L’EPR per i tessili non può fermarsi alla frontiera: serve una responsabilità globale dei produttori

L’EPR per i tessili non può fermarsi alla frontiera: serve una responsabilità globale dei produttori

Studio Eunomia per EEB: estendere la copertura dei costi della gestione dei rifiuti tessili oltre il punto di esportazione offre una via pratica per colmare un’importante lacuna normativa

L’Europa sta rafforzando la responsabilità estesa del produttore (EPR) per il settore tessile, ma resta un problema irrisolto: che cosa accade quando un capo usato (o presunto tale) viene esportato fuori dall’Unione e diventa rifiuto migliaia di chilometri fuori dai confini dell’Unione? “Gli schemi EPR sono sempre più concepiti per rafforzare il riutilizzo a livello nazionale, mentre la realtà dei mercati globali del riuso fa sì che la maggior parte dei tessili riutilizzati continui a muoversi oltre i confini nazionali”, si legge in un rapporto di Eunomia per lo European Environmental Bureau (EEB).

Ogni anno, infatti, enormi quantità di abiti usati (o presunti tali) lasciano l’Europa dirette soprattutto verso Africa e Asia. Ma insieme ai vestiti non viaggiano le risorse versate – o che in futuro verranno versate – dai produttori per gestirne il fine vita. La strada esplorata dal rapporto per provare a colmare questo vuoto è quella di estendere l’EPR oltre i confini europei, verso una “Global EPR”.

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Il tessile usato che esce dall’UE: una responsabilità geograficamente limitata

Il report “Fashion Redress – Exploring policy options for EPR fee transfer mechanisms between used clothing exporting and importing countries” ci ricorda che la dimensione del fenomeno è rilevante. Tra il 2005 e il 2023 le esportazioni di tessili usati dall’UE verso Paesi terzi sono quasi raddoppiate, passando da 760 mila a 1,37 milioni di tonnellate. Nel 2023 il 45% era diretto in Africa e il 43% in Asia.

Una volta varcati i confini europei, però, questi prodotti escono di fatto dal sistema finanziato attraverso i contributi EPR: quando diventano rifiuti, i costi di raccolta, trattamento e smaltimento finiscono così per gravare sui Paesi importatori, comprese amministrazioni locali, operatori informali e comunità.

“La responsabilità finanziaria – chiarisce il report – non segue in modo coerente i flussi di materiali e i costi della gestione a fine vita ricadono sugli attori dei Paesi importatori che non rientrano nei sistemi finanziati dall’UE”. Il rapporto realizzato per EEB punta i riflettori proprio su questa enorme contraddizione rispetto al principio del “chi inquina paga”, che è alla base dell’EPR.

Con la revisione della direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri dovranno istituire sistemi EPR per tessili e calzature entro il 17 aprile 2028. Ma la responsabilità finanziaria continua sostanzialmente a fermarsi alla frontiera quando gli indumenti vengono esportati come beni destinati al riuso.

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Foto: Canva

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Serve un “Global EPR”, ma come?

Da qui l’ipotesi di una “Global EPR”: una parte delle risorse raccolte dai produttori europei dovrebbe seguire, almeno finanziariamente, i flussi di tessili usati e contribuire alla loro gestione nei Paesi dove arriveranno effettivamente a fine vita. Le risorse potrebbero finanziare raccolta, selezione, riciclo e smaltimento sicuro, ma anche attività capaci di prolungare la vita dei prodotti, come riparazione, riuso e miglioramento dei sistemi locali di selezione.

Sul come – dal punto di vista sia finanziario sia organizzativo – raggiungere questo ambizioso obiettivo, Eunomia non indica un modello unico. Tra le opzioni analizzate c’è la raccolta dei contributi attraverso le organizzazioni nazionali di responsabilità dei produttori, con successivo trasferimento attraverso un fondo o un organismo di coordinamento europeo. Nei Paesi destinatari le risorse potrebbero essere amministrate da autorità pubbliche, enti locali, sistemi EPR nazionali o altri soggetti.

Uno degli scenari più avanzati prevede una governance condivisa tra UE e Paesi importatori e una gestione decentralizzata dei fondi, con il coinvolgimento anche di municipalità, organizzazioni della società civile e operatori informali.

“Qualsiasi meccanismo – spiegano Eunomia ed EEB – dovrebbe essere graduale e adattivo. Date le attuali limitazioni dei dati, un punto di partenza semplice è probabilmente più realistico rispetto a un modello altamente complesso fin dall’inizio”. I volumi delle esportazioni o i contributi in percentuale fissa potrebbero costituire una base iniziale, da integrare con approcci più raffinati man mano che aumentano i dati disponibili e si rafforzano le capacità operative.

Saranno inoltre essenziali solide misure di salvaguardia per i dati e sistemi robusti di audit e verifica per monitorare i flussi materiali e finanziari e gestire rischi come l’uso improprio dei fondi, la doppia contabilizzazione e l’esclusione degli attori informali. Tali requisiti dovranno tuttavia rimanere proporzionati, tenendo conto delle realtà dei sistemi dei Paesi importatori.

E poi resta da stabilire quanto far pagare. Il rapporto prende in esame contributi basati sui costi stimati del fine vita, tariffe per tonnellata esportata, una percentuale aggiuntiva sui contributi EPR già versati oppure sistemi modulati in base a durata, riparabilità, riciclabilità e qualità dei prodotti.

 

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Abiti ancora indossabili, ma senza mercato: il paradosso globale della moda circolare

Abiti ancora indossabili, ma senza mercato: il paradosso globale della moda circolare

Rapporto Fashion for Good e Circle Economy: “Senza interventi più mirati in diverse parti della catena del valore per rafforzare le infrastrutture di gestione dei rifiuti e riequilibrare il commercio globale, il riuso rischia di funzionare come un mercato parallelo anziché agire da contrappeso circolare”

Il riuso può allungare la vita dei vestiti, creare occupazione e ridurre la quantità di rifiuti tessili. Ma non può, da solo, compensare un sistema fondato sulla sovrapproduzione e sulla vendita di capi nuovi a prezzi sempre più bassi. È la conclusione più importante di Sorting for Circularity: Project Rewear, il rapporto pubblicato da Fashion for Good e Circle Economy, che analizza il mercato dell’abbigliamento usato in Europa e i suoi collegamenti con Ghana e Pakistan.

