Intelligenza Circolare, a Roma il confronto sulla doppia transizione

Intelligenza Circolare, a Roma il confronto sulla doppia transizione

A Roma torna l’1 ottobre Intelligenza Circolare, l’evento internazionale promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design che mette a confronto istituzioni, imprese, università e ricerca sui nuovi scenari della doppia transizione. Un programma molto fitto che continuerà poi a Ecomondo

La transizione ecologica e quella digitale non procedono più lungo binari separati. Al contrario, tecnologie emergenti, nuovi modelli produttivi, progettazione sostenibile e trasformazione delle filiere si intrecciano sempre più nella costruzione di un’economia circolare. È da questa convergenza che prende forma Intelligenza Circolare, l’evento internazionale promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design, dedicato ai protagonisti della doppia transizione.

L’appuntamento riunisce a Roma, nella prestigiosa sede di Villa Altieri, istituzioni, imprese, università e centri di ricerca per affrontare alcune delle questioni che stanno ridisegnando il rapporto tra innovazione, sostenibilità e competitività. Al centro del confronto ci sono le politiche europee, dall’evoluzione del Regolamento Ecodesign al futuro Circular Economy Act, ma anche le applicazioni concrete dell’ecoinnovazione e le esperienze di chi sta già sperimentando nuovi modi di progettare, produrre e consumare.

Dall’ecodesign all’intelligenza artificiale

Il filo conduttore di Intelligenza Circolare è la relazione tra ecodesign, tecnologie emergenti e trasformazione dell’economia. Una relazione che diventa particolarmente rilevante in una fase in cui il quadro regolatorio europeo chiede alle imprese di ripensare prodotti e processi, mentre strumenti digitali come intelligenza artificiale, dati e passaporto digitale di prodotto aprono nuove possibilità per tracciare materiali, ottimizzare le risorse e rendere più efficienti le filiere.

L’evento internazionale vuole così offrire un tavolo di confronto su normative, applicazioni e scenari futuri, mettendo in dialogo esperienze provenienti da Paesi e contesti differenti. Non soltanto una riflessione teorica sulla transizione, quindi, ma un’occasione per osservare come i cambiamenti normativi e tecnologici possano tradursi in soluzioni operative.

Il tema assume particolare rilievo anche per il tessuto produttivo italiano, chiamato a confrontarsi con una trasformazione che riguarda contemporaneamente progettazione, produzione, distribuzione e consumo. La circolarità diventa così un terreno nel quale innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale possono incontrarsi.

L’Osservatorio Intelligenza Circolare

L’evento nasce dal lavoro dell’omonimo Osservatorio Intelligenza Circolare, che opera durante tutto l’anno per monitorare l’evoluzione della doppia transizione. L’Osservatorio segue in particolare lo sviluppo della normativa nazionale ed europea, raccoglie e documenta casi studio, osserva l’evoluzione dell’ecoinnovazione in Italia e all’estero e contribuisce alla costruzione di una rete di soggetti impegnati sui temi della transizione ecologica e digitale.

Intelligenza Circolare rappresenta quindi il momento pubblico di un’attività di ricerca e osservazione che prosegue nel corso dell’anno. Un punto di incontro nel quale conoscenze, esperienze e progetti possono essere messi a sistema, facendo emergere connessioni tra mondi spesso ancora distanti: quello delle istituzioni, quello produttivo e quello della ricerca.

Un programma costruito sul confronto

Uno degli elementi caratterizzanti dell’iniziativa è la varietà dei format attraverso i quali vengono affrontati i temi della circolarità. Intelligenza Circolare porta sul palco voci provenienti da diversi Paesi e continenti, con un confronto dedicato a ecodesign, passaporto digitale di prodotto e intelligenza artificiale. L’obiettivo è ampliare lo sguardo oltre i confini nazionali e mettere in relazione politiche, esperienze e prospettive differenti.

Con i Circular Speech, invece, i protagonisti dell’innovazione possono raccontare direttamente progetti, esperienze e aspettative. Un formato pensato per dare spazio alle soluzioni e alle persone che stanno sperimentando concretamente nuovi approcci alla circolarità.

C’è poi  il format dedicato al confronto tra istituzioni, imprese ed enti di ricerca, attraverso le tavole rotonde che affrontano le relazioni tra evoluzione normativa, necessità delle imprese e innovazione scientifica, con l’obiettivo di trasformare il dibattito sui cambiamenti in possibili direzioni operative.

Dalle buone pratiche alle soluzioni concrete

La dimensione progettuale trova spazio anche nell’area dedicata all’ecoinnovazione in mostra. Totem, installazioni e contenuti interattivi consentono di presentare casi e buone pratiche, trasformando le soluzioni di circolarità in un percorso attraverso tecnologie e modelli che stanno già modificando il modo di produrre, consumare e utilizzare le risorse.

È un passaggio importante perché consente di spostare il racconto dell’economia circolare dalla dimensione degli obiettivi a quella delle applicazioni. Dietro parole come decarbonizzazione, efficienza delle risorse, ecodesign e innovazione digitale ci sono infatti prodotti, processi, materiali e modelli di business che possono essere osservati e discussi. L’iniziativa si propone così come uno spazio nel quale le best practice possono incontrare istituzioni e stakeholder, favorendo nuove connessioni e opportunità di collaborazione.

