccoppiamento dal prezzo del gas il prima possibile. Ugualmente dannoso, però, può rivelarsi la diffusione di confronti dati parziali e fuorvianti”.

Laura Castelli: “In Italia si raccolgono solamente due batterie ogni dieci vendute”

Laura Castelli: “In Italia si raccolgono solamente due batterie portatili ogni dieci vendute”

Lo ha dichiarato il Direttore Generale di Erion Energy nel corso del Circular Talk dal titolo “Batterie e circolarità: un futuro in comune”, organizzato da EconomiaCircolare.com il 18 ottobre 2022

“In Italia il sistema ufficiale raccoglie solamente due batterie portatili ogni dieci vendute. C’è bisogno di più informazione ai cittadini e di incrementare i punti di raccolta”. Lo ha detto Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy, nel corso del Circular Talk “Batterie e circolarità: un futuro in comune” organizzato il 18 ottobre 2022 dal magazine EconomiaCircolare.com.

L’incontro, tenutosi online, ha ospitato gli interventi di specialisti del settore che hanno affrontato diversi aspetti legati al tema delle batterie e del loro riciclo: l’ecodesign, la definizione del loro ciclo di vita, l’efficienza energetica, la sostenibilità, nonché il recupero delle materie critiche contenute nei RPA e la necessaria riduzione degli impatti ambientali legati alle varie fasi produttive.

“Informare i cittadini e aumentare i punti di raccolta”
Castelli ha aperto il suo intervento sostenendo che per avere un corretto fine vita delle batterie servono “due attori fondamentali: uno è la raccolta e l’altro è il trattamento”. “La raccolta delle batterie portatili – ha dichiarato il Direttore Generale di Erion Energy – è uno dei grossi scogli che abbiamo in Italia. Se guardiamo alle famose “stilo”, scopriamo che oggi nel nostro Paese se ne raccolgono due ogni dieci vendute. Questa proporzione dà l’idea della lontananza tra la raccolta che avviene tramite canali ufficiali – ovvero quella effettuata da Consorzi come Erion Energy che assicurano un corretto trattamento – e quella che è la portata reale dei flussi di rifiuti. Sono ancora molte le batterie a fine vita che finiscono nel sacco nero della raccolta indifferenziata o nei contenitori della raccolta differenziata non destinati alle batterie. Questo dato – ha ricordato Castelli – ci dice che la prima grande scommessa per noi della filiera è quella di far capire al cittadino dove andare a conferire correttamente il rifiuto. Dobbiamo offrir loro informazione e tutti gli altri strumenti per rendere semplice l’operazione. Abbiamo bisogno di incrementare i punti di raccolta disponibili sul territorio, sia per favorire il processo di conferimento, sia per intercettare i flussi. Più rifiuti intercettiamo, più materiali abbiamo da dare agli impianti di trattamento. La maggior parte dei rifiuti di batterie generati in Italia vengono esportati all’estero, e non perché in Italia non ci piaccia trattare le batterie, ma perché allo stato dei fatti abbiamo volumi di raccolta così bassi da non giustificare investimenti impiantistici su tecnologie complesse quali sono quelle per il trattamento”.

“Trattare i rifiuti in Italia per mantenere nei nostri confini materie preziose”
Sul trattamento, definito da Castelli il “secondo attore del fine vita”, il Direttore di Erion Energy ha precisato: “Oggi, per trattare i nostri rifiuti, ci appoggiamo ad impianti francesi, tedeschi, spagnoli. A noi piacerebbe riportare il trattamento in Italia per tenere all’interno dei nostri confini le risorse critiche che vengono riciclate e che sono così tanto preziose. Nelle ultime due settimane siamo stati contattati da cinque impianti di trattamento americani e canadesi che hanno espresso l’interesse per le nostre batterie a fine vita. La volontà di Erion Energy è quella di garantire il più possibile la lavorazione di questi rifiuti sul territorio italiano, il che apporterebbe vantaggi in termini economici, ambientali e di accesso alle risorse critiche. A noi piacerebbe riuscire a incrementare i flussi di raccolta e aiutare gli imprenditori italiani a investire in impianti di trattamento”.

Il nuovo Regolamento europeo e le sfide per i sistemi EPR
Castelli ha poi parlato delle sfide legate al nuovo Regolamento europeo sulle Batterie che “chiude il cerchio del nostro discorso: dopo la raccolta e il trattamento, bisogna considerare la gestione delle materie prime recuperate. Il Regolamento prevede che all’interno dei nuovi prodotti siano presenti percentuali minime di materie prime originate da un processo di trattamento, ovvero materie riciclate. Sarebbe utile che chi produce in Italia e in Europa riuscisse ad approvvigionarsi di queste materie da impianti di trattamento italiani o europei. Un passaggio fondamentale per chiudere il cerchio della sostenibilità. Infine, c’è un ultimo elemento da considerare che è legato ancora alla fase di raccolta. Oggi viviamo sotto una direttiva europea che obbliga ogni Stato membro ad arrivare a un tasso di ritorno pari al 45% dell’immesso sul mercato, un target che salirà al 65% con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento. Attualmente, in Italia, il tasso di ritorno è pari a circa il 20% e questo numero rappresenta una sfida per i sistemi collettivi di Responsabilità Estesa del Produttore, come Erion Energy. Le aziende che rappresentiamo credono fermamente nella necessità di chiudere quel cerchio e di aumentare la raccolta: in questo modo proveremo a ottenere i risultati richiesti dal nuovo Regolamento”.

Batterie, con il nuovo Regolamento l’Unione Europea si prepara al futuro dell’elettrico

Batterie, con il nuovo Regolamento l’Unione Europea si prepara al futuro dell’elettrico

La proposta della Commissione europea sul nuovo Regolamento per le batterie può fare dell’Europa il leader nella produzione di batterie sostenibili. Bisogna però fare attenzione a garantire la competitività internazionale, e le norme su riciclo e due diligence avrebbero potuto essere più coraggiose

Quando è stata approvata la Direttiva Batterie nel 2006 vivevamo in un altro mondo, e non è un azzardo affermarlo. La rivoluzione della mobilità elettrica era solo agli inizi, mentre oggi le case automobilistiche europee devono farsi trovare pronte per il 2035, anno in cui potranno essere messe in commercio nei Paesi dell’Unione europea esclusivamente automobili elettriche. Le tecnologie di accumulo hanno fatto passi da gigante, e non era certo così pervasiva nella società la presenza di device alimentati a batteria, smartphone su tutti.

È evidente quanto fosse necessario un aggiornamento normativo e per questo, con molta probabilità entro la fine del 2022, la Direttiva 2006/66/CE sulle batterie e gli accumulatori sarà sostituita da un nuovo Regolamento. Già questa è una prima importante novità: il Regolamento è immediatamente applicativo in tutti gli Stati membri e non deve essere attuato dai singoli Paesi, evitando così le ormai note procedure di infrazione e difformità normative. L’Unione europea, in sostanza, vuole in tempi rapidi una legislazione chiara, esaustiva e conforme su un settore considerato imprescindibile.

Il Regolamento norma qualsiasi tipo di batteria, ma ovviamente le batterie delle auto elettriche occupano un posto in primo piano. E non potrebbe essere altrimenti. Le esigenze della transizione energetica diventano sempre più impellenti e tra gli strumenti individuati dal Green Deal c’è l’elettrificazione dei trasporti. Con l’inevitabile esplosione nei prossimi anni della domanda di automobili elettriche. E quindi di batterie: una delle componenti più energivore e con la maggior impronta di carbonio nell’intero processo produttivo. 

Un mercato interno delle batterie per combattere le emissioni

Questo sostanzialmente vuol dire tre cose, riassume Veronica Aneris, direttrice di Transport&Environment Italia, ong specializzata nella decarbonizzazione dei trasporti: “All’aumentare del numero di batterie deve corrispondere una crescita del tasso di riciclo delle stesse, la produzione di batterie non deve contribuire oltre un certo livello alle emissioni di anidride carbonica e l’estrazione delle materie prime necessarie alla loro produzione deve rispettare la cosiddetta due diligence, ovvero precisi vincoli ambientali e sociali per le aziende nell’intera filiera delle batterie”.

Leggi anche: Batterie, nuovo Regolamento dell’Unione europea: “Risolverà alcuni problemi, ma ne creerà di nuovi”

di Tiziano Rugi

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Batterie più sostenibili? La promessa della tecnologia agli ioni di alluminio

Batterie più sostenibili? La promessa della tecnologia agli ioni di alluminio

Uno studio pubblicato su Nature parte dalle prestazioni ambientali delle batterie agli ioni di litio per indirizzare lo sviluppo tecnologico sull’accumulo di energia verso obiettivi di sostenibilità

La transizione ecologica sarà accompagnata dall’innovazione tecnologica. Se questo assioma è vero, certamente riguarderà un punto centrale e controverso del cambiamento in corso che riguarda l’accumulo di energia. In parole povere parliamo di batterie. Specialmente quelle legate al nostro modo di muoverci, che già oggi è attraversato dalle prime novità. Tra monopattini, bici, scooter, auto e addirittura barche, il mondo dei trasporti del futuro non potrà che essere elettrico, tenuto conto anche dello stop del Parlamento europeo alla vendita di motori termici alimentati a benzina e diesel dal 2035. Sarà una vera rivoluzione, se pensiamo a quanto è stato dominante il motore a scoppio e i suoi derivati nello sviluppo umano.

Una rivoluzione a metà

Tuttavia, almeno per ora, si tratta di una rivoluzione a metà. Se il trasporto elettrico, infatti, riduce l’inquinamento locale abbattendo le emissioni di gas serra, non si può dire lo stesso del suo intero ciclo di vita che, specie in merito alla produzione e smaltimento delle batterie, implica l’uso di terre rare come litio e cobalto e può significare il rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente. E proprio su questo punto si cimenta la ricerca pubblicata di recente dalla rivista scientifica Nature dal titolo “Advancing battery design based on environmental impacts using an aqueous Al-ion cell as a case study”.

AI-ion vs Li-ion: di che parliamo?

Si tratta di uno studio sperimentale che riguarda una batteria acquosa agli ioni di alluminio (AI-ion) nel suo primo sviluppo. L’autrice dell’Università britannica del Southampton, Nicole Melzack, concentra la propria ricerca sull’impatto ambientale della produzione e dell’utilizzo delle batterie come metrica per lo sviluppo del loro design, tramite l’analisi del ciclo di vita, test di laboratorio e l’uso di grandi strutture come la Diamond Light Source per studi di diffrazione. Il suo lavoro, dunque, parte dall’assunto che la ricerca tecnologica sulle batterie debba contribuire a promuovere uno sviluppo sostenibile.

Leggi anche: Batterie, nuovo Regolamento dell’Unione europea: “Risolverà alcuni problemi, ma ne creerà di nuovi”

di Nicoletta Fascetti Leon

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