Il dato di partenza è – come i lettori di EconomiaCircolare.com sanno –  un’industria ancora quasi interamente lineare: come ricordano Fashion for Good e Circle Economy, appena lo 0,3% dei materiali impiegati nella moda rimane in circolazione dopo che il primo acquirente se ne è disfatto. Mentre ogni anno vengono scartati oltre 92 milioni di tonnellate di prodotti tessili. Esistono ovviamente forme di economia circolare della moda (lo studio usa il termine ‘rewear’ per indicare non solo la vendita di seconda mano, ma anche riparazione, noleggio, scambio, upcycling) ma “senza interventi più mirati in diverse parti della catena del valore per rafforzare le infrastrutture di gestione dei rifiuti e riequilibrare il commercio globale, il ‘rewear’ rischia di funzionare come un mercato parallelo anziché agire da contrappeso circolare per risolvere il problema dei rifiuti nel settore della moda”.

Il paradosso europeo: i vestiti sono utilizzabili, ma ripararli non conviene

La ricerca ha esaminato 8.280 capi provenienti da impianti di selezione nei Paesi Bassi, in Spagna, Polonia e Lituania, affiancando all’analisi materiale interviste con operatori della raccolta, della selezione, della vendita e della riparazione.

Il risultato mette in discussione l’idea che i vestiti vengano scartati soprattutto perché ormai inutilizzabili. Il 37% dei capi analizzati non presentava alcun danno e un altro 41% aveva soltanto un difetto di lieve entità. “La maggior parte degli indumenti scartati è ancora in buone condizioni”, spiega il report: semplici operazioni di lavaggio, rimozione dei pallini o piccola riparazione potrebbero aumentare la durata e il valore di molti prodotti. Ma a impedire queste operazioni sono le stesse dinamiche che in questi mesi in Italia e in Europa stanno mettendo in crisi il riciclo e la raccolta differenziata delle plastiche: l’economia circolare è pur sempre economia, e in mancanza di una scelta politica che decida di incentivarne gli strumenti – come, appunto, la riparazione – scaraventa fuori mercato quelle imprese che la praticano (con benefici ambientali ed economici per la collettività). Il problema è riconoscere economicamente questi benefici.

Tornando ai tessili, il costo della manodopera, della logistica inversa, della pulizia e della verifica dei prodotti supera spesso il possibile prezzo di rivendita. In uno degli impianti studiati dagli estensori del report, su circa 47 milioni di chilogrammi raccolti in un anno ne sono stati riparati appena 50. Gli interventi vengono quindi riservati soprattutto ai capi di lusso, mentre la maggior parte dello stock passa direttamente dalla selezione all’esportazione o al riciclo.

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Ghana’s Kantamanto market. Foto: Fashion for Good e Circle Economy

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Infrastrutture e competenze

Non bisogna trascurare poi la questione delle competenze e delle infrastrutture. Al di là dei vincoli economici, si legge infatti nel report, “la mancanza di preparazione al riutilizzo riflette lacune più ampie in termini di competenze e infrastrutture. Le attività di rinnovamento come la pulizia, la rimozione dei pelucchi, le riparazioni e il restauro richiedono competenze specifiche, risorse, spazi e tecnologie dedicate”. Molti operatori, “in particolare le organizzazioni senza scopo di lucro, non sono in grado di dare priorità a questa attività o di elaborare strategie su larga scala e, anche quando la preparazione al riutilizzo avviene, tende ad essere marginale rispetto ai volumi complessivi trattati”.

Il rapporto conferma che “l’Europa dispone di scorte abbondanti di capi tecnicamente riutilizzabili e di infrastrutture in crescita, oltre che di un contesto politico proattivo e relativamente progressista”. Ma sostiene anche che, “senza ulteriori cambiamenti a livello politico e di mercato che premino la preparazione al riutilizzo e contrastino le pressioni sui prezzi esercitate dal settore della moda, la maggior parte dei capi non realizzerà mai il proprio potenziale di riutilizzo”.

Certamente, un’opportunità è rappresentata dalla nuova Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) a livello UE per i prodotti tessili.

Ghana e Pakistan, la circolarità sulle spalle dei Paesi importatori

Il rapporto segue poi i flussi dei tessili usati oltre i confini europei. Nel mercato di Kantamanto, ad Accra (Ghana), arrivano secondo le stime circa 15 milioni di capi ogni settimana. Commercianti, sarti, riparatori e operatori dell’upcycling costruiscono intorno a questi indumenti una vera economia circolare, capace di generare reddito e sottrarre grandi quantità di tessili alla discarica.

 

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Divieto di distruzione dei tessili invenduti, Q&A

Divieto di distruzione dei tessili invenduti, Q&A

Il divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti è scattato ieri per le grandi aziende. Vi raccontiamo da quali norme deriva, per quali prodotti vale, per quali aziende, quali eccezioni prevede, quali sono i rischi di elusione

Da ieri, 19 luglio, le grandi imprese che mettono sul mercato prodotti tessili non potranno più impiegare la pratica – per alcune quasi un modello di business – della distruzione dell’invenduto.

Secondo Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda e referente associativo per il consorzio retex.green, il divieto rappresenta “una novità radicale: perché gli invenduti, soprattutto per alcune tipologie di aziende, marchi e prodotti – quelli che hanno proprietà intellettuale interna – sono pesanti dal punto di vista quantitativo. E poi la distruzione era prassi consolidata”. “Storicamente la filiera del tessile ha fatto ricorso alla distruzione dell’invenduto per proteggere l’esclusività dei marchi”, conferma a EcononimiaCircolare.com Eleonora Rizzuto, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo. Michele Priori, direttore generale di Cobat Tessile, ne fa soprattutto una questione di tipologie di impresa: “La distruzione dell’invenduto – ha detto – non ha mai rappresentato una pratica generalizzata nel sistema produttivo italiano, caratterizzato da un’elevata qualità delle produzioni e da una forte propensione alla valorizzazione dei materiali”. Si tratterebbe piuttosto “di un fenomeno che ha interessato principalmente specifici segmenti del mercato, legati a elevate rotazioni di prodotto o a particolari modelli distributivi”. Insomma la bussola punta più verso la fast fashion”.

Raccontiamo qui, attraverso una serie di Questions&Answers, di cosa si tratta.

 

Quando parte il divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti?

Il divieto è partito ieri, ma non riguarda tutte le imprese. Dal 19 luglio sono infatti tenute ad allinearsi solo le grandi imprese; le medie dovranno farlo a partire dal 19 luglio 2030, mentre micro e piccole aziende sono esentate.

Questa esenzione non permette di escludere forme di elusione del divieto. Già durante la scrittura della norma, Commissione, Parlamento UE e Consiglio hanno vietato la possibilità che imprese che non rientrano nel perimetro della norma (quindi micro e piccole) possano distruggere beni di altre aziende, offrendosi di fatto come un cavallo di Troia.