Un network per la doppia transizione

La capacità di mettere in relazione competenze diverse è uno degli obiettivi centrali di Intelligenza Circolare. L’edizione 2025 ha coinvolto 42 speaker, oltre 40 best practice, 8 partner, 9 università e più di 170 stakeholder, a testimonianza della varietà della rete costruita intorno all’iniziativa.

Intelligenza Circolare
Foto: Intelligenza Circolare

Per imprese e organizzazioni, la partecipazione rappresenta anche un’occasione per presentare progetti di ecoinnovazione e confrontarsi con istituzioni nazionali ed europee, stakeholder e decisori impegnati nella transizione. Il networking si accompagna a un’attività di comunicazione che comprende social, video, articoli e newsletter, con l’obiettivo di dare visibilità ai progetti e alle esperienze che contribuiscono alla trasformazione circolare.

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RAEE e rifiuti di batterie nell’indifferenziato: per la loro rimozione necessario un investimento di circa 100 milioni di euro

RAEE e rifiuti di batterie nell’indifferenziato: per la loro rimozione necessario un investimento di circa 100 milioni di euro

Uno studio, realizzato da Erion Energy ed Erion WEEE insieme al Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, ha dimostrato che è tecnicamente possibile intercettare e separare i RAEE e i Rifiuti di Batterie gettati in modo scorretto tra i Rifiuti Urbani Residui (RUR), ma gli investimenti necessari sarebbero compresi tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per impianto.
Per questo motivo, la soluzione più efficace resta l’incremento della raccolta differenziata di questi rifiuti, possibile anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dei cittadini.

Ogni anno, ciascuno di noi italiani getta in media quasi 2 kg di piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e 0,12 kg di Rifiuti di Batterie tra i rifiuti urbani indifferenziati, invece che conferirli nei canali di raccolta dedicati. Se queste quantità venissero intercettate, il tasso di raccolta dei piccoli RAEE potrebbe crescere dall’attuale 17% al 37%, mentre quello delle batterie portatili potrebbe passare dal 25% al 52%[1] (i target fissati dall’Unione Europea sono pari rispettivamente al 65% per i RAEE e al 45% per le batterie portatili esauste).
Partendo da questa premessa Erion Energy, Erion WEEE e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano hanno realizzato lo studio “Soluzioni per la rimozione di Rifiuti di Batterie e piccoli RAEE dai Rifiuti Indifferenziati: tecnologie, costi e driver”, presentato ieri al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano durante l’evento “Batterie e piccoli RAEE nell’indifferenziato: può la tecnologia chiudere il gap di raccolta?”.
La rimozione di questi rifiuti dal flusso dei rifiuti indifferenziati consentirebbe di conseguire un duplice obiettivo: recuperare materie prime critiche, che altrimenti vengono incenerite o perse in discarica, e migliorare la sicurezza degli impianti, poiché le batterie al litio presenti nei Rifiuti Urbani Residui (RUR) possono provocare principi di incendio durante le operazioni di trattamento.
Per verificare la fattibilità dell’intervento, lo studio ha preso come caso di riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, uno degli attori più importanti di trattamento del RUR del Centro Italia, simulando l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura sacchi, scanner a raggi X, robot per l’identificazione e la separazione automatica. L’analisi conferma che la rimozione di batterie esauste e piccoli RAEE dal flusso indifferenziato è tecnicamente realizzabile, ma richiede importanti investimenti.
L’introduzione delle tecnologie necessarie negli impianti di Trattamento Meccanico-Biologico (TMB) dei RUR richiederebbe infatti un investimento compreso tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, a seconda del livello di automazione adottato. Ipotizzandone l’implementazione sui principali 60 impianti TMB (che coprono l’80% del flusso di RUR generato annualmente in Italia), l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro.
Per quanto questa cifra sia tutto sommato contenuta in relazione alla dimensione economica complessiva del settore dei rifiuti urbani nel nostro Paese, questo tipo di investimento presenta una problematica strutturale: non genera ricavi sufficienti a coprirne autonomamente l’ammortamento e di conseguenza non risulta profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale della gestione dei RUR.
Lo studio ha evidenziato quali possano essere gli strumenti di policy esterna attuabili per rendere sostenibile l’introduzione di tecnologie di intercettazione e separazione dei Rifiuti di Batterie e dei piccoli RAEE negli impianti TMB.
Un primo strumento potrebbe essere rappresentato da incentivi pubblici diretti (bandi nazionali / regionali o contributi a fondo perduto) per favorire l’installazione delle nuove tecnologie; l’investimento incentivato, tuttavia, porta con sé un disallineamento di incentivi tra finanziatore e operatore, poiché quest’ultimo può essere portato a installare le apparecchiature per accedere al finanziamento, senza però un vero interesse strategico al suo funzionamento continuativo: il rischio è quindi quello di realizzare impianti spot funzionanti solo nominalmente.
Più efficace sarebbe invece l’introduzione di un obbligo normativo, che prevede l’intercettazione di batterie esauste e piccoli RAEE in tutti gli impianti TMB; in questo modo l’investimento verrebbe progressivamente incorporato nei piani economico-finanziari degli impianti e nelle gare di affidamento del servizio, garantendo condizioni omogenee tra gli operatori, evitando distorsioni competitive e favorendo una diffusione capillare delle tecnologie sul territorio nazionale.
«Le tecnologie oggi disponibili rendono possibile l’intercettazione di una parte non trascurabile di Rifiuti di Batterie e piccoli RAEE anche dopo il loro conferimento errato tra i rifiuti indifferenziati da parte dei cittadini. – afferma Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy – Tuttavia questi sistemi devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta.»
«Lo studio evidenzia ancora una volta come il mondo dei rifiuti abbia bisogno una visione strategica e di strumenti di policy coerenti con questa visione strategica.», dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. «Il “libero mercato” da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche».
«La crescente presenza di batterie nei rifiuti indifferenziati impone una nuova sfida: sviluppare tecnologie capaci di riconoscerle e separarle automaticamente, trasformando un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione», sottolinea Marcello Colledani, Professore Politecnico di Milano – Dipartimento di Meccanica. «La soluzione combina sensori basati su tecnologia a raggi X e ottici, intelligenza artificiale e sistemi robotizzati, aprendo la strada a un’applicazione industriale più efficiente, sostenibile e avanzata nel recupero delle batterie.»
All’evento sono intervenuti come relatori: Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy, Marcello Colledani, Professore Politecnico di Milano – Dipartimento di Meccanica, Laura Mascheretti, del team Strategic Development and Innovation di Erion Compliance Organization, Susana Ferreira, Waste Management Director di Electrão (Portogallo), Jan Vlak, Managing Director di Stichting Open (Paesi Bassi), Martina Votta, Direttore Tecnico di Ecologia Viterbo, Guglielmo Sepe, Consigliere CDA Erion Energy e Public Policy Manager di Amazon, Carlo Samori, Rappresentante unico per l’industria programma RAEE in Confindustria.
[1] Studio Erion Il potenziale inespresso nel rifiuto indifferenziato, 2025

