Ecodesign, batterie e DPP. Di Giovanni (Mimit): “Il cantiere della circolarità UE è entrato nel vivo”

Dopo anni di costruzione normativa, l’economia circolare europea entra nella fase più complessa: quella dell’attuazione concreta. L’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) non è più soltanto il nuovo quadro legislativo europeo per prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili: nel corso del 2026 sono arrivati alcuni dei tasselli necessari per trasformarlo in un sistema operativo, dal primo Working Plan 2025-2030 alla costruzione dell’infrastruttura del Digital Product Passport (DPP). Un cambiamento che coinvolgerà progressivamente intere filiere industriali: tessile, acciaio, alluminio, batterie, elettronica, arredamento e molti altri settori.

Il ruolo del tavolo italiano sul Regolamento Ecodesign

Giorgia Di Giovanni Mimit
Giorgia Di Giovanni

In questa fase il ruolo dei tavoli nazionali diventa centrale: tradurre le norme europee in strumenti comprensibili e applicabili dalle imprese. Tra le persone impegnate su questo fronte c’è Giorgia Di Giovanni, funzionaria tecnica della Divisione III – Energia e imprese, economia e tecnologie verdi, economia del mare della Direzione generale per la politica industriale, la riconversione e la crisi industriale, l’innovazione, le PMI e il Made in Italy del Mimit, coinvolta nei lavori del tavolo Ecodesign e nei dossier collegati a batterie e filiere industriali. “Al momento, essendo i lavori in Ecodesign molto sostanziosi, sto prevalentemente seguendo i lavori nel tavolo e di collaborazione con il Mase nei gruppi di lavoro”, racconta a EconomiaCircolare.com l’ingegnera Di Giovanni, che il primo ottobre a Roma sarà speaker a Intelligenza Circolare, la conferenza nazionale dell’omonimo Osservatorio sulla doppia transizione. La sua attività riguarda anche altri dossier, tutti molto impegnativi: “Mi occupo del tavolo sul mercurio, sono all’interno del tavolo batterie, faccio parte della segreteria dell’organismo di vigilanza dei consorzi per i rifiuti di imballaggi”.

ESPR: dalla strategia ai primi requisiti di prodotto

La Commissione europea ha individuato nel Working Plan 2025-2030 i primi gruppi prioritari per realizzare nel concreto le previsioni generali del Regolamento Ecodesign (ESPR): gli studi preparatori per ferro e acciaio e per i tessili sono già stati realizzati dal Joint Research Center (JRC), il braccio scientifico della Commissione. Anche sulle misure orizzontali su riparabilità e contenuto riciclato per alcune apparecchiature elettriche ed elettroniche si è iniziato a lavorare. E nei prossimi mesi e anno toccherà a mobili, pneumatici, materassi, alluminio. Il lavoro tecnico è in corso anche nei gruppi di lavoro che in Europa afferiscono all’Ecodesign Forum, lo strumento di confronto tra Commissione, Stati membri e stakeholder che ha in programma quattro nuovi incontri tra novembre e il primo dicembre. “Siamo in una fase di discussione per capire quali requisiti si vogliono inserire o meno” spiega Giorgia Di Giovanni. Tra i dossier più avanzati ci sono tessile e ferro-acciaio, ma il percorso richiede coordinamento con altri strumenti europei, come il lavoro sull’industria siderurgica.

Leggi anche: Acciaio ed ecodesign, la risposta italiana al JRC: fissare i punti condivisi per non indebolire l’atto delegato

Ecodesign Forum: i nuovi appuntamenti 

Proprio per approfondire i temi più urgenti l’Ecodesign Forum è convocato a partire da ottobre per 4 nuovi incontri dedicati a specifici prodotti: il 21 ottobre si discute di lavastoviglie commerciali e domestiche, il 3 novembre di lavatrici e lavasciuga domestiche; in un altro appuntamento di novembre il confronto si concentrerà sulle batterie, mentre il primo dicembre il focus dell’Ecodesign Forum sarà la riparabilità.

Gli incontri sono previsti in formato ibrido e il confronto riguarda non solo i requisiti tecnici, ma anche la capacità delle imprese di prepararsi per tempo. Come sottolinea Di Giovanni, la complessità deriva anche dalle tempistiche: “I lavori in Commissione sono molto serrati: la documentazione preparatoria necessità della massima cura e attenzione e talvolta arriva a ridosso dell’incontro convocato per discuterne”.

Il Digital Product Passport diventa operativo

Con Di Giovanni abbiamo approfondito un altro dei temi che saranno discussi a Intelligenza Circolari: il Digital Product Passport, destinato a diventare una delle principali infrastrutture della nuova economia circolare europea.

“A luglio 2026 la Commissione ha reso operativo il Registro europeo del DPP, elemento fondamentale del sistema previsto dall’ESPR. Il registro consente agli operatori economici di registrare gli identificativi dei prodotti e i relativi metadati, mentre i dati completi del passaporto restano gestiti secondo un modello decentralizzato” spiega la funzionarie del Mimit. Parallelamente sono stati pubblicati i primi standard armonizzati (CEN-CENELEC) per garantire interoperabilità, identificazione univoca, scambio dati, API e gestione delle informazioni. “In attuazione del Regolamento Batterie – aggiunge Di Giovanni – il 18 febbraio 2027 scatta l’obbligo del DPP per alcune categorie di batterie, ma progressivamente questo prezioso strumento sarà applicato a tessili, acciaio, costruzioni, giocattoli, detergenti, in applicazione del Regolamento Ecodesign e di diverse altre norme europee che individuano nel DPP lo strumento chiave per garantire la tracciabilità”.

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Batterie: il primo vero banco di prova

Il settore batterie sarà dunque il primo grande test operativo del sistema, in particolare quello delle batterie industriali, delle batterie per veicoli elettrici e di quelle per mezzi di trasporto leggeri. Di Giovanni conferma che su molti aspetti il confronto è ancora in corso “per concludere le ultime attività”. Il principale nodo riguarda la gestione delle informazioni.

“Non abbiamo rilevato problemi nell’implementazione della nuova modalità di divulgazione dell’informazione, quanto nell’individuare l’informazione stessa da fornire”, spiega. La questione centrale è trovare un equilibrio tra trasparenza della filiera e tutela delle informazioni industrialmente sensibili: “La criticità è capire come l’accesso a queste informazioni possa essere meno ristretto e quali siano le informazioni da fornire”. Un tema che è al centro anche del dibattito europeo: il successo del DPP dipenderà infatti dalla capacità di costruire sistemi interoperabili senza trasformare la condivisione dati in un rischio competitivo per le imprese.