Meno semplice prevenire l’elusione delle grandi imprese sottoposte al regolamento che abbiano store e magazzini in paesi non UE, dove quindi il regolamento non si applica: sarà facile dirottare gli invenduti verso quei magazzini o negozi e poi disfarsene.

“Mettiamo una multinazionale che ha negozi e magazzini fuori dall’Unione Europea, in Gran Bretagna per dire, oppure nei paesi dell’est: si potranno inviare lì i prodotti invenduti e poi distruggerli, perché lì non vige il diritto comunitario”, spiega Chezzi.

Quali norme prevedono il divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti?

Il divieto è contenuto nel Capo VI (“Distruzione dei prodotti invenduti”) del Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation): il cosiddetto regolamento ecodesign. Il regolamento interviene infatti su tutte le fasi della vita dei beni, dalla progettazione al fine vita.

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Foto: Canva

Cosa si intende per “prodotto invenduto”? E cosa per “distruzione”?

Chiariamo che per “prodotto di consumo invenduto” la norma europea intende surplus, scorte in eccesso e rimanenze, prodotti restituiti dal consumatore in virtù del diritto di recesso.

Più delicato, e forse controintuitivo, il concetto di “distruzione”, che comprende “le ultime tre attività relative alla gerarchia dei rifiuti, segnatamente riciclaggio, recupero di altro tipo e smaltimento. La preparazione per il riutilizzo, compresi il ricondizionamento e la rifabbricazione, non dovrebbe essere considerata distruzione”.

Quali prodotti tessili sono interessati dal divieto di distruzione dell’invenduto?

Il divieto riguarda prodotti tessili e di pelletteria (inclusi accessori) e calzaturieri. Sono inclusi indumenti e accessori, anche in cuoio e pelli (naturali o meno), a maglia, all’uncinetto. E poi cappelli e copricapi, guanti e altri prodotti tessili. E poi le calzature.

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Raccogli-AMO: il progetto di raccolta dei tessili nei negozi delle città italiane

Raccogli-AMO: il progetto di raccolta dei tessili nei negozi delle città italiane

Lanciata da Erion Textiles, l’iniziativa ha preso il via a Napoli il 27 maggio, per poi estendersi a Torino. Il progetto sperimenta nuovi modelli di conferimento dei rifiuti tessili nei punti vendita e accompagna il settore verso l’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR)

C’è un nuovo modo per raccogliere i rifiuti tessili: renderlo semplice, vicino alle persone e integrato nei luoghi in cui gli abiti vengono acquistati. È da questa idea che nasce Raccogli-AMO, il progetto promosso da Erion Textiles per sperimentare un modello innovativo di raccolta dei prodotti tessili a fine vita, coinvolgendo retailer, operatori della gestione dei rifiuti e cittadini.

L’obiettivo di Raccogli-Amo è duplice: da un lato aumentare la raccolta dei rifiuti tessili, dall’altro costruire una filiera sempre più efficiente, trasparente e tracciabile, anticipando il modello che accompagnerà l’entrata a regime dell’EPR. Grazie a Raccogli-Amo, i consumatori possono conferire gratuitamente, nei punti vendita aderenti all’iniziativa, i capi di abbigliamento che non utilizzano più o giunti a fine vita. I rifiuti tessili saranno ritirati e avviati presso filiere autorizzate gestite dall’operatore incaricato per la raccolta differenziata sul territorio. In base allo stato dei materiali, alla loro composizione e alle condizioni di mercato, i tessili potranno essere destinati a riuso, riciclo, valorizzazione energetica o, se non esistono alternative tecnicamente praticabili, a smaltimento.

Il progetto pilota lanciato a Napoli

L’iniziativa, presentata in occasione dell’ultimo Green Med Symposium, è stata avviata il 27 maggio a Napoli con il lancio del progetto pilota in cinque punti vendita della città, realizzato grazie alla collaborazione con ASIA Napoli e la cooperativa sociale Ambiente Solidale. Il test ha consentito di sperimentare sul campo il conferimento dei capi usati direttamente presso i negozi aderenti, raccogliendo dati utili, osservando le abitudini dei consumatori e affinando un modello operativo in vista dell’entrata in vigore del nuovo regime di Responsabilità Estesa del Produttore per il settore tessile.

Lo step due: Torino

Dallo scorso 1° luglio, è stata estesa l’iniziativa in 11 negozi di alcuni dei principali marchi della moda della città di Torino, grazie alla collaborazione con Amiat Gruppo Iren e Humana People to People Italia.

Il percorso della campagna potrà ampliarsi ulteriormente attraverso nuove attivazioni sul territorio, con l’obiettivo di raccogliere dati e informazioni per contribuire alla costruzione di un sistema nazionale capace di trasformare i rifiuti tessili in nuove risorse per l’economia circolare.

L’importanza della raccolta

Secondo l’Osservatorio condotto da Ipsos Doxa Italia per Erion Textiles, in Italia negli ultimi 12 mesi 2 italiani su 3 si sono disfatti di vestiti (66%) e circa 6 su 10 di scarpe (57%). Una quota significativa di prodotti tessili viene ancora conferita nei canali sbagliati, riducendo le possibilità di riuso e riciclo. Se si escludono stracci e prodotti danneggiati (45%), le percentuali di conferimento scorretto a livello nazionale sono: scarpe (25%), borse e cinture (23%), tessili per la casa (18%) e vestiti (11%).

Inoltre, dalle analisi dei database europei svolte da Erion in collaborazione con dss+, in Europa sono state generate circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 kg per abitante. Tuttavia, solo una parte limitata di questi rifiuti viene oggi intercettata da filiere dedicate che gestiscono 1,95 milioni di tonnellate e meno dell’1% di queste è avviato a riciclo.

Luca Campadello, Direttore Generale di Erion Textiles: “Il nostro obiettivo è contribuire a organizzare la nuova filiera EPR del Tessile in linea con la visione dei Produttori di moda-abbigliamento”

“Ogni anno in Europa vengono generati circa 16 kg di rifiuti tessili per abitante, ma solo una piccola parte viene raccolta correttamente e meno dell’1% torna a nuova fibra tessile. Per questo è fondamentale affidare ai Produttori la responsabilità di costruire e organizzare la futura filiera del tessile a fine vita. La sperimentazione di raccolta in alcuni dei punti vendita più conosciuti dei nostri soci va in questa direzione”, dichiara Luca Campadello, Direttore Generale di Erion Textiles. “In questo caso si può davvero dire che l’unione fa la forza. Il Consorzio ha messo a disposizione dei propri soci competenze operative e di comunicazione, rendendo possibile la realizzazione di un’iniziativa innovativa che difficilmente avrebbe potuto essere sviluppata in modo altrettanto efficace da una singola azienda”.