Doppia transizione, cosa serve davvero alle imprese italiane? Parte l’indagine di Intelligenza Circolare

Doppia transizione, cosa serve davvero alle imprese italiane? Parte l’indagine di Intelligenza Circolare

L’Osservatorio permanente promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design avvia una survey sulle priorità e sui bisogni delle imprese in materia di sostenibilità, tracciabilità, dati di prodotto, nuove norme, intelligenza artificiale e comunicazione ambientale. Obiettivo: una lettura integrata delle trasformazioni che le aziende devono affrontare

Le imprese italiane sono più sostenibili di qualche anno fa? Quanto stanno investendo nella transizione digitale? Quali tecnologie utilizzano? A queste domande esistono già numerose risposte. Più difficile è capire quanto siano effettivamente preparate ad affrontare contemporaneamente le trasformazioni normative, ambientali e digitali che stanno ridisegnando prodotti e filiere.

È da questa constatazione che nasce la nuova survey di Intelligenza Circolare, l’Osservatorio permanente sulla doppia transizione promosso da EconomiaCircolare.com e ISIA Roma Design. L’indagine, rivolta alle imprese operanti in Italia, vuole approfondire priorità e bisogni relativi a sostenibilità, economia circolare, tracciabilità, dati ESG e di prodotto, Digital Product Passport, compliance, comunicazione ambientale, intelligenza artificiale e formazione.

Cosa sappiamo già e cosa ancora manca

Il punto di partenza è un patrimonio di informazioni già consistente. Secondo Istat, nel 2022 il 66,5% delle imprese manifatturiere italiane aveva intrapreso almeno un’azione di sostenibilità. Ma il dato cambia sensibilmente con la dimensione: si passa dal 43,6% delle imprese tra 5 e 49 addetti all’86,9% di quelle con almeno 250 addetti.

Anche a livello europeo la diffusione delle pratiche ambientali appare elevata: il Flash Eurobarometer 2024 rileva che il 93% delle PMI dell’UE mette in atto almeno una misura di efficienza nell’uso delle risorse. Solo il 25%, però, dichiara di avere sviluppato una strategia per ridurre la propria impronta di carbonio o raggiungere la neutralità climatica.

Sul versante digitale, l’EIB Investment Survey 2025 mostra un’Italia sostanzialmente allineata alla media europea nell’adozione delle tecnologie digitali in generale, ma più indietro sull’intelligenza artificiale: il 20% delle imprese italiane intervistate dichiara di utilizzarla, contro il 37% della media UE.

Sono dati importanti, ma osservano spesso singoli pezzi della trasformazione. Sappiamo se un’impresa adotta pratiche ambientali o tecnologie digitali; sappiamo molto meno se dispone dei dati che le vengono richiesti dai clienti, se riesce a raccogliere informazioni dai fornitori, quali nuove norme considera più urgenti, se dispone di sistemi adeguati per gestire dati di prodotto e tracciabilità o procedure interne per verificare i claim ambientali.

“Negli ultimi anni è cresciuta enormemente la quantità di informazioni disponibili sulla sostenibilità delle imprese, ma spesso misuriamo fenomeni separati”, spiega Raffaele Lupoli, direttore responsabile di EconomiaCircolare.com, che ha coordinato il gruppo di lavoro che ha messo a punto la survey. “Con l’Osservatorio vogliamo capire cosa succede quando queste trasformazioni arrivano tutte insieme dentro l’impresa: nuove regole, richieste dei clienti e delle banche, dati di filiera, passaporti digitali, intelligenza artificiale, rischi legati alla comunicazione. Il punto non è soltanto sapere se un’azienda ‘fa sostenibilità’, ma quanto sia nelle condizioni di governarla in un’ottica strategica e sistemica”.