 

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RAEE e rifiuti di batterie nell’indifferenziato: per la loro rimozione necessario un investimento di circa 100 milioni di euro

RAEE e rifiuti di batterie nell’indifferenziato: per la loro rimozione necessario un investimento di circa 100 milioni di euro

Uno studio, realizzato da Erion Energy ed Erion WEEE insieme al Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, ha dimostrato che è tecnicamente possibile intercettare e separare i RAEE e i Rifiuti di Batterie gettati in modo scorretto tra i Rifiuti Urbani Residui (RUR), ma gli investimenti necessari sarebbero compresi tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per impianto.
Per questo motivo, la soluzione più efficace resta l’incremento della raccolta differenziata di questi rifiuti, possibile anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dei cittadini.

Ogni anno, ciascuno di noi italiani getta in media quasi 2 kg di piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e 0,12 kg di Rifiuti di Batterie tra i rifiuti urbani indifferenziati, invece che conferirli nei canali di raccolta dedicati. Se queste quantità venissero intercettate, il tasso di raccolta dei piccoli RAEE potrebbe crescere dall’attuale 17% al 37%, mentre quello delle batterie portatili potrebbe passare dal 25% al 52%[1] (i target fissati dall’Unione Europea sono pari rispettivamente al 65% per i RAEE e al 45% per le batterie portatili esauste).
Partendo da questa premessa Erion Energy, Erion WEEE e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano hanno realizzato lo studio “Soluzioni per la rimozione di Rifiuti di Batterie e piccoli RAEE dai Rifiuti Indifferenziati: tecnologie, costi e driver”, presentato ieri al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano durante l’evento “Batterie e piccoli RAEE nell’indifferenziato: può la tecnologia chiudere il gap di raccolta?”.
La rimozione di questi rifiuti dal flusso dei rifiuti indifferenziati consentirebbe di conseguire un duplice obiettivo: recuperare materie prime critiche, che altrimenti vengono incenerite o perse in discarica, e migliorare la sicurezza degli impianti, poiché le batterie al litio presenti nei Rifiuti Urbani Residui (RUR) possono provocare principi di incendio durante le operazioni di trattamento.
Per verificare la fattibilità dell’intervento, lo studio ha preso come caso di riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, uno degli attori più importanti di trattamento del RUR del Centro Italia, simulando l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura sacchi, scanner a raggi X, robot per l’identificazione e la separazione automatica. L’analisi conferma che la rimozione di batterie esauste e piccoli RAEE dal flusso indifferenziato è tecnicamente realizzabile, ma richiede importanti investimenti.
L’introduzione delle tecnologie necessarie negli impianti di Trattamento Meccanico-Biologico (TMB) dei RUR richiederebbe infatti un investimento compreso tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, a seconda del livello di automazione adottato. Ipotizzandone l’implementazione sui principali 60 impianti TMB (che coprono l’80% del flusso di RUR generato annualmente in Italia), l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro.
Per quanto questa cifra sia tutto sommato contenuta in relazione alla dimensione economica complessiva del settore dei rifiuti urbani nel nostro Paese, questo tipo di investimento presenta una problematica strutturale: non genera ricavi sufficienti a coprirne autonomamente l’ammortamento e di conseguenza non risulta profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale della gestione dei RUR.
Lo studio ha evidenziato quali possano essere gli strumenti di policy esterna attuabili per rendere sostenibile l’introduzione di tecnologie di intercettazione e separazione dei Rifiuti di Batterie e dei piccoli RAEE negli impianti TMB.
Un primo strumento potrebbe essere rappresentato da incentivi pubblici diretti (bandi nazionali / regionali o contributi a fondo perduto) per favorire l’installazione delle nuove tecnologie; l’investimento incentivato, tuttavia, porta con sé un disallineamento di incentivi tra finanziatore e operatore, poiché quest’ultimo può essere portato a installare le apparecchiature per accedere al finanziamento, senza però un vero interesse strategico al suo funzionamento continuativo: il rischio è quindi quello di realizzare impianti spot funzionanti solo nominalmente.
Più efficace sarebbe invece l’introduzione di un obbligo normativo, che prevede l’intercettazione di batterie esauste e piccoli RAEE in tutti gli impianti TMB; in questo modo l’investimento verrebbe progressivamente incorporato nei piani economico-finanziari degli impianti e nelle gare di affidamento del servizio, garantendo condizioni omogenee tra gli operatori, evitando distorsioni competitive e favorendo una diffusione capillare delle tecnologie sul territorio nazionale.
«Le tecnologie oggi disponibili rendono possibile l’intercettazione di una parte non trascurabile di Rifiuti di Batterie e piccoli RAEE anche dopo il loro conferimento errato tra i rifiuti indifferenziati da parte dei cittadini. – afferma Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy – Tuttavia questi sistemi devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta.»
«Lo studio evidenzia ancora una volta come il mondo dei rifiuti abbia bisogno una visione strategica e di strumenti di policy coerenti con questa visione strategica.», dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. «Il “libero mercato” da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche».
«La crescente presenza di batterie nei rifiuti indifferenziati impone una nuova sfida: sviluppare tecnologie capaci di riconoscerle e separarle automaticamente, trasformando un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione», sottolinea Marcello Colledani, Professore Politecnico di Milano – Dipartimento di Meccanica. «La soluzione combina sensori basati su tecnologia a raggi X e ottici, intelligenza artificiale e sistemi robotizzati, aprendo la strada a un’applicazione industriale più efficiente, sostenibile e avanzata nel recupero delle batterie.»
All’evento sono intervenuti come relatori: Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy, Marcello Colledani, Professore Politecnico di Milano – Dipartimento di Meccanica, Laura Mascheretti, del team Strategic Development and Innovation di Erion Compliance Organization, Susana Ferreira, Waste Management Director di Electrão (Portogallo), Jan Vlak, Managing Director di Stichting Open (Paesi Bassi), Martina Votta, Direttore Tecnico di Ecologia Viterbo, Guglielmo Sepe, Consigliere CDA Erion Energy e Public Policy Manager di Amazon, Carlo Samori, Rappresentante unico per l’industria programma RAEE in Confindustria.
[1] Studio Erion Il potenziale inespresso nel rifiuto indifferenziato, 2025

“Batterie e piccoli RAEE: può la tecnologia chiudere il gap della raccolta?” Un evento di Erion Energy ed Erion WEEE a Milano il 9 settembre 2026

“Batterie e piccoli RAEE: può la tecnologia chiudere il gap della raccolta?”
Un evento di Erion Energy ed Erion WEEE a Milano il 9 settembre 2026

Una quota troppo elevata di piccoli RAEE e di batterie esauste finisce nel “sacco nero”, e così se ne perde il valore. La sfida è capire se e come la tecnologia possa aiutare a rimuovere questi rifiuti dal flusso indifferenziato

Mercoledì 9 settembre 2026, a partire dalle ore 15:00, Milano ospiterà l’evento organizzato da Erion Energy ed Erion WEEE per presentare uno studio sulle possibili soluzioni tecnologiche per la rimozione di batterie esauste e piccoli RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) dal flusso dei rifiuti indifferenziati.

Ancora oggi, infatti, una quota significativa di questi rifiuti finisce erroneamente nel “sacco nero” della spazzatura indifferenziata. Riuscire a rimuoverli consentirebbe di ridurre gli impatti ambientali, recuperare Materie Prime Strategiche e aumentare la sicurezza all’interno degli impianti di trattamento.

Da cosa partiamo

I dati emersi dall’analisi “Potenziale inespresso nel rifiuto indifferenziato: indagine tecnico-scientifica sui materiali riciclabili nei rifiuti urbani indifferenziati”, condotta da Erion nel 2025, evidenziano un potenziale di recupero che ancora sfugge ai canali tradizionali. Nel rifiuto indifferenziato si trovano mediamente 0,12 kg per abitante all’anno di batterie esauste e 1,98 kg per abitante all’anno di piccoli RAEE.

Intercettare queste quantità consentirebbe un miglioramento nei tassi di raccolta nazionali, che salirebbero dal 25% al 52% per le batterie portatili e dal 17% al 37% per i piccoli RAEE.

Come si può migliorare?

È possibile rimuovere batterie esauste e piccoli RAEE dal rifiuto urbano indifferenziato, integrando soluzioni tecnologiche negli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB)? A quali condizioni (tecniche ed economiche) i TMB possono diventare un punto di separazione delle frazioni non correttamente conferite dai cittadini?

Proprio a queste domande sarà dedicato l’incontro del prossimo 9 settembre, con il contributo di esperti italiani e internazionali del settore. Tra questi, hanno confermato la loro presenza Susanna Ferreira, Waste Management Director di Electrão (Portogallo) e Jan Vlak, Managing Director di Stichting OPEN (Olanda), che racconteranno le esperienze già in essere nei loro Paesi.

“Lo studio che presenteremo il 9 settembre mostra come l’integrazione di sistemi dedicati alla rimozione di batterie esauste e piccoli RAEE all’interno dell’operatività di un impianto TMB sia possibile da un punto di vista tecnologico” dichiara Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy. “Ad oggi – continua Castelli – la raccolta differenziata rimane il canale prioritario per garantire la corretta gestione di batterie esauste e piccoli RAEE. Rafforzare la capillarità dei punti di raccolta, semplificare le modalità di conferimento e aumentare la consapevolezza dei cittadini attraverso campagne di sensibilizzazione sono quindi azioni essenziali per ridurre la dispersione di questi rifiuti nell’indifferenziato, migliorare i tassi di raccolta e valorizzare materiali che, se correttamente intercettati, possono contribuire in modo concreto alla transizione verso un’economia più circolare”.

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Erion: la transizione sostenibile è il nuovo terreno di competizione globale

Secondo il Rapporto Strategico di TEHA Group (The European House-Ambrosetti), realizzato in collaborazione con Erion, quasi il 60% delle imprese chiede alla politica un ruolo attivo nel supporto al sistema industriale per la transizione sostenibile con incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e cleantech

  • il 75,5% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale quadro regolatorio europeo.
  • 8 aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.
  • permane un forte disallineamento tra imprese e politica: il grado di condivisione sulle priorità della transizione sfiora il 51%; è soprattutto la complessità normativa a ridurre l’efficacia delle scelte fatte.

 

La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Il Rapporto Strategico ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Hanno partecipato 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. Questi risultati sono stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche ESG europee e italiane e oltre 50 studi e report.

Poiché tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa, hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro, senza una vera transizione sostenibile e in caso di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare, per l’Italia, oltre 9,5 punti percentuali di PIL entro il 2035. Al contrario, accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain” – afferma Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization – “La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché  costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo. La sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale. In questo scenario, sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono, e devono, contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.”

I vantaggi competitivi sul piano industriale della transizione sostenibile

Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%). Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale scenario regolatorio europeo, il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

Cosa chiedono le imprese? Strumenti continuativi 

Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello Studio indica la riduzione dell’intervento pubblico come una priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.

In quasi tutti gli ambiti di intervento, gli incentivi sono considerati la leva più utile per sostenere la transizione – in particolare in ambiti come l’innovazione tecnologica sostenibile (63,7%), lo sviluppo delle competenze (51%), la decarbonizzazione (50%) e l’accesso al capitale (45,1%). Gli investimenti pubblici diretti assumono invece un ruolo complementare, soprattutto nei settori più capital intensive.

Tra le principali pressioni competitive percepite dalle imprese emergono l’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto. Per oltre l’88% dei rispondenti, la pressione più rilevante si manifesta sul piano energetico, in termini di efficienza e costo dell’energia; seguono l’innovazione sostenibile, indicata dall’83% delle aziende, e gli standard ambientali di prodotto, segnalati dall’82%. Complessivamente, circa 1 azienda su 4 segnala già oggi un livello elevato di esposizione competitiva connessa ai temi di sostenibilità sui mercati globali.

Il gap tra imprese e politica 

Il Rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma, soprattutto, la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti. Per misurare questo gap è stato sviluppato in via sperimentale uno STAGE Index[1] (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 ha registrato un livello di condivisione pari al 51%.

Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l’83,9% e il 95,7%, dall’altro lato emergono criticità sul piano delle misure concrete. Gli interventi dedicati all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.

Il Rapporto evidenzia, inoltre, come gli standard europei di sostenibilità producano effetti diversi sui comparti produttivi. Oltre il 54% delle imprese riconosce impatti “a più velocità”: il 30% prevede svantaggi nel breve periodo compensati da vantaggi futuri, mentre il 24% ritiene che l’attuale quadro normativo favorisca alcuni settori penalizzandone altri.

Negli ultimi 35 anni la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata prevalentemente su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e sicurezza delle materie prime (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la crescente complessità normativa rischia oggi di ridurre l’efficacia degli interventi, soprattutto negli ambiti della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.

Cittadini e transizione competitiva 

Il Rapporto richiama infine la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. In un contesto segnato da polarizzazione e sfiducia, il 96% dei cittadini riconosce alle aziende la responsabilità di promuovere il dialogo con i territori, ma solo il 55% ritiene che questo avvenga davvero in modo efficace. Ne deriva un engagement gap di circa 41 punti percentuali. Allo stesso tempo, il 35% dei cittadini italiani considera affidabile un’azienda che, di fronte a sfide sociali divisive, incoraggia la collaborazione nella ricerca di soluzioni condivise.

Da qui la suggestione TEHA di un nuovo paradigma: sul piano ambientale, dare priorità alle soluzioni che consentono di perseguire obiettivi ambientali a lungo termine garantendo al contempo la redditività nel breve attraverso l’innovazione; sul piano sociale, focalizzarsi sulla riduzione delle dipendenze dalla società e sulla risposta alle aspettative legittime degli stakeholder, al fine di creare il consenso necessario per il successo a lungo termine dell’azienda.

“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro” – suggerisce Carlo Cici, Partner & Head of Sustainability di TEHA Group – “È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. Nell’ora dei Predatori, la transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore.  Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati. Come rispondere? Trovando il «ritmo giusto», dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole con un approccio proattivo delle aziende.”

Sono 6 le proposte presentate per guidare le Istituzioni e le Imprese: incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati; sostenere l’innovazione; concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale; mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini; aggregarsi per competere sui mercati internazionali; rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società.

All’evento hanno partecipato come relatori On. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Andrea Fluttero, Presidente Erion Compliance Organization; Aurel Ciobanu-Dordea, Competitive Circular Economy & Clean Industrial Policy Commission EU Director; Carlo Cici, Head of Sustainability The European House Ambrosetti; Fabio Mantella, Strategic Development & Innovation Manager Erion Compliance Organization; Stefano Pasini, Presidente Confindustria APPLiA; Paolo Deforza, Chief Sustainability Officer SACBO; Massimo Ceccariglia, Head of Grid, Innovation&Digital Infrastructures IT & Eastern Europe METLEN Energy & Metals; Edoardo Croci Sustainable Urban Regeneration Lab Director Università Bocconi ed Ervino Riccobon, CEO Poltrona Frau Interiors in Motion, Danilo Bonato Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization.

 

[1] Indice creato per il Rapporto Strategico, alimentato dai risultati della survey alle imprese e dall’analisi proprietaria svolta sulle oltre 281 politiche in ambito di sostenibilità emanate tra il 1991 e il 2026 a livello europeo e nazionale che oggi costituiscono l’impianto normativo in essere sul tema.

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

I risultati dell’ultimo anno: riciclato l’89% dei materiali trattati ed evitate 980.000 tonnellate di CO₂eq. Distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro

Nel 2025, Erion, il più importante Sistema multi-consortile di Responsabilità Estesa del Produttore, ha gestito 289.292 tonnellate di rifiuti, registrando una crescita dell’8% rispetto al 2024. Un dato che conferma la forza del modello Erion, fondato sulla capacità dei singoli Consorzi di contribuire al valore del Sistema e, al tempo stesso, di beneficiare del valore generato dall’insieme.

Le attività del Sistema hanno permesso di reimmettere nel ciclo produttivo l’89% dei materiali derivanti dai rifiuti trattati, una quantità equivalente al peso di 561 treni ad alta velocità. Inoltre, sono state gestite 247.124 tonnellate di RAEE Domestici, 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, 5.345 tonnellate di Rifiuti di Batterie e 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi.

Questo impegno ha consentito di ottenere risultati ambientali di grande rilievo: 980.000 tonnellate di CO₂ non immesse in atmosfera (corrispondenti alle emissioni prodotte da un’auto che percorre circa 136.000 giri intorno all’equatore), un risparmio di 349 milioni di kWh di energia (pari ai consumi annuali di circa 129.000 famiglie italiane) e di 1,7 milioni di metri cubi di acqua (corrispondenti al fabbisogno idrico di circa 11.000 famiglie).

I sei Consorzi del Sistema hanno, inoltre, distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, a fronte di un valore generato pari a 132,3 milioni di euro.

“A distanza di 5 anni dalla sua nascita, il Sistema Erion, è diventato uno dei protagonisti della transizione, portando il nostro Paese verso un modello di sviluppo più sostenibile e circolare.” – afferma Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization – “Siamo riusciti a trasformare un progetto ambizioso in una realtà capace di incidere concretamente sulla nostra economia, contribuendo alla definizione di nuove norme, portando dati e posizioni tecniche sui tavoli di confronto istituzionali, rappresentando le esigenze delle nostre filiere con rigore e trasparenza. I dati di quest’anno, confermano questa evoluzione: non solo volumi e risultati operativi, ma anche un insieme di relazioni, competenze e responsabilità, messe a disposizione delle istituzioni per creare connessioni tra imprese, istituzioni, operatori, cittadini e comunità educanti.”

I RAEE Domestici

Nel 2025 Erion WEEE ha gestito 247.124 tonnellate di RAEE Domestici (+4% rispetto all’anno precedente), raggiungendo importanti risultati di recupero e riciclo. Particolarmente rilevante nel corso dell’anno è stato il contributo delle attività di sensibilizzazione promosse dal Consorzio, tra cui “RAEEGoal”, “Piccoli RAEE, Grande Coop”, “Di RAEE ne abbiamo piene le scatole”, “RAEE4Comics”, “Materia Viva Experience” e “Fai la tua mossa”; oltre alla seconda release della campagna “Se te ne fotti sei fottuto”, realizzata attraverso attività digitali e affissioni su tutto il territorio nazionale. Il percorso si è arricchito anche con l’evento “L’arte per un futuro sostenibile”, organizzato ai Chiostri di San Barnaba a Milano in occasione del ritorno in città di “I temp(l)i cambiano”, l’opera realizzata da Michelangelo Pistoletto per Erion WEEE e concessa in comodato d’uso alla città: un’installazione che, attraverso i RAEE, rende visibile l’impegno del Consorzio nel promuovere cultura del riciclo e sostenibilità.

Grazie a un tasso di riciclo pari all’89% dei rifiuti gestiti, Erion WEEE è riuscita a reinserire nei cicli produttivi oltre 219.626 tonnellate di Materie Prime Seconde, tra cui: 133.605 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire 18 Torri Eiffel), 33.207 tonnellate di plastica (con le quali potrebbero prodursi oltre 13 milioni di sedie da giardino), 5.939 tonnellate di rame (pari al peso del rivestimento di 65 Statue della Libertà) e 6.705 tonnellate di alluminio (dalle quali potrebbero prodursi oltre 419 milioni di lattine).

 

I Rifiuti di Batterie

Erion Energy ha gestito nel 2025 5.345 tonnellate di rifiuti, avviando a riciclo 4.442 tonnellate, pari all’83% del totale. Dai rifiuti trattati il Consorzio ha recuperato 1.382 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire circa 3 Gallerie Vittorio Emanuele di Milano), 368 tonnellate di zinco (con le quali potrebbero coniarsi più di 65 milioni di monete da 1€), 2.369 tonnellate di piombo (la quantità necessaria a produrre quasi 237.000 nuove batterie al piombo) e 36 tonnellate di alluminio (pari alla quantità necessaria per produrre oltre 2,2 milioni di lattine). Nel corso dell’anno il Consorzio ha proseguito il confronto con il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori e con le istituzioni competenti, contribuendo attivamente all’attuazione del Regolamento europeo sulle Batterie e al rafforzamento del presidio sulla filiera operativa, anche attraverso l’internalizzazione delle attività di back office e una revisione dei fornitori con criteri tecnico-ambientali più stringenti.

 

I Rifiuti di Imballaggi

Risultati di assoluto rilievo per Erion Packaging che, con la gestione di 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi, ha registrato un incremento del +58% rispetto al 2024. Di queste, 30.810 tonnellate sono state avviate a riciclo, pari al 94% del totale gestito, traguardando tutti gli obiettivi di legge. Sul fronte dei materiali recuperati, il Consorzio ha avviato a riciclo 19.689 tonnellate di carta e cartone, 5.668 tonnellate di plastica e 5.453 tonnellate di legno. Nel corso dell’anno il Consorzio ha, inoltre, ampliato la propria compagine consortile, con i Soci passati da 46 a 72 e consolidato il dialogo con istituzioni e stakeholder della filiera, contribuendo alla definizione delle regole del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e accompagnando le imprese nell’adempimento dei nuovi requisiti normativi.

 

I RAEE Professionali

Erion Professional ha gestito nel 2025 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, rafforzando il proprio ruolo di riferimento nella gestione del fine vita delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche destinate ad uso professionale. Nel corso dell’anno il Consorzio ha poi intensificato le attività di sensibilizzazione rivolte sia ai Soci, sia agli altri attori della filiera, attraverso momenti di confronto dedicati ai Produttori, percorsi di formazione per le reti commerciali e i partner logistici e la produzione di materiali informativi sul corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti. Questo dialogo strutturato ha consentito di costruire relazioni di partnership più solide, individuare casi pilota replicabili e contribuire ai tavoli di confronto istituzionale portando evidenze concrete dalla pratica industriale. Tra le iniziative di maggiore visibilità, la presenza allo stand di Sistema a Ecomondo 2025, con l’evento “Gestire i RAEE Professionali: la sfida e il valore della filiera” e una campagna di comunicazione dedicata al servizio Exceed, pianificata su riviste di settore selezionate per intercettare operatori, aziende e stakeholder attivi nei settori di riferimento.

 

Sensibilizzazione sul littering

Erion Care ha proseguito e potenziato nel 2025 le proprie attività di contrasto al littering dei mozziconi, attraverso la campagna #SenzaFiltri con content creator e influencer, i Care Action Days sul territorio, la partnership consolidata con Legambiente nell’ambito di “Puliamo il Mondo” e la partecipazione a una giornata di raccolta a Genova insieme al partner Plastic Free. Parallelamente, il Consorzio ha lavorato alla predisposizione dell’infrastruttura operativa in vista dell’avvio del sistema EPR per i prodotti del tabacco: è stato definito il Portale per la registrazione dei soggetti convenzionati e un format di campagna replicabile che i Comuni potranno adottare sul proprio territorio.

Consolidamento di Erion Textiles

Erion Textiles, invece, ha consolidato nel 2025 il proprio ruolo come principale consorzio EPR tessile in Italia per volumi di immesso al consumo, raggiungendo 14 Soci tra i brand più rilevanti del settore moda e retail sportivo, anche a livello internazionale. In un contesto ancora pre-operativo, il Consorzio ha operato come interlocutore consultivo del Ministero dell’Ambiente nella fase di elaborazione del decreto nazionale di recepimento della Direttiva (UE) 2025/1892, con attivazione del regime EPR attesa nel secondo semestre 2026 e ha coordinato gruppi di lavoro a livello europeo nell’ambito del Textiles PRO Forum, coinvolgendo i principali consorzi EPR del continente. Sul piano della ricerca, il Consorzio ha avviato studi sulla tracciabilità dei rifiuti tessili, analisi merceologiche in 15 Comuni italiani e un’indagine demoscopica con Ipsos Doxa Italia sulle abitudini di consumo e dismissione, ponendo le basi conoscitive per la costruzione della futura filiera circolare.

Erion Energy nomina Federico Vitali nuovo Presidente del CDA

Erion Energy nomina Federico Vitali nuovo Presidente del CDA

Vitali ricopre attualmente il ruolo di Vicepresidente di FIB S.p.A., società del gruppo SERI Industrial, che opera a brand FAAM nel mercato delle batterie al piombo acido e litio-ione

Erion Energy, il Consorzio no profit del sistema Erion dedicato alla gestione dei Rifiuti di Batterie, ha eletto Federico Vitali, FIB SPA, come nuovo Presidente del Consiglio d’Amministrazione. Vitali succede ad Andrea Sanvito, in carica dal 2023 e ora nominato Vicepresidente.

Federico Vitali ricopre attualmente il ruolo di Vicepresidente di FIB S.p.A., società del gruppo SERI Industrial, che opera a brand FAAM nel mercato delle batterie al piombo acido e litio-ione.. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo, tra cui Presidente di Confindustria Fermo, Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Assessore provinciale alla Programmazione e allo Sviluppo Economico. Nel 2012 è stato nominato Cavaliere del Lavoro e, inoltre, insignito dell’Onorificenza di Cavaliere.

Vitali: “È per me un onore e una grande responsabilità assumere il ruolo di Presidente del Consorzio”

L’elezione di Federico Vitali arriva in una fase di profonda evoluzione per il settore delle batterie, segnata dall’approvazione del nuovo decreto legislativo 29/2026 che armonizza la normativa italiana al Regolamento UE 2023/1542.

“È per me un onore e una grande responsabilità assumere il ruolo di Presidente del Consorzio in un momento cruciale per il futuro della gestione delle batterie”, ha dichiarato Federico Vitali. “Il Regolamento europeo rappresenta un cambio di passo decisivo per il settore, un passaggio cruciale verso un modello sempre più circolare ed efficiente. Erion Energy continuerà a collaborare con istituzioni, aziende e operatori della filiera per favorire lo sviluppo di processi sempre più efficaci e capaci di generare benefici concreti per l’ambiente e il sistema produttivo”.

“Siamo particolarmente lieti di annunciare la nomina del nuovo Presidente Federico Vitali”, ha dichiarato Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy. “La sua esperienza nella gestione industriale della filiera rappresenta un valore importante per accompagnare il Consorzio in una fase di profondo cambiamento del comparto delle batterie, anche alla luce dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo, che sta ridefinendo regole e responsabilità lungo l’intera catena del valore. Desidero inoltre esprimere, a nome mio e di tutto il Consorzio, un sincero ringraziamento ad Andrea Sanvito per il lavoro svolto e per il contributo dato in questi anni e che continuerà a dare in veste di Vicepresidente”.

Il nuovo CDA di Erion Energy

L’Assemblea di Erion Energy, nella seduta del 12 aprile, ha nominato come nuovi consiglieri: Giovanni Bilancioni, Vicepresidente di Trevidea S.r.l; Marco Bossi, Service Manager di HISENSE ITALIA S.R.L; Fabio Di Giuseppe, Direttore Group Operations di Volkswagen Group Italia S.p.A. e Federico Rella, Vicepresidente di Logista Italia S.p.A. Sono stati riconfermati: Cristina Guatteri, Environmental Supervisor di Samsung Electronics Italia S.p.A; Mario Peserico, CEO di Eberhard Italia S.p.A; Marco Scopazzi di Lenovo Global Technology Italy S.r.l. e Lenovo Italy S.r.l; Guglielmo Sepe, Public Policy Manager di Amazon Italia e Tuccio Strazzeri, Quality Manager di Elcart Distribution Spa.

Via alla nuova era delle batterie. Cosa cambia con l’entrata in vigore del D.Lgs. 29/2026

Via alla nuova era delle batterie. Cosa cambia con l’entrata in vigore del D.Lgs. 29/2026

Dallo scorso 7 marzo la Responsabilità dei Produttori è totale: dalla progettazione al fine vita. Obiettivi più alti, controlli digitali, sanzioni. I Consorzi EPR diventano il perno del sistema

Dal 7 marzo 2026, il Decreto Legislativo 188/2008, che ha regolato per quasi vent’anni la vita delle batterie in Italia, è stato ufficialmente superato. Al suo posto è subentrato il D. Lgs. 29/2026, il decreto che recepisce in Italia il Regolamento UE 2023/1542 e riscrive le regole per chi produce, importa o vende batterie. La differenza è netta: si passa da una norma che riguardava solo il fine vita a un vero e proprio sistema che disciplina l’intero ciclo di vita del prodotto. Progettazione, impronta di carbonio, contenuto di materiale riciclato, etichettatura, riuso, raccolta e riciclo entrano in un’unica cornice normativa.

Il cuore del Decreto è il rafforzamento del concetto di Responsabilità Estesa del Produttore. Chi immette una batteria sul mercato nazionale è responsabile della gestione (raccolta differenziata, trasporto, trattamento e riciclo), dell’informazione verso i consumatori sulle modalità di conferimento del rifiuto e della trasmissione dei dati sui flussi gestiti. L’adempimento a questi obblighi può avvenire, solo per alcune categorie, tramite sistemi individuali, riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE), o tramite Consorzi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Le nuove regole introducono un livello di controllo più stringente: statuti standardizzati, garanzie finanziarie obbligatorie e adesione vincolante al Centro di Coordinamento entro il 3 settembre 2026.

 

Nuovi obblighi per i marketplace

Il Regolamento introduce, per la prima volta, obblighi specifici per i marketplace online, colmando una lacuna storica nella gestione dei flussi di batterie immessi sul mercato. Viene confermata la possibilità per le piattaforme di e-commerce di semplificare le modalità di raccolta dei contributi ambientali dovuti dai venditori attivi sui marketplace attraverso il sistema “pay on behalf”, grazie al quale i siti di e-commerce dichiarano l’immesso sul mercato dei venditori che, per mezzo di essi, commercializzano prodotti (come le batterie) coperti da Responsabilità Estesa del Produttore. Questo intervento rafforza il principio EPR aiutando anche le piccole e medie imprese ad adempiere ai loro obblighi normativi, partecipando attivamente al finanziamento, per la gestione del fine vita dei loro prodotti.

Materie Prime Critiche: da rifiuto a risorsa strategica 

Il decreto riconosce le batterie esauste come una risorsa strategica. Per la prima volta vengono fissati obiettivi vincolanti di recupero per litio, cobalto e nichel, risorse al centro della strategia europea sulle Materie Prime Critiche. In un contesto di dipendenza da Paesi terzi e volatilità dei prezzi, il riciclo diventa una leva politica industriale. La gestione del rifiuto si lega direttamente alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla competitività delle filiere automotive e di accumulo energetico.

Dati, controllo e architettura del sistema

Il Registro nazionale dei produttori di batterie diventa uno degli strumenti operativi centrali del nuovo sistema. Integrato con il quadro europeo del Regolamento (UE) 2023/1542, consente di tracciare con precisione le quantità immesse sul mercato e di monitorare il rispetto degli obblighi ambientali. Il principio EPR si traduce in un sistema verificabile: ogni batteria immessa sul mercato deve rientrare in un flusso tracciato e controllato. Il Registro diventa così uno snodo essenziale per garantire trasparenza, prevenire comportamenti elusivi e assicurare che gli obiettivi di raccolta e riciclo fissati a livello europeo siano realmente rispettati. Parallelamente, il vecchio CDCNPA diventa Centro di Coordinamento Batterie con un ruolo potenziato: gestisce il registro telematico degli impianti di trattamento, supervisiona i flussi su scala nazionale e diventa responsabile dei target di raccolta nazionali. L’adesione, sia per i Sistemi Collettivi che per i Sistemi Individuali, è obbligatoria entro il 3 settembre 2026.

Obiettivi di raccolta più sfidanti

Sul fronte degli obiettivi di raccolta, l’asticella si alza in modo significativo. Per le batterie portatili si passa dal 45% previsto dal precedente quadro normativo a target ben più ambiziosi: il 63% entro il 2027 e il 73% entro il 2030, come stabilito dal Regolamento (UE) 2023/1542.

Si tratta di percentuali dalle quali l’Italia è ancora distante, considerando che oggi la raccolta si attesta intorno al 31% dell’immesso sul mercato, evidenziando un gap rilevante rispetto agli standard europei. A questi obiettivi si affiancano, per la prima volta in modo strutturato, target specifici per le batterie per la mobilità leggera (le cosiddette LMT, Light Means of Transport, come e-bike, monopattini e altri veicoli elettrici leggeri). Anche per questa categoria il Regolamento introduce obblighi progressivi di raccolta, fissati al 51% entro il 2028 e al 61% entro il 2031. L’inclusione delle LMT riflette la rapida diffusione di questi dispositivi nelle città europee e la necessità di gestire in modo efficace i relativi flussi a fine vita, che presentano caratteristiche diverse rispetto alle tradizionali batterie portatili.

Nel complesso, l’innalzamento dei target e l’estensione a nuove categorie rendono il sistema molto più esigente: non solo aumenta la quantità di rifiuti da intercettare, ma diventa essenziale migliorare l’efficienza della raccolta, rafforzare le infrastrutture e garantire una maggiore partecipazione di cittadini e operatori economici.

Consorzi EPR: da operatori a infrastruttura del sistema

In questo scenario, i Sistemi collettivi diventano l’infrastruttura che tiene insieme compliance, efficienza ed economie di scala. L’obbligo di aderire al Centro di Coordinamento e di adeguare gli statuti entro settembre 2026 spinge verso una governance più trasparente e controllabile.

Per accompagnare i Produttori in questa transizione, Erion Energy ha aggiornato procedure e servizi in linea con le nuove esigenze. “Stiamo lavorando per dare il nostro contributo al completamento dell’impianto normativo necessario a rendere pienamente operativo in Italia il Regolamento batterie. È un passaggio fondamentale per dare certezza agli operatori, rafforzare i sistemi di raccolta e garantire che gli obiettivi europei si traducano in risultati concreti lungo tutta la filiera delle batterie. In questo percorso è essenziale assicurare regole chiare, strumenti efficaci di tracciabilità e un coordinamento solido tra istituzioni e Consorzi, così da accompagnare in modo strutturato la transizione verso modelli sempre più sostenibili e circolari”, ha dichiarato Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy.

Batterie, quasi 9 milioni di kg raccolti nel 2025. L’Italia si prepara alla svolta europea

Batterie, quasi 9 milioni di kg raccolti nel 2025. L’Italia si prepara alla svolta europea

Il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori pubblica il Rapporto Annuale 2025 che fotografa un sistema che si avvale di oltre 15mila punti di raccolta su tutto il ter-ritorio nazionale e che si appresta ad affrontare le nuove sfide derivanti dall’attuazione a livello nazionale del Regolamento europeo

Ogni anno, milioni di italiani si liberano di pile scariche di uso quotidiano, come le batterie stilo alcaline o quelle a bottone al litio e quelle presenti nei più diffusi dispositivi elettronici, come smartphone e computer portatili. Dietro questo gesto quotidiano esiste un sistema organizzato e capillare coordinato dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA), l’organismo che garantisce il funzionamento unitario, omogeneo ed efficiente della filiera nazionale di raccolta e gestione delle batterie esauste. Questo sistema nel 2025 ha raccolto 8.868.248 chili di rifiuti di batterie portatili su tutto il territorio nazionale.

Un risultato presentato oggi nel proprio Rapporto Annuale 2025, un’edizione che assume un valore particolare: è al tempo stesso l’ultima fotografia del sistema secondo la precedente normativa e il punto di partenza per la transizione verso il nuovo quadro europeo – introdotto dal Regolamento UE 2023/1542 e armonizzato dal recente decreto legislativo 29 del 10 febbraio 2026 – all’insegna di un nuovo paradigma che ridisegna l’architettura istituzionale e operativa del settore.

Il report non è pertanto un semplice resoconto, ma la base da cui l’intera filiera deve muoversi per impostare i prossimi anni di lavoro insieme. A partire dalla raccolta: quanto conseguito nel corso del 2025 è di fatto il primo gradino di una scala che il sistema dovrà salire per conquistare i nuovi e sfidanti obiettivi che vengono richiesti al nostro Paese a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento europeo.

Il calo che non è un calo

Il confronto con il 2024 segna una flessione del 14,6%. Si tratta di un risultato che, a una prima lettura, potrebbe rappresentare una contrazione della capacità del sistema. Non è così. La diminuzione è infatti quasi interamente riconducibile alla nuova classificazione delle batterie introdotta nel corso dell’anno con l’entrata in vigore del regolamento europeo. La più puntuale definizione della categoria delle batterie portatili ha comportato una riclassificazione dei rifiuti, con la conseguente esclusione dei relativi quantitativi in alcune di queste categorie. Si tratta perciò di un effetto contabile che riflette il passaggio verso il nuovo perimetro normativo più che un arretramento delle performance di raccolta.

Lo conferma un indicatore chiave: la raccolta coordinata direttamente dal CDCNPA ha continuato a crescere anche nel 2025.

La rete cresce: 15.053 punti di raccolta in tutta Italia

Mentre si ridisegna il quadro normativo, la rete fisica di raccolta continua ad espandersi. Nel 2025 i punti iscritti al CDCNPA – punti vendita, centri di raccolta comunali, impianti di trattamento, grandi utilizzatori, centri di stoccaggio e centri di assistenza tecnica – hanno raggiunto quota 15.053, con una crescita del 3,56% sull’anno precedente e del 37,45% negli ultimi cinque anni.

La distribuzione geografica rivela due tendenze complementari: il Nord concentra oltre 7.300 punti, confermando la sua capillarità nell’ubicazione dei punti di raccolta disponibili; il Sud e le Isole registrano invece una crescita più sostenuta, con un incremento del 5,66% del numero dei punti a disposizione per il conferimento da parte dei cittadini.

Dal punto di vista della composizione della rete, oltre il 70% del totale è composto dai punti vendita della distribuzione che tuttavia incidono in misura alquanto limitata sui quantitativi complessivi raccolti. Al contrario, il contributo principale continua a provenire dai centri di raccolta comunali.

Il territorio: chi raccoglie cosa e dove

Il Nord Italia guida la raccolta con 6.498.852 kg. In testa il Piemonte con 2.316.331 kg, seguito da Lombardia (1.870.127 kg) e Veneto (1.073.009 kg).

Il Centro si attesta a 1.446.944 kg: oltre un terzo dei volumi di raccolta, pari a 547.847 kg, sono generati dal Lazio. Seguono la Toscana con 449.040 kg e le Marche con 229.355 kg.

Il Sud e le Isole raggiungono complessivamente 922.452 kg. Con 263.689 kg, la Campania è la regione che contribuisce con il maggiore quantitativo di rifiuti. Seguono la Sardegna con 181.062 kg e la Puglia con166.441 kg.

Oltre le batterie portatili: le batterie industriali e per veicoli

Il Rapporto 2025 comprende nel proprio perimetro anche le batterie industriali e per avviamento dei veicoli. Lo scorso anno i consorziati del CDCNPA hanno contribuito alla raccolta di 43.409.848 kg di questo tipo di batterie, con una flessione dell’8,73% rispetto all’anno precedente.

I dati si riferiscono solo alle attività dei soggetti aderenti al CDCNPA, poiché l’obbligo di rendicontazione esteso a tutti gli operatori del settore è in vigore soltanto a partire da quest’anno. Nei prossimi anni il quadro informativo sarà pertanto più completo e comparabile.

“Il 2025 segna un confine: da un lato il consolidamento di un sistema che ha dimostrato solidità e capacità di crescita, dall’altro l’apertura di una nuova fase, più esigente, dettata dal Regolamento europeo sulle batterie” dichiara Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori. “Con il decreto legislativo 29/2026, il ruolo del Centro di Coordinamento si rafforza, assumendo una funzione ancora più centrale nel garantire uniformità e coordinamento del sistema. Ma i numeri parlano chiaro: con un tasso di raccolta che oggi si attesta intorno al 31%, il nostro Paese è ancora molto distante dagli obiettivi europei e deve migliorare sensibilmente le proprie performance”.

“La priorità del CDCNPA sarà creare le condizioni perché il sistema cresca in modo costante e sostenibile” prosegue Castelli. “Intendiamo svolgere il nostro ruolo in modo più incisivo, sia sul piano dell’indirizzo operativo e di solidità dei dati sia su quello del dialogo istituzionale, e costruendo accordi stabili con tutti gli attori della filiera – Comuni, gestori del servizio pubblico, distributori, piattaforme digitali – per sostenere una crescita strutturale della raccolta”.

Tutte le novità del Decreto batterie: ne parliamo con Laura Castelli, presidente del Centro di coordinamento

Tutte le novità del Decreto batterie: ne parliamo con Laura Castelli, presidente del Centro di coordinamento

Dalle responsabilità per gli obiettivi di raccolta ai nuovi compiti assegnati al Centro di coordinamento, dagli statuti tipo ai quali i consorzi dovranno allinearsi fino al Tavolo nazionale batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento, ci aiuta a capire cosa cambia col decreto batterie

Nella gazzetta ufficiale del 6 marzo è stato pubblicato il Decreto Legislativo 10 febbraio 2026, n. 29 che adegua la normativa nazionale al regolamento europeo (UE) 2023/1542 sulle batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA), ha parlato di “cambiamento sostanziale”. EconomiaCircolare.com l’ha intervistata per capire meglio quali sono le novità introdotte con questa norma.

Laura Castelli, la prima importante novità contenuta nel decreto da poco pubblicato in gazzetta ufficiale è che il “Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA) cambia nome e diventa “Centro di Coordinamento batterie”.

Una semplificazione fortemente voluta da tutti gli attori del sistema per rendere più immediato il contesto di riferimento e adeguarlo alle evoluzioni tecnologiche in corso. Il cambio della denominazione è uno dei primi passi per l’evoluzione del Centro di Coordinamento nel nuovo ruolo istituzionale, ora stiamo lavorando ad un aggiornamento anche della veste grafica.

LE NOVITÀ PER CONSUMATORI E CONSUMATRICI

A nome della categoria dei giornalisti ringrazio: titolare usando “CDCNPA” non era facile. Veniamo al dunque. Commentando il decreto lei ha parlato di un “cambiamento sostanziale”. E partiamo dagli utenti finali, i consumatori e le consumatrici che devono liberarsi di pile esauste. Cosa cambia per loro?

Dovrebbe essere per gli utenti molto più facile sapere che le batterie (parliamo di batterie portatili) vanno raccolte in maniera differenziata e più facile sapere dove vanno conferite, dove vanno buttate.

Perché il condizionale?

Uso il condizionale perché ho due perplessità.

La prima. La nuova normativa prevede che tutti i consorzi debbano investire almeno il 3% dei ricavi derivanti dal contributo ambientale dell’anno precedente in attività di comunicazione nell’anno successivo.

Si tratta di sensibilizzare il cittadino sulla raccolta differenziata delle batterie; di creare la necessaria awareness per far crescere la raccolta. Quindi è necessario capire se questo 3% possa essere sufficiente. A mio avviso, rischia di essere un importo molto ridotto, ma è meglio di niente: questo perché stiamo parlando di una cifra complessiva a livello di sistema consortile abbastanza limitata, nell’ordine di qualche centinaia di migliaia di euro. Ma è comunque importante che ci sia questa attenzione all’aspetto comunicativo.

Prima del decreto la comunicazione era uno dei doveri dei consorzi, ma senza il vincolo del 3%, giusto?

Sì, ogni consorzio era libero di decidere. Prima era il singolo consorzio che prendeva l’iniziativa e convinceva i suoi soci che quelli in comunicazione erano soldi ben spesi. Adesso lo dice il decreto.

Al di là della mole degli investimenti, anche in passato si è fatta comunicazione. C’è forse un problema di qualità oltre che di quantità?

Arriviamo al secondo motivo per il quale prima usavo il condizionale. E in questo caso porto l’esperienza di studi svolti da alcuni consorzi. A ottobre scorso, ad esempio, è stato commissionato un campionamento del rifiuto indifferenziato, studio che poi è stato messo a fattor comune col Centro di coordinamento È stato analizzato il rifiuto indifferenziato per vedere quante batterie ci sono. Cosa è emerso? Che nel canale ufficiale, monitorato dal Centro di coordinamento, vengono raccolte più o meno 5.000 tonnellate di rifiuti di batterie portatili; ma ne risulterebbero altre 5.000 nell’indifferenziato. Quindi in tanti ancora buttano le batterie nel sacco nero.

Decreto batterie, ecco cosa cambia

Decreto batterie, ecco cosa cambia

Novità sulla classificazione di batterie e accumulatori, sui requisiti per i consorzi e gli impianti di trattamento. Castelli (CdC batterie): “Il sistema di gestione delle batterie esauste cambierà in maniera sostanziale”

Novità importanti nella gestione di pile e accumulatori esausti. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (la n. 54 del 6 marzo 2026) il Decreto Legislativo 10 febbraio 2026, n. 29: contiene “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2023/1542 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2023, relativo alle batterie e ai rifiuti di batterie, che modifica la direttiva 2008/98/CE e il regolamento (UE) 2019/1020 e abroga la direttiva 2006/66/CE”. Con l’entrata in vigore della norma, il 7 marzo scorso, si passa ad un approccio più compiutamente circolare lungo tutto il ciclo di vita, cambia il modo in cui le batterie devono essere progettate, immesse sul mercato, utilizzate, tracciate e poi raccolte e riciclate.

Vediamo cosa prevede la norma.

Come cambia la classificazione di pile e accumulatori

Il decreto aggiorna la classificazione delle batterie e degli accumulatori, tenendo conto delle tipologie e degli usi più recenti.

Le categorie indicate dal decreto, in linea col regolamento europeo, sono:

  • Batterie portatili;
  • Batterie industriali;
  • Batterie Starting Lightning Ignition (SLI, quelle dei veicoli a combustione interna, ad esempio);
  • Batterie Light Means of Transport (LMT, quelle dei monopattini elettrici, ad esempio);
  • Batterie Electric Vehicle (EV, quelle delle auto elettriche).

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