 

     

Raccogli-AMO in linea con il progetto LIFE4EPR

Raccogli-AMO rappresenta una delle iniziative con cui Erion Textiles intende contribuire alla costruzione di un modello operativo efficace per la raccolta dei rifiuti tessili, un modello che dovrà essere armonizzato con gli altri Paesi Europei in coerenza con gli obiettivi del progetto LIFE4EPR. Lanciato nel 2025 e cofinanziato dall’Unione europea, LIFE4EPR è un progetto sviluppato da sei partner internazionali, tra cui Erion, che punta a sbloccare il pieno potenziale della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in tutta l’UE.

EPR Tessile in Europa: Erion Textiles coordina lo studio EURATEX al Textile PRO Forum

EPR Tessile in Europa: Erion Textiles coordina lo studio EURATEX al Textile PRO Forum

La frammentazione delle regole tra i diversi Paesi rischia di rallentare la transizione circolare della moda. Una nuova analisi, guidata dal Consorzio, mappa i sistemi europei e propone soluzioni concrete a favore delle aziende.

Mentre l’Europa accelera nella definizione delle regole per il futuro dell’EPR tessile, la transizione ecologica del settore della moda si trova a fare i conti con un ostacolo frenante: la frammentazione burocratica. Gestire la Responsabilità Estesa del Produttore su scala internazionale significa oggi scontrarsi con un labirinto di registrazioni, scadenze e requisiti che variano profondamente da uno Stato membro all’altro. Un mosaico normativo che appesantisce i processi aziendali anziché agevolare la circolarità.

Per rispondere a questa esigenza di semplificazione, durante il Textiles PRO Forum è stato presentato il nuovo Studio “Toward harmonised Textile EPR Systems in Europe: analysis and recommendations”. La ricerca, coordinata da Viola Corbellini, Strategic Development and Innovation Expert di Erion Textiles, ha mappato le richieste e le procedure adottate da 12 sistemi collettivi in 11 Paesi europei.

L’obiettivo del lavoro è chiaro: analizzare i modelli attuali per individuare opportunità concrete di armonizzazione e definire un “nucleo comune” di regole e processi standardizzati.

I risultati dell’analisi: un panorama frammentato

I dati emersi dalla ricerca confermano la totale assenza di un approccio uniforme a livello europeo. Le discrepanze toccano ogni fase del processo di compliance.

Sul piano della registrazione, le tempistiche oscillano tra finestre aperte tutto l’anno e obblighi di iscrizione preventiva, gestiti attraverso piattaforme e canali totalmente differenti. La reportistica presenta scadenze delle dichiarazioni che variano da annuali a mensili, senza standard comuni sul livello di dettaglio richiesto per tracciare il riciclo o la riparabilità dei materiali. Anche i pagamenti seguono modelli asimmetrici, con differenze su scadenze, acconti e metodi di calcolo dei contributi ambientali.

Una frammentazione che non solo aumenta il carico burocratico per brand e retailer, ma riduce la comparabilità dei dati a livello europeo, indebolendo l’efficacia stessa dei controlli.

La strada verso la semplificazione

Tra le priorità individuate dal report per superare l’attuale stallo burocratico figurano: definizioni più chiare degli obblighi dei produttori, un insieme di dati uniforme per le registrazioni, calendari di reportistica allineati, canali semplificati per le piccole imprese e sistemi digitali interoperabili.

“In Erion Textiles crediamo che la compliance debba essere efficace, ma anche semplice e scalabile per le aziende che operano sui mercati europei” ha dichiarato Viola Corbellini. “Partecipare a questi confronti internazionali significa contribuire attivamente a costruire un sistema più armonizzato e supportare brand, produttori e retailer nell’affrontare gli obblighi EPR con maggiore chiarezza, permettendo loro di concentrarsi sulla reale transizione circolare”.

Erion Textiles porta “RACCOGLI-AMO” a Torino: 11 negozi per dare nuova vita ai rifiuti tessili

Erion Textiles porta “RACCOGLI-AMO” a Torino: 11 negozi per dare nuova vita ai rifiuti tessili

Dopo la sperimentazione avviata a Napoli, il progetto pilota per la raccolta in negozio si estende anche al capoluogo piemontese in collaborazione con Amiat Gruppo Iren e Humana.

Erion Textiles, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei rifiuti tessili, porta “Raccogli-AMO” a Torino a partire dal mese di luglio, segnando una nuova tappa del progetto pilota per la raccolta della frazione tessile in negozio, avviato a Napoli a maggio 2026. Nel capoluogo piemontese, undici punti vendita dei principali brand di moda hanno già aderito all’iniziativa, aprendo le porte a una nuova abitudine di consumo responsabile.

Si tratta di un progetto dalla duplice importanza: da un lato, sensibilizzare i consumatori sul corretto conferimento dei rifiuti tessili, dall’altro sperimentare gli obblighi normativi legati all’avvio operativo del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore moda-abbigliamento in Italia, il cui arrivo è previsto entro l’estate 2026. Un passaggio quanto mai necessario, considerato che in Europa si generano circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 kg per abitante. Purtroppo, solo il 28% (pari a 1,95 milioni di tonnellate) viene differenziato correttamente. Il restante 72%, circa 5 milioni di tonnellate[1], finisce nel “sacco nero” senza che avvenga alcun recupero di materiale.

Il progetto è realizzato in collaborazione con Amiat Gruppo Iren e Humana People to People Italia. A questo link https://eriontextiles.it/it/raccogli-amo/ è possibile trovare tutte le informazioni con i negozi aderenti e con la tipologia di rifiuti che si possono conferire.

Come funziona Raccogli-AMO?

I consumatori potranno conferire gratuitamente, nei punti vendita aderenti all’iniziativa, i capi di abbigliamento che non utilizzano più o giunti a fine vita. I rifiuti tessili saranno ritirati e avviati presso filiere autorizzate gestite da Humana People to People Italia, l’operatore incaricato per la raccolta differenziata della frazione tessile sul territorio.

In base allo stato dei materiali, alla loro composizione e alle condizioni di mercato, i tessili potranno essere destinati a riuso, riciclo, valorizzazione energetica o, se non esistono alternative tecnicamente praticabili, a smaltimento.

Non tutti i rifiuti tessili hanno lo stesso destino: proprio per questo la corretta modalità di conferimento rappresenta un elemento centrale della sperimentazione.