Foto: Intelligenza Circolare

Leggi anche: Intelligenza Circolare: seconda edizione per l’evento internazionale sulla doppia transizione

Dalle norme alla capacità di applicarle

La survey prova quindi ad andare oltre la generica percezione della sostenibilità. Chiede alle imprese quali richieste siano aumentate negli ultimi dodici mesi e da chi provengano; distingue gli obblighi normativi diretti dalle richieste che clienti e committenti trasferiscono lungo la filiera; rileva gli ostacoli incontrati e il grado di preparazione nella gestione dei dati ESG, di prodotto, dei fornitori e di tracciabilità. Un’attenzione specifica riguarda anche gli strumenti digitali, l’uso dell’AI nei processi produttivi e di sostenibilità, la verifica dei green claim e i fabbisogni di formazione.

 

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CDC RAEE: andamento positivo della raccolta nel primo semestre 2026

CDC RAEE: andamento positivo della raccolta nel primo semestre 2026

Il Centro di coordinamento RAEE rende noti i dati della raccolta tra gennaio e giugno 2026: “Incremento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025”

Nei primi sei mesi del 2026 la raccolta dei Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) “conferma un andamento positivo. Tra gennaio e giugno sono state raccolte oltre 177.500 tonnellate di RAEE, con un incremento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025”. Lo ha fatto sapere il Centro di coordinamento RAEE

Migliorano soprattutto lavatrici, lavastoviglie e forni

A sostenere questo risultato è soprattutto il “raggruppamento 2”, che, come spiega il Centro di coordinamento, comprende lavatrici, lavastoviglie e forni, “con una crescita a doppia cifra del 10,5% e quasi 69.000 tonnellate avviate a riciclo”.

Guardando alle altre tipologie di apparecchiature, il raggruppamento 1, dedicato agli apparecchi per lo scambio di temperatura con fluidi come frigoriferi e condizionatori, “registra un aumento dell’1,3%”; il raggruppamento 4, che include piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo, cresce dello 0,5%.

Sono invece in flessione, le sorgenti luminose (R5) e i TV e monitor (R3), che nel primo semestre segnano un calo rispettivamente del 5,9% e dell’8,5%.

Differenze regionali nella raccolta dei RAEE

Sul piano territoriale, il risultato migliore arriva dalle regioni del Sud Italia, che registrano un incremento dell’8,9% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Seguono le regioni del Nord Italia, con un aumento del 3,3%, in linea con la media nazionale. In controtendenza il Centro Italia, dove la raccolta registra una lieve flessione del 2,3%.

Il peso crescente della distribuzione

Cresce anche il peso della raccolta effettuata attraverso i luoghi di raggruppamento della distribuzione, la cui incidenza sul totale, sottolinea il CdC RAEE, “passa dal 21,9% del primo semestre 2025 al 25,9% nello stesso periodo del 2026, confermando il ruolo sempre più strategico di questo canale”.

 

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Erion WEEE: l’estate è la stagione degli abbandoni. Anche dei RAEE

Erion WEEE: l’estate è la stagione degli abbandoni. Anche dei RAEE

Un appello del Consorzio ai cittadini per non lasciare inutilizzate le piccole Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche nei cassetti delle case e non abbandonare i grandi elettrodomestici in spiaggia o sul ciglio della strada

Ogni estate si moltiplicano gli appelli contro l’abbandono di rifiuti. Una pratica scorretta che, nel caso dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), assume forme diverse: dall’accumulo nei cassetti delle case o delle abitazioni di villeggiatura, al conferimento nel “sacco nero” fino all’abbandono vero e proprio in spiaggia, lungo le strade o nei boschi.

Si tratta sia di piccoli dispositivi come miniventilatori, spazzolini elettrici, power bank e caricabatterie, sia di grandi elettrodomestici come frigoriferi, congelatori e condizionatori.

Erion WEEE, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei RAEE Domestici, lancia un appello ai cittadini affinché scelgano di utilizzare i canali ufficiali di raccolta.

Dove finiscono i piccoli RAEE?

Tra i RAEE che più frequentemente finiscono nell’indifferenziato o nella raccolta della plastica, si trovano gli spazzolini elettrici (28%), i giocattoli elettrici o a pila (19%), gli smartwatch e i contapassi da polso (14%)[1].

Purtroppo, molti cittadini non conoscono ancora i servizi gratuiti disponibili per conferire correttamente questi rifiuti. Nonostante sia attivo dal 2016, oltre un italiano su due (54%) ancora non conosce l’Uno contro Zero: il servizio che consente di consegnare gratuitamente i piccoli RAEE (con la dimensione maggiore inferiore a 25 centimetri) presso i grandi negozi di elettronica (con una superficie di vendita superiore a 400 metri quadrati), senza obbligo di acquistare un nuovo prodotto. Inoltre, tra coloro che conoscono il servizio solo il 17% dichiara di averne usufruito.

Un caso particolare è quello dei giovani compresi nella fascia 18-26 anni, che utilizzano con maggiore frequenza i prodotti tecnologici. I dati mostrano livelli di conoscenza particolarmente bassi sia dell’acronimo RAEE (solo il 33% dichiara di averlo già sentito) sia sul servizio 1 contro 0, utilizzato da appena il 16%.

Cosa succede ai grandi RAEE che non superano il caldo estivo?

L’estate rappresenta un periodo cruciale anche per i grandi RAEE, in particolare per i frigoriferi, i congelatori, le pompe di calore e i condizionatori, più soggetti a rottura e quindi a sostituzione, a causa dell’utilizzo intensivo per l’arrivo di alte temperature. Tra giugno e settembre di ogni anno, infatti, Erion WEEE gestisce quasi il 40% del totale annuo dei RAEE del Raggruppamento R1 (freddo e clima).

La maggior parte di queste apparecchiature contiene gas refrigeranti e oli che devono essere trattati da impianti specializzati per evitare la loro dispersione nell’ambiente. Ma chi sostituisce un frigorifero conosce davvero le modalità corrette per consegnare quello non più utilizzabile? Secondo l’indagine Ipsos Doxa Italia, meno della metà (il 48%) di coloro che cambiano un grande elettrodomestico decide di usufruire del servizio 1 contro 1.

Giorgio Arienti, DG Erion WEEE: “Non mandare in ferie le buone abitudini significa compiere un gesto semplice, ma decisivo per aumentare la raccolta e ridurre la dispersione dei RAEE”.

“Abbandonare un RAEE, gettarlo nel sacco nero o lasciarlo per anni inutilizzato in un cassetto significa impedire che venga avviato a un trattamento corretto.” – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE – “Parlando dei piccoli RAEE, ogni anno in Italia ne vengano raccolte circa 84.000 tonnellate mentre si stima che almeno altre 100.000 tonnellate non siano intercettate dal sistema ufficiale di raccolta. Per questo è fondamentale che ogni cittadino conosca e utilizzi i canali disponibili, dal ritiro Uno contro Zero e Uno contro Uno alle isole ecologiche comunali. Non mandare in ferie le buone abitudini significa compiere un gesto semplice, ma decisivo per aumentare la raccolta e ridurre la dispersione dei RAEE”.

[1] Monitoraggio RAEE a cura di Ipsos Doxa Italia ed. luglio 2026

Anche RAEE domestici nelle raccolte in uffici pubblici, scuole e imprese

Anche RAEE domestici nelle raccolte in uffici pubblici, scuole e imprese

La novità contenuta in un accordo tra Ministero dell’ambiente e Centro di coordinamento RAEE

Per avvicinare i risultati della raccolta nazionale dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) agli obiettivi europei è necessario avvicinare la raccolta ai cittadini e alle cittadine. Portando i contenitori nei luoghi che frequentano abitualmente. Un passo – vedremo quanto importante – in questa direzione arriva dall’accordo sottoscritto qualche giorno fa dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e dal Centro di Coordinamento RAEE “per rafforzare la rete dei punti di conferimento su tutto il territorio nazionale e dare nuovo impulso alla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.”

L’intesa è in vigore da oggi e introduce per 36 mesi a possibilità “per aziende e istituzioni, a partire dal MASE stesso, di attivare convenzioni con il CdC RAEE per organizzare attività dedicate alla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”.

In che modo? Ministeri, uffici pubblici, aziende, scuole “potranno realizzare presso i propri spazi depositi dedicati, dove raccogliere i rifiuti elettronici”.

RAEE “dual use” ma anche domestici

Sarà possibile conferire in questi depositi due tipologie di rifiuti elettronici.

La prima sono i RAEE “dual use” generati internamente alle strutture che avviano la raccolta, che siano ministeri, uffici pubblici o imprese. Si definiscono “dual use” i rifiuti delle apparecchiature destinate mercato domestico (ad esempio stampanti) ma che sono usate per scopi professionali (in un ufficio o in uno studio professionale). E che, “per natura e quantità, possono essere assimilati ai RAEE di origine domestica, quali, ad esempio, frigoriferi, forni a microonde, monitor, PC, tablet e smartphone”, spiega la nota del CdC RAEE (qualche dettaglio in più si può trovare nella guida operativa realizzata da EconomiaCircolare.com in collaborazione con Erion Professional).

Ma se questo tipo di raccolte era già possibile – grazie anche al servizio “Grandi Utilizzatori” del centro di coordinamento – la novità dell’accordo MASE-CdC RAEE sta nell’apertura a “piccoli rifiuti elettrici ed elettronici portati da dipendenti e utenti dai propri domicili”. Chi lavora per l’azienda o l’ufficio pubblico o chi lo frequenta (potrebbe essere ad esempio l’ufficio Anagrafe di un grande comune) può portare i propri piccoli RAEE domestici, proprio quelli che di solito dimentichiamo per anni negli armadi e che invece potremo consegnare senza dover appositamente cambiare i nostri programmi quotidiani.

Spiega a EconomiaCircolare.com Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE: “Questa è la novità che deriva dall’accordo di programma con il ministero: che, per 36 mesi, ha introdotto questa nuova possibilità”. Di fatto, riflette, “è come se l’ufficio o l’azienda gestissero RAEE di terzi. Che poi, insieme a quelli prodotti internamente, vengono messi nei contenitori e portati via direttamente dai soggetti incaricati dai sistemi collettivi”, i consorzi.

Leggi anche: RAEE, i dati ufficiali della raccolta: 32,5%, lontano l’obiettivo europeo del 65%

I soggetti abilitati alla raccolta

Chi può avviare questo tipo di raccolta? Il testo dell’accordo parla di “realtà commerciali, industriali, istituzionali e di altro tipo”. Sono “tutti i soggetti con codice fiscale o partita IVA che producono propri RAEE”, chiarisce ancora Longoni. “Ad esempio un’industria che deve smaltire i computer dei propri impiegati, così come il Consiglio Nazionale delle Ricerche oppure l’Istat: in questo caso sono soggetti pubblici ma che svolgono attività per le quali si impiegano apparecchiature che, quando diventano rifiuti, rientrano nella definizione ‘dual use’”. Tra i soggetti che potranno beneficiare dell’accordo anche le scuole (mam precisa Longoni, “nell’accordo di programma con ANCI, quindi nei servizi che vengono erogati ai centri di raccolta comunali, alla fine dell’anno scorso è stata aggiunta la possibilità per comuni o gestori del servizio di raccolta di iscrivere anche scuole o altri uffici pubblici presenti nel comune, proprio per favorire il conferimento”).

Un aspetto dirimente per chiarire il perimetro dei soggetti interessati è rappresentato dai requisiti minimi di quantitativi annui di RAEE prodotti: indicati nell’accordo (gli stessi previsti per i cosiddetti “grandi utilizzatori”), “si tratta di quantitativi abbastanza contenuti”, dice il dg.

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Piccoli RAEE, Grande Coop: la raccolta cresce e conferma la solidità del modello

Piccoli RAEE, Grande Coop: la raccolta cresce e conferma la solidità del modello

Promosso da Erion WEEE, Coop Lombardia e INRES Coop, il progetto, lanciato nell’ottobre del 2025, prosegue con successo: raccolte finora oltre 4 tonnellate di piccoli RAEE nei 10 punti vendita della Lombardia

Il progetto Piccoli RAEE, Grande Coop, promosso da Erion WEEE, Coop Lombardia e INRES Coop, sta registrando ottimi risultati sul fronte della raccolta dei piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), confermando la validità di un modello basato sulla disponibilità del servizio di raccolta nei punti vendita della grande distribuzione.

L’iniziativa è stata lanciata nell’ottobre del 2025 con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori sul corretto conferimento e offrire loro un servizio accessibile e immediato. Grazie alle postazioni dedicate alla raccolta dei piccoli RAEE (fino a 25 cm di dimensione massima) posizionate all’interno dei supermercati, da ottobre 2025 a giugno 2026 sono state raccolte complessivamente 4,3 tonnellate di questi rifiuti.

Il risultato conferma quanto siano efficaci e necessarie iniziative come questa, che hanno l’obiettivo di avvicinare la raccolta ai luoghi che fanno parte della quotidianità del cittadino.

Un progetto vincente fin dalle fasi iniziali

Nel corso della fase pilota, realizzata tra ottobre e dicembre 2025, sono stati coinvolti cinque punti vendita Coop situati a Brescia, Legnano, Lodi, Pavia e Treviglio per un totale di 1,2 tonnellate di piccoli RAEE in tre mesi, pari al peso delle due F1 di Hamilton e Leclerc (senza i piloti …).

Questi risultati positivi hanno evidenziato come la prossimità dei luoghi di conferimento e l’educazione dei cittadini siano elementi determinanti per trasformare la raccolta dei piccoli RAEE in un gesto semplice, accessibile e sempre più integrato nella quotidianità, e hanno suggerito la possibilità di estendere progressivamente il progetto “Piccoli RAEE, Grande Coop” ad altri punti vendita. Ad aprile 2026 l’iniziativa è stata estesa a cinque ulteriori punti vendita Coop in Lombardia: Busto Garolfo, Novate Milanese, Parabiago, Trescore Balneario e Voghera.

Da gennaio a giugno 2026 sono state raccolte oltre 3,1 tonnellate di piccoli RAEE. Considerando anche le quantità raccolte nella fase pilota, il progetto ha quindi permesso di intercettare complessivamente nei punti vendita Coop oltre 4,3 tonnellate di questi rifiuti.

“I risultati ottenuti confermano la validità di questo modello innovativo di raccolta dei piccoli RAEE, ma soprattutto dimostrano che i cittadini rispondono positivamente quando vengono messi nelle condizioni di adottare comportamenti virtuosi in modo semplice. L’estensione del progetto a nuovi punti vendita rappresenta un passo importante, così come la volontà dei supermercati già attivi di continuare a offrire questo servizio” – afferma Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. “Siamo grati a Coop per averci aiutato a portare la raccolta sempre più vicino alle persone, nei luoghi e nei momenti della vita quotidiana, così da rendere il conferimento dei RAEE un’abitudine sempre più semplice e naturale”.

INSPIREE: un passo decisivo per il recupero delle terre rare dai RAEE

INSPIREE: un passo decisivo per il recupero delle terre rare dai RAEE

Il progetto INSPIREE raggiunge un nuovo traguardo nel percorso verso l’industrializzazione di una tecnologia innovativa per il recupero delle terre rare dai magneti permanenti. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti concesso a Itelyum, capofila del progetto e leader nazionale nonché player internazionale riconosciuto nella gestione e valorizzazione dei rifiuti industriali, l’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto di Ceccano, in provincia di Frosinone.

L’autorizzazione rappresenta una tappa fondamentale per lo sviluppo di una filiera europea più circolare e resiliente. I magneti permanenti, presenti in diverse apparecchiature elettriche ed elettroniche, contengono elementi delle terre rare: materiali essenziali per molte tecnologie legate alla transizione energetica e digitale, ma caratterizzati da catene di approvvigionamento concentrate e spesso vulnerabili.

Attraverso la valorizzazione dei magneti provenienti dai RAEE, INSPIREE punta a ottenere ossidi e ossalati di terre rare, trasformando una frazione complessa dei rifiuti elettronici in una risorsa ad alto valore strategico. Il progetto contribuisce così a rafforzare l’autonomia europea nell’accesso alle materie prime critiche, promuovendo al tempo stesso un uso più efficiente delle risorse.

Nei 33 mesi trascorsi dall’avvio delle attività, i partner hanno lavorato alla messa in sicurezza dei flussi di approvvigionamento, alla costruzione di collaborazioni e al coinvolgimento di stakeholder lungo la filiera. Con il via libera alla realizzazione dell’impianto, il progetto si avvicina ora alla fase di applicazione su scala industriale.

Questo risultato conferma il ruolo centrale dell’innovazione nella gestione dei RAEE e nella valorizzazione delle materie prime seconde. Per l’Europa, recuperare terre rare dai magneti permanenti significa ridurre la dipendenza dalle importazioni, creare nuove opportunità industriali e favorire modelli produttivi più sostenibili.

Con questa nuova fase, INSPIREE prosegue il proprio percorso insieme a Itelyum e agli altri partner (Erion, Università degli Studi dell’Aquila, EIT RawMaterials, Glob Eco Srl) con l’obiettivo di portare sul mercato una soluzione concreta e replicabile per il recupero delle terre rare dai rifiuti elettrici ed elettronici.

 

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Erion: la transizione sostenibile è il nuovo terreno di competizione globale

Secondo il Rapporto Strategico di TEHA Group (The European House-Ambrosetti), realizzato in collaborazione con Erion, quasi il 60% delle imprese chiede alla politica un ruolo attivo nel supporto al sistema industriale per la transizione sostenibile con incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e cleantech

  • il 75,5% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale quadro regolatorio europeo.
  • 8 aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.
  • permane un forte disallineamento tra imprese e politica: il grado di condivisione sulle priorità della transizione sfiora il 51%; è soprattutto la complessità normativa a ridurre l’efficacia delle scelte fatte.

 

La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Il Rapporto Strategico ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Hanno partecipato 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. Questi risultati sono stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche ESG europee e italiane e oltre 50 studi e report.

Poiché tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa, hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro, senza una vera transizione sostenibile e in caso di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare, per l’Italia, oltre 9,5 punti percentuali di PIL entro il 2035. Al contrario, accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain” – afferma Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization – “La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché  costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo. La sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale. In questo scenario, sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono, e devono, contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.”

I vantaggi competitivi sul piano industriale della transizione sostenibile

Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%). Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale scenario regolatorio europeo, il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

Cosa chiedono le imprese? Strumenti continuativi 

Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello Studio indica la riduzione dell’intervento pubblico come una priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.

In quasi tutti gli ambiti di intervento, gli incentivi sono considerati la leva più utile per sostenere la transizione – in particolare in ambiti come l’innovazione tecnologica sostenibile (63,7%), lo sviluppo delle competenze (51%), la decarbonizzazione (50%) e l’accesso al capitale (45,1%). Gli investimenti pubblici diretti assumono invece un ruolo complementare, soprattutto nei settori più capital intensive.

Tra le principali pressioni competitive percepite dalle imprese emergono l’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto. Per oltre l’88% dei rispondenti, la pressione più rilevante si manifesta sul piano energetico, in termini di efficienza e costo dell’energia; seguono l’innovazione sostenibile, indicata dall’83% delle aziende, e gli standard ambientali di prodotto, segnalati dall’82%. Complessivamente, circa 1 azienda su 4 segnala già oggi un livello elevato di esposizione competitiva connessa ai temi di sostenibilità sui mercati globali.

Il gap tra imprese e politica 

Il Rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma, soprattutto, la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti. Per misurare questo gap è stato sviluppato in via sperimentale uno STAGE Index[1] (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 ha registrato un livello di condivisione pari al 51%.

Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l’83,9% e il 95,7%, dall’altro lato emergono criticità sul piano delle misure concrete. Gli interventi dedicati all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.

Il Rapporto evidenzia, inoltre, come gli standard europei di sostenibilità producano effetti diversi sui comparti produttivi. Oltre il 54% delle imprese riconosce impatti “a più velocità”: il 30% prevede svantaggi nel breve periodo compensati da vantaggi futuri, mentre il 24% ritiene che l’attuale quadro normativo favorisca alcuni settori penalizzandone altri.

Negli ultimi 35 anni la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata prevalentemente su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e sicurezza delle materie prime (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la crescente complessità normativa rischia oggi di ridurre l’efficacia degli interventi, soprattutto negli ambiti della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.

Cittadini e transizione competitiva 

Il Rapporto richiama infine la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. In un contesto segnato da polarizzazione e sfiducia, il 96% dei cittadini riconosce alle aziende la responsabilità di promuovere il dialogo con i territori, ma solo il 55% ritiene che questo avvenga davvero in modo efficace. Ne deriva un engagement gap di circa 41 punti percentuali. Allo stesso tempo, il 35% dei cittadini italiani considera affidabile un’azienda che, di fronte a sfide sociali divisive, incoraggia la collaborazione nella ricerca di soluzioni condivise.

Da qui la suggestione TEHA di un nuovo paradigma: sul piano ambientale, dare priorità alle soluzioni che consentono di perseguire obiettivi ambientali a lungo termine garantendo al contempo la redditività nel breve attraverso l’innovazione; sul piano sociale, focalizzarsi sulla riduzione delle dipendenze dalla società e sulla risposta alle aspettative legittime degli stakeholder, al fine di creare il consenso necessario per il successo a lungo termine dell’azienda.

“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro” – suggerisce Carlo Cici, Partner & Head of Sustainability di TEHA Group – “È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. Nell’ora dei Predatori, la transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore.  Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati. Come rispondere? Trovando il «ritmo giusto», dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole con un approccio proattivo delle aziende.”

Sono 6 le proposte presentate per guidare le Istituzioni e le Imprese: incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati; sostenere l’innovazione; concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale; mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini; aggregarsi per competere sui mercati internazionali; rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società.

All’evento hanno partecipato come relatori On. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Andrea Fluttero, Presidente Erion Compliance Organization; Aurel Ciobanu-Dordea, Competitive Circular Economy & Clean Industrial Policy Commission EU Director; Carlo Cici, Head of Sustainability The European House Ambrosetti; Fabio Mantella, Strategic Development & Innovation Manager Erion Compliance Organization; Stefano Pasini, Presidente Confindustria APPLiA; Paolo Deforza, Chief Sustainability Officer SACBO; Massimo Ceccariglia, Head of Grid, Innovation&Digital Infrastructures IT & Eastern Europe METLEN Energy & Metals; Edoardo Croci Sustainable Urban Regeneration Lab Director Università Bocconi ed Ervino Riccobon, CEO Poltrona Frau Interiors in Motion, Danilo Bonato Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization.

 

[1] Indice creato per il Rapporto Strategico, alimentato dai risultati della survey alle imprese e dall’analisi proprietaria svolta sulle oltre 281 politiche in ambito di sostenibilità emanate tra il 1991 e il 2026 a livello europeo e nazionale che oggi costituiscono l’impianto normativo in essere sul tema.

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

I risultati dell’ultimo anno: riciclato l’89% dei materiali trattati ed evitate 980.000 tonnellate di CO₂eq. Distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro

Nel 2025, Erion, il più importante Sistema multi-consortile di Responsabilità Estesa del Produttore, ha gestito 289.292 tonnellate di rifiuti, registrando una crescita dell’8% rispetto al 2024. Un dato che conferma la forza del modello Erion, fondato sulla capacità dei singoli Consorzi di contribuire al valore del Sistema e, al tempo stesso, di beneficiare del valore generato dall’insieme.

Le attività del Sistema hanno permesso di reimmettere nel ciclo produttivo l’89% dei materiali derivanti dai rifiuti trattati, una quantità equivalente al peso di 561 treni ad alta velocità. Inoltre, sono state gestite 247.124 tonnellate di RAEE Domestici, 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, 5.345 tonnellate di Rifiuti di Batterie e 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi.

Questo impegno ha consentito di ottenere risultati ambientali di grande rilievo: 980.000 tonnellate di CO₂ non immesse in atmosfera (corrispondenti alle emissioni prodotte da un’auto che percorre circa 136.000 giri intorno all’equatore), un risparmio di 349 milioni di kWh di energia (pari ai consumi annuali di circa 129.000 famiglie italiane) e di 1,7 milioni di metri cubi di acqua (corrispondenti al fabbisogno idrico di circa 11.000 famiglie).

I sei Consorzi del Sistema hanno, inoltre, distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, a fronte di un valore generato pari a 132,3 milioni di euro.

“A distanza di 5 anni dalla sua nascita, il Sistema Erion, è diventato uno dei protagonisti della transizione, portando il nostro Paese verso un modello di sviluppo più sostenibile e circolare.” – afferma Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization – “Siamo riusciti a trasformare un progetto ambizioso in una realtà capace di incidere concretamente sulla nostra economia, contribuendo alla definizione di nuove norme, portando dati e posizioni tecniche sui tavoli di confronto istituzionali, rappresentando le esigenze delle nostre filiere con rigore e trasparenza. I dati di quest’anno, confermano questa evoluzione: non solo volumi e risultati operativi, ma anche un insieme di relazioni, competenze e responsabilità, messe a disposizione delle istituzioni per creare connessioni tra imprese, istituzioni, operatori, cittadini e comunità educanti.”

I RAEE Domestici

Nel 2025 Erion WEEE ha gestito 247.124 tonnellate di RAEE Domestici (+4% rispetto all’anno precedente), raggiungendo importanti risultati di recupero e riciclo. Particolarmente rilevante nel corso dell’anno è stato il contributo delle attività di sensibilizzazione promosse dal Consorzio, tra cui “RAEEGoal”, “Piccoli RAEE, Grande Coop”, “Di RAEE ne abbiamo piene le scatole”, “RAEE4Comics”, “Materia Viva Experience” e “Fai la tua mossa”; oltre alla seconda release della campagna “Se te ne fotti sei fottuto”, realizzata attraverso attività digitali e affissioni su tutto il territorio nazionale. Il percorso si è arricchito anche con l’evento “L’arte per un futuro sostenibile”, organizzato ai Chiostri di San Barnaba a Milano in occasione del ritorