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Rifiuti, ONU: effetti disastrosi su ambiente e salute se la crescita non rallenta

Secondo l’ultimo studio dell’UNEP nel 2023 il mondo ha generato 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani, mentre la quantità di rifiuti non raccolti a livello globale potrebbe raggiungere 1,6 miliardi di tonnellate entro il 2050. Cambiare rotta è una sfida, soprattutto per i Paesi a basso reddito

Due terzi di rifiuti in più entro il 2050: il volume dei rifiuti nel mondo, pari a 2,3 miliardi di tonnellate nel 2023, è destinato a continuare a crescere in modo esponenziale, con un impatto massiccio sulla salute delle persone, sull’ambiente e sull’economia.

A questo ritmo, e in assenza di interventi urgenti, si prevede che i rifiuti urbani (esclusi quelli industriali e di costruzione) raggiungeranno i 3,8 miliardi di tonnellate entro la metà del secolo, superando le previsioni di 3,4 miliardi di tonnellate contenute nel precedente rapporto della Banca Mondiale del 2018.

A mettere in guardia è una nuova ricerca del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), realizzato insieme alla International Solid Waste Association (ISWA) e presentato durante la sesta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente a Nairobi.

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L’insostenibile impatto ambientale dei rifiuti

Le discariche di tutto il mondo sono responsabili del 20% delle emissioni del più potente gas serra, il metano, che viene rilasciato quando i rifiuti organici come gli scarti alimentari si decompongono, mentre il trasporto e il trattamento dei rifiuti generano anidride carbonica che riscalda il pianeta. Combattendo le discariche incontrollate, eliminando l’incenerimento dei rifiuti all’aria aperta – come avviene tuttora in molti Paesi a basso reddito – e utilizzando meglio i prodotti organici che generano metano, le emissioni globali di gas serra potrebbero, invece, secondo i calcoli di UNEP e ISWA, essere ridotte del 15-25%. Si tratta di una leva da non sottovalutare, visti gli ambiziosi obiettivi che la comunità internazionale si è posta in questo campo.

C’è poi l’enorme problema dell’inquinamento. “Le pratiche indiscriminate di smaltimento dei rifiuti possono introdurre sostanze chimiche pericolose nel suolo, nei corpi idrici e nell’aria, causando danni a lungo termine e potenzialmente irreversibili alla flora e alla fauna, incidendo negativamente sulla biodiversità, danneggiando interi ecosistemi ed entrando nella catena alimentare umana”, si legge nel rapporto. “L’inquinamento da rifiuti non conosce confini, quindi è nell’interesse di tutti impegnarsi nella prevenzione dei rifiuti e investire nella gestione dei rifiuti dove questa è carente”, è la conclusione di Zoë Lenkiewicz, autrice principale del rapporto dell’UNEP.

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Conseguenze enormi sulla salute delle persone

Inoltre i rifiuti scaricati a terra rilasciano per lungo tempo nel suolo e nelle falde acquifere agenti patogeni, metalli pesanti e altri interferenti endocrini. La combustione a cielo aperto rilascia inquinanti persistenti nell’atmosfera come i cosiddetti “forever chemicals”, con il potenziale di effetti nocivi significativi sulla salute umana, oltre che sull’ambiente.

Secondo le ricerche citate nel rapporto, al giorno d’oggi tra 400.000 e un milione di persone muoiono ogni anno per malattie collegate a una gestione inappropriata dei rifiuti (diarrea, malaria, malattie cardiovascolari, cancro), a cui vanno aggiunti altri problemi di salute non mortali e il maggior rischio di infertilità.

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di Tiziano Rugi

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