“Con Torino il progetto Raccogli-AMO compie un passo decisivo, portando la sperimentazione in uno dei principali poli urbani del Nord Italia. Affidare ai Produttori la responsabilità di costruire la filiera del tessile a fine vita è fondamentale per cambiare la cultura del conferimento nel nostro Paese — e inizia da qui, dai negozi, dai luoghi dove i consumatori già acquistano i propri capi”, dichiara Fulvio Matteoni, Presidente di Erion Textiles.

“Abbiamo aderito convintamente al progetto Raccogli-AMO perché rappresenta un passo concreto per rendere sempre più semplice e accessibile per i cittadini il corretto conferimento dei rifiuti tessili, che rappresentano oggi una filiera molto complessa da gestire – dichiara Paola Bragantini, Presidente di Amiat Gruppo Iren – Portare la raccolta nei luoghi di acquisto rafforza una cultura della responsabilità condivisa e potrà migliorare la qualità dei materiali raccolti, contribuendo allo sviluppo di filiere sempre più sostenibili e orientate al riuso e al riciclo sul territorio”.

“Aderire a Raccogli-AMO significa mettere al servizio di un importante progetto le competenze che Humana People to People Italia ha sviluppato in oltre 25 anni di attività nella gestione del tessile post consumo. Sappiamo come funziona questa filiera in ogni suo passaggio: dalla raccolta alla selezione fino alla valorizzazione del materiale. È proprio la trasparenza del processo – la capacità di tracciare il percorso dei capi e rendicontare gli impatti generati – che trasforma un gesto semplice per il cliente in un contributo concreto, sociale e ambientale. Un’opportunità che, come Humana, abbracciamo con convinzione, mettendo la nostra esperienza a disposizione dei consumatori e dell’intero sistema”, dichiara Felipe Gana, COO & Development Director di Humana People to People Italia.

“Il retail può svolgere un ruolo determinante nella diffusione di comportamenti di consumo più sostenibili. Progetti come Raccogli-AMO dimostrano come i punti vendita possano diventare un anello strategico della filiera dell’economia circolare, avvicinando i consumatori a una corretta gestione dei prodotti a fine vita. In vista dell’introduzione del sistema EPR per il tessile, iniziative di questo tipo rappresentano un’opportunità concreta per testare nuovi modelli operativi e rafforzare la collaborazione tra imprese, istituzioni e cittadini. Confimprese è lieta di dare il proprio supporto all’iniziativa e ne condivide i valori sottostanti”, dichiara Mario Resca, Presidente Confimprese.

Perché una sperimentazione sulla raccolta dei rifiuti tessili

Secondo l’Osservatorio condotto da Ipsos Doxa Italia per Erion Textiles, in Italia negli ultimi 12 mesi 2 italiani su 3 si sono disfatti di vestiti (66%) e circa 6 su 10 di scarpe (57%). Una quota significativa di prodotti tessili viene ancora conferita nei canali sbagliati, riducendo le possibilità di riuso e riciclo.

Se si escludono stracci e prodotti danneggiati (45%), le percentuali di conferimento scorretto a livello nazionale sono: scarpe (25%), borse e cinture (23%), tessili per la casa (18%) e vestiti (11%).

L’iniziativa si inquadra nelle attività che Erion Textiles sta portando avanti per accompagnare il settore verso l’introduzione del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) nel settore tessile, tra cui il progetto LIFE4EPR, co-finanziato dall’Unione Europea. Attraverso l’analisi dei principali sistemi EPR europei e la condivisione con produttori e consumatori dei futuri obblighi previsti dalla normativa, il progetto contribuirà ad accrescere la consapevolezza dell’intera filiera per un’implementazione armonizzata dell’EPR in Europa.

Le rilevazioni raccolte nei punti vendita di Torino andranno ad affiancare quelle già avviate a Napoli, permettendo a Erion Textiles di costruire una mappatura più completa delle abitudini di conferimento da Nord a Sud, in vista dell’introduzione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile.


[1] Fonte: Dati european atlas dss+

Raccogli-AMO: Erion Textiles sperimenta la raccolta dei rifiuti tessili direttamente nei negozi

Raccogli-AMO: Erion Textiles sperimenta la raccolta dei rifiuti tessili direttamente nei negozi

Sensibilizzare i cittadini, semplificare il conferimento dei rifiuti tessili e preparare il settore moda all’introduzione del nuovo regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): sono questi gli obiettivi di “Raccogli-AMO”, il progetto pilota lanciato da Erion Textiles in occasione del Green Med Symposium di Napoli.

L’iniziativa nasce per testare sul campo un nuovo modello di raccolta dei rifiuti tessili post-consumo direttamente nei punti vendita aderenti, coinvolgendo alcuni tra i principali retailer soci del Consorzio. La sperimentazione prende il via a Napoli grazie alla collaborazione con ASIA Napoli e la cooperativa sociale Ambiente Solidale, con l’obiettivo di raccogliere dati e sviluppare buone pratiche replicabili su scala nazionale.

I cittadini potranno conferire gratuitamente capi di abbigliamento, scarpe e altri prodotti tessili non più utilizzati presso i negozi coinvolti nel progetto. I materiali raccolti saranno poi avviati a filiere autorizzate, dove potranno essere destinati a riuso, riciclo o altre forme di valorizzazione, in base alle loro condizioni e composizione.

Il progetto si inserisce nel percorso di preparazione all’avvio operativo del sistema EPR per il settore tessile in Italia, previsto entro l’estate 2026. Un cambiamento importante che introdurrà nuovi obblighi per i produttori e nuove opportunità per lo sviluppo dell’economia circolare nel comparto moda-abbigliamento.

Secondo i dati presentati da Erion Textiles, ogni anno in Europa vengono generati circa 16 kg di rifiuti tessili per abitante, ma solo una parte limitata viene raccolta correttamente e meno dell’1% torna a nuova fibra tessile. Anche in Italia persistono errori nel conferimento: scarpe, accessori e tessili per la casa finiscono spesso nei canali sbagliati, riducendo le possibilità di recupero e riciclo.

“Raccogli-AMO” punta quindi non solo a migliorare la raccolta, ma anche a promuovere una maggiore consapevolezza tra consumatori, aziende e istituzioni sul valore dei materiali tessili a fine vita. La sperimentazione rappresenta inoltre un esempio concreto di collaborazione tra imprese, operatori ambientali e amministrazioni locali per costruire una filiera più efficiente, tracciabile e sostenibile.

Con questa iniziativa, Erion Textiles conferma il proprio impegno nel supportare le aziende del settore tessile nella transizione verso modelli di produzione e consumo sempre più circolari, anticipando le sfide normative e ambientali dei prossimi anni.

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

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Erion: la transizione sostenibile è il nuovo terreno di competizione globale

Secondo il Rapporto Strategico di TEHA Group (The European House-Ambrosetti), realizzato in collaborazione con Erion, quasi il 60% delle imprese chiede alla politica un ruolo attivo nel supporto al sistema industriale per la transizione sostenibile con incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e cleantech

  • il 75,5% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale quadro regolatorio europeo.
  • 8 aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.
  • permane un forte disallineamento tra imprese e politica: il grado di condivisione sulle priorità della transizione sfiora il 51%; è soprattutto la complessità normativa a ridurre l’efficacia delle scelte fatte.

 

La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Il Rapporto Strategico ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Hanno partecipato 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. Questi risultati sono stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche ESG europee e italiane e oltre 50 studi e report.

Poiché tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa, hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro, senza una vera transizione sostenibile e in caso di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare, per l’Italia, oltre 9,5 punti percentuali di PIL entro il 2035. Al contrario, accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain” – afferma Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization – “La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché  costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo. La sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale. In questo scenario, sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono, e devono, contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.”

I vantaggi competitivi sul piano industriale della transizione sostenibile

Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%). Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale scenario regolatorio europeo, il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

Cosa chiedono le imprese? Strumenti continuativi 

Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello Studio indica la riduzione dell’intervento pubblico come una priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.

In quasi tutti gli ambiti di intervento, gli incentivi sono considerati la leva più utile per sostenere la transizione – in particolare in ambiti come l’innovazione tecnologica sostenibile (63,7%), lo sviluppo delle competenze (51%), la decarbonizzazione (50%) e l’accesso al capitale (45,1%). Gli investimenti pubblici diretti assumono invece un ruolo complementare, soprattutto nei settori più capital intensive.

Tra le principali pressioni competitive percepite dalle imprese emergono l’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto. Per oltre l’88% dei rispondenti, la pressione più rilevante si manifesta sul piano energetico, in termini di efficienza e costo dell’energia; seguono l’innovazione sostenibile, indicata dall’83% delle aziende, e gli standard ambientali di prodotto, segnalati dall’82%. Complessivamente, circa 1 azienda su 4 segnala già oggi un livello elevato di esposizione competitiva connessa ai temi di sostenibilità sui mercati globali.

Il gap tra imprese e politica 

Il Rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma, soprattutto, la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti. Per misurare questo gap è stato sviluppato in via sperimentale uno STAGE Index[1] (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 ha registrato un livello di condivisione pari al 51%.

Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l’83,9% e il 95,7%, dall’altro lato emergono criticità sul piano delle misure concrete. Gli interventi dedicati all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.

Il Rapporto evidenzia, inoltre, come gli standard europei di sostenibilità producano effetti diversi sui comparti produttivi. Oltre il 54% delle imprese riconosce impatti “a più velocità”: il 30% prevede svantaggi nel breve periodo compensati da vantaggi futuri, mentre il 24% ritiene che l’attuale quadro normativo favorisca alcuni settori penalizzandone altri.

Negli ultimi 35 anni la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata prevalentemente su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e sicurezza delle materie prime (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la crescente complessità normativa rischia oggi di ridurre l’efficacia degli interventi, soprattutto negli ambiti della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.

Cittadini e transizione competitiva 

Il Rapporto richiama infine la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. In un contesto segnato da polarizzazione e sfiducia, il 96% dei cittadini riconosce alle aziende la responsabilità di promuovere il dialogo con i territori, ma solo il 55% ritiene che questo avvenga davvero in modo efficace. Ne deriva un engagement gap di circa 41 punti percentuali. Allo stesso tempo, il 35% dei cittadini italiani considera affidabile un’azienda che, di fronte a sfide sociali divisive, incoraggia la collaborazione nella ricerca di soluzioni condivise.

Da qui la suggestione TEHA di un nuovo paradigma: sul piano ambientale, dare priorità alle soluzioni che consentono di perseguire obiettivi ambientali a lungo termine garantendo al contempo la redditività nel breve attraverso l’innovazione; sul piano sociale, focalizzarsi sulla riduzione delle dipendenze dalla società e sulla risposta alle aspettative legittime degli stakeholder, al fine di creare il consenso necessario per il successo a lungo termine dell’azienda.

“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro” – suggerisce Carlo Cici, Partner & Head of Sustainability di TEHA Group – “È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. Nell’ora dei Predatori, la transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore.  Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati. Come rispondere? Trovando il «ritmo giusto», dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole con un approccio proattivo delle aziende.”

Sono 6 le proposte presentate per guidare le Istituzioni e le Imprese: incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati; sostenere l’innovazione; concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale; mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini; aggregarsi per competere sui mercati internazionali; rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società.

All’evento hanno partecipato come relatori On. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Andrea Fluttero, Presidente Erion Compliance Organization; Aurel Ciobanu-Dordea, Competitive Circular Economy & Clean Industrial Policy Commission EU Director; Carlo Cici, Head of Sustainability The European House Ambrosetti; Fabio Mantella, Strategic Development & Innovation Manager Erion Compliance Organization; Stefano Pasini, Presidente Confindustria APPLiA; Paolo Deforza, Chief Sustainability Officer SACBO; Massimo Ceccariglia, Head of Grid, Innovation&Digital Infrastructures IT & Eastern Europe METLEN Energy & Metals; Edoardo Croci Sustainable Urban Regeneration Lab Director Università Bocconi ed Ervino Riccobon, CEO Poltrona Frau Interiors in Motion, Danilo Bonato Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization.

 

[1] Indice creato per il Rapporto Strategico, alimentato dai risultati della survey alle imprese e dall’analisi proprietaria svolta sulle oltre 281 politiche in ambito di sostenibilità emanate tra il 1991 e il 2026 a livello europeo e nazionale che oggi costituiscono l’impianto normativo in essere sul tema.

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

I risultati dell’ultimo anno: riciclato l’89% dei materiali trattati ed evitate 980.000 tonnellate di CO₂eq. Distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro

Nel 2025, Erion, il più importante Sistema multi-consortile di Responsabilità Estesa del Produttore, ha gestito 289.292 tonnellate di rifiuti, registrando una crescita dell’8% rispetto al 2024. Un dato che conferma la forza del modello Erion, fondato sulla capacità dei singoli Consorzi di contribuire al valore del Sistema e, al tempo stesso, di beneficiare del valore generato dall’insieme.

Le attività del Sistema hanno permesso di reimmettere nel ciclo produttivo l’89% dei materiali derivanti dai rifiuti trattati, una quantità equivalente al peso di 561 treni ad alta velocità. Inoltre, sono state gestite 247.124 tonnellate di RAEE Domestici, 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, 5.345 tonnellate di Rifiuti di Batterie e 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi.

Questo impegno ha consentito di ottenere risultati ambientali di grande rilievo: 980.000 tonnellate di CO₂ non immesse in atmosfera (corrispondenti alle emissioni prodotte da un’auto che percorre circa 136.000 giri intorno all’equatore), un risparmio di 349 milioni di kWh di energia (pari ai consumi annuali di circa 129.000 famiglie italiane) e di 1,7 milioni di metri cubi di acqua (corrispondenti al fabbisogno idrico di circa 11.000 famiglie).

I sei Consorzi del Sistema hanno, inoltre, distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, a fronte di un valore generato pari a 132,3 milioni di euro.

“A distanza di 5 anni dalla sua nascita, il Sistema Erion, è diventato uno dei protagonisti della transizione, portando il nostro Paese verso un modello di sviluppo più sostenibile e circolare.” – afferma Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization – “Siamo riusciti a trasformare un progetto ambizioso in una realtà capace di incidere concretamente sulla nostra economia, contribuendo alla definizione di nuove norme, portando dati e posizioni tecniche sui tavoli di confronto istituzionali, rappresentando le esigenze delle nostre filiere con rigore e trasparenza. I dati di quest’anno, confermano questa evoluzione: non solo volumi e risultati operativi, ma anche un insieme di relazioni, competenze e responsabilità, messe a disposizione delle istituzioni per creare connessioni tra imprese, istituzioni, operatori, cittadini e comunità educanti.”

I RAEE Domestici

Nel 2025 Erion WEEE ha gestito 247.124 tonnellate di RAEE Domestici (+4% rispetto all’anno precedente), raggiungendo importanti risultati di recupero e riciclo. Particolarmente rilevante nel corso dell’anno è stato il contributo delle attività di sensibilizzazione promosse dal Consorzio, tra cui “RAEEGoal”, “Piccoli RAEE, Grande Coop”, “Di RAEE ne abbiamo piene le scatole”, “RAEE4Comics”, “Materia Viva Experience” e “Fai la tua mossa”; oltre alla seconda release della campagna “Se te ne fotti sei fottuto”, realizzata attraverso attività digitali e affissioni su tutto il territorio nazionale. Il percorso si è arricchito anche con l’evento “L’arte per un futuro sostenibile”, organizzato ai Chiostri di San Barnaba a Milano in occasione del ritorno in città di “I temp(l)i cambiano”, l’opera realizzata da Michelangelo Pistoletto per Erion WEEE e concessa in comodato d’uso alla città: un’installazione che, attraverso i RAEE, rende visibile l’impegno del Consorzio nel promuovere cultura del riciclo e sostenibilità.

Grazie a un tasso di riciclo pari all’89% dei rifiuti gestiti, Erion WEEE è riuscita a reinserire nei cicli produttivi oltre 219.626 tonnellate di Materie Prime Seconde, tra cui: 133.605 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire 18 Torri Eiffel), 33.207 tonnellate di plastica (con le quali potrebbero prodursi oltre 13 milioni di sedie da giardino), 5.939 tonnellate di rame (pari al peso del rivestimento di 65 Statue della Libertà) e 6.705 tonnellate di alluminio (dalle quali potrebbero prodursi oltre 419 milioni di lattine).

 

I Rifiuti di Batterie

Erion Energy ha gestito nel 2025 5.345 tonnellate di rifiuti, avviando a riciclo 4.442 tonnellate, pari all’83% del totale. Dai rifiuti trattati il Consorzio ha recuperato 1.382 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire circa 3 Gallerie Vittorio Emanuele di Milano), 368 tonnellate di zinco (con le quali potrebbero coniarsi più di 65 milioni di monete da 1€), 2.369 tonnellate di piombo (la quantità necessaria a produrre quasi 237.000 nuove batterie al piombo) e 36 tonnellate di alluminio (pari alla quantità necessaria per produrre oltre 2,2 milioni di lattine). Nel corso dell’anno il Consorzio ha proseguito il confronto con il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori e con le istituzioni competenti, contribuendo attivamente all’attuazione del Regolamento europeo sulle Batterie e al rafforzamento del presidio sulla filiera operativa, anche attraverso l’internalizzazione delle attività di back office e una revisione dei fornitori con criteri tecnico-ambientali più stringenti.

 

I Rifiuti di Imballaggi

Risultati di assoluto rilievo per Erion Packaging che, con la gestione di 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi, ha registrato un incremento del +58% rispetto al 2024. Di queste, 30.810 tonnellate sono state avviate a riciclo, pari al 94% del totale gestito, traguardando tutti gli obiettivi di legge. Sul fronte dei materiali recuperati, il Consorzio ha avviato a riciclo 19.689 tonnellate di carta e cartone, 5.668 tonnellate di plastica e 5.453 tonnellate di legno. Nel corso dell’anno il Consorzio ha, inoltre, ampliato la propria compagine consortile, con i Soci passati da 46 a 72 e consolidato il dialogo con istituzioni e stakeholder della filiera, contribuendo alla definizione delle regole del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e accompagnando le imprese nell’adempimento dei nuovi requisiti normativi.

 

I RAEE Professionali

Erion Professional ha gestito nel 2025 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, rafforzando il proprio ruolo di riferimento nella gestione del fine vita delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche destinate ad uso professionale. Nel corso dell’anno il Consorzio ha poi intensificato le attività di sensibilizzazione rivolte sia ai Soci, sia agli altri attori della filiera, attraverso momenti di confronto dedicati ai Produttori, percorsi di formazione per le reti commerciali e i partner logistici e la produzione di materiali informativi sul corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti. Questo dialogo strutturato ha consentito di costruire relazioni di partnership più solide, individuare casi pilota replicabili e contribuire ai tavoli di confronto istituzionale portando evidenze concrete dalla pratica industriale. Tra le iniziative di maggiore visibilità, la presenza allo stand di Sistema a Ecomondo 2025, con l’evento “Gestire i RAEE Professionali: la sfida e il valore della filiera” e una campagna di comunicazione dedicata al servizio Exceed, pianificata su riviste di settore selezionate per intercettare operatori, aziende e stakeholder attivi nei settori di riferimento.

 

Sensibilizzazione sul littering

Erion Care ha proseguito e potenziato nel 2025 le proprie attività di contrasto al littering dei mozziconi, attraverso la campagna #SenzaFiltri con content creator e influencer, i Care Action Days sul territorio, la partnership consolidata con Legambiente nell’ambito di “Puliamo il Mondo” e la partecipazione a una giornata di raccolta a Genova insieme al partner Plastic Free. Parallelamente, il Consorzio ha lavorato alla predisposizione dell’infrastruttura operativa in vista dell’avvio del sistema EPR per i prodotti del tabacco: è stato definito il Portale per la registrazione dei soggetti convenzionati e un format di campagna replicabile che i Comuni potranno adottare sul proprio territorio.

Consolidamento di Erion Textiles

Erion Textiles, invece, ha consolidato nel 2025 il proprio ruolo come principale consorzio EPR tessile in Italia per volumi di immesso al consumo, raggiungendo 14 Soci tra i brand più rilevanti del settore moda e retail sportivo, anche a livello internazionale. In un contesto ancora pre-operativo, il Consorzio ha operato come interlocutore consultivo del Ministero dell’Ambiente nella fase di elaborazione del decreto nazionale di recepimento della Direttiva (UE) 2025/1892, con attivazione del regime EPR attesa nel secondo semestre 2026 e ha coordinato gruppi di lavoro a livello europeo nell’ambito del Textiles PRO Forum, coinvolgendo i principali consorzi EPR del continente. Sul piano della ricerca, il Consorzio ha avviato studi sulla tracciabilità dei rifiuti tessili, analisi merceologiche in 15 Comuni italiani e un’indagine demoscopica con Ipsos Doxa Italia sulle abitudini di consumo e dismissione, ponendo le basi conoscitive per la costruzione della futura filiera circolare.

Erion Textiles porta la raccolta dei rifiuti tessili in negozio con il progetto pilota “RACCOGLI-AMO”

Erion Textiles porta la raccolta dei rifiuti tessili in negozio con il progetto pilota “RACCOGLI-AMO”

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con i principali retailer, soci di Erion Textiles, per sperimentare gli obblighi di legge derivanti dal decreto in arrivo per il settore moda-abbigliamento

In occasione del Green Med Symposium, Erion Textiles, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei rifiuti tessili, ha presentato “Raccogli-AMO“, il progetto pilota per la raccolta nei negozi, che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori sul corretto conferimento dei rifiuti tessili, sperimentando gli obblighi normativi legati all’avvio operativo del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore moda-abbigliamento in Italia, previsto entro l’estate 2026.

La prima fase prende avvio da Napoli, con l’attivazione progressiva della raccolta in un primo nucleo di punti vendita, secondo tempistiche differenziate. Il progetto è realizzato in collaborazione con ASIA Napoli e con la cooperativa sociale Ambiente Solidale e sarà successivamente esteso ad altre aree pilota, per raccogliere informazioni da Nord a Sud. A questo link https://eriontextiles.it/it/raccogli-amo/è possibile trovare tutte le informazioni con i negozi aderenti e con la tipologia di rifiuti che si possono conferire.

Raccogli-AMO: il progetto pilota

I consumatori potranno quindi conferire gratuitamente, nei punti vendita aderenti all’iniziativa, i capi di abbigliamento che non utilizzano più o giunti a fine vita. I rifiuti tessili saranno ritirati e avviati presso filiere autorizzate gestite dall’operatore incaricato per la raccolta differenziata sul territorio.

In base allo stato dei materiali, alla loro composizione e alle condizioni di mercato, i tessili potranno essere destinati a riuso, riciclo, valorizzazione energetica o, se non esistono alternative tecnicamente praticabili, a smaltimento.

Non tutti i rifiuti tessili hanno lo stesso destino: proprio per questo la corretta modalità di conferimento rappresenta un elemento centrale della sperimentazione.

“Ogni anno in Europa vengono generati circa 16 kg di rifiuti tessili per abitante, ma solo una piccola parte viene raccolta correttamente e meno dell’1% torna a nuova fibra tessile. Per questo è fondamentale affidare ai Produttori la responsabilità di costruire e organizzare la futura filiera del tessile a fine vita. La sperimentazione di raccolta in alcuni dei punti vendita più conosciuti dei nostri soci va in questa direzione”, dichiara Luca Campadello, Direttore Generale di Erion Textiles. “In questo caso si può davvero dire che l’unione fa la forza. Il Consorzio ha messo a disposizione dei propri soci competenze operative e di comunicazione, rendendo possibile la realizzazione di un’iniziativa innovativa che difficilmente avrebbe potuto essere sviluppata in modo altrettanto efficace da una singola azienda”.

“L’informazione, la progettualizzazione educativa e la sensibilizzazione sono parte del servizio pubblico”, sottolinea l’Amministratore Unico di Asia, Domenico Ruggiero. “ASIA ogni giorno raccoglie circa 1,4 milioni di kg di rifiuti, ma la vera sfida non è solo raccogliere meglio: è costruire una nuova cultura urbana. E questa cultura si costruisce soprattutto partendo dai ragazzi. Lo scorso anno abbiamo lavorato molto sul tema dei RAEE; quest’anno, insieme ad Erion Textiles e a importanti aziende del settore moda, porteremo al centro il tema dei rifiuti tessili, che rappresenta una delle grandi sfide ambientali dei prossimi anni”.

Perché una sperimentazione sulla raccolta dei rifiuti tessili

Secondo l’Osservatorio condotto da Ipsos Doxa Italia per Erion Textiles, in Italia negli ultimi 12 mesi 2 italiani su 3 si sono disfatti di vestiti (66%) e circa 6 su 10 di scarpe (57%). Una quota significativa di prodotti tessili viene ancora conferita nei canali sbagliati, riducendo le possibilità di riuso e riciclo.

Se si escludono stracci e prodotti danneggiati (45%), le percentuali di conferimento scorretto a livello nazionale sono: scarpe (25%), borse e cinture (23%), tessili per la casa (18%) e vestiti (11%).

Inoltre, dalle analisi dei database europei svolte da Erion in collaborazione con dss+, in Europa sono state generate circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 kg per abitante. Tuttavia, solo una parte limitata di questi rifiuti viene oggi intercettata da filiere dedicate che gestiscono 1,95 milioni di tonnellate e meno dell’1% di queste è avviato a riciclo.

In questo contesto, Raccogli-AMO nasce con l’obiettivo di intercettare in modo più efficace i flussi e rendere il conferimento più semplice e immediato, portandolo direttamente nei luoghi di acquisto. L’iniziativa permetterà inoltre di testare sul campo l’organizzazione delle attività di raccolta nei punti vendita e di approfondire la conoscenza delle tipologie di materiali conferiti, in preparazione all’introduzione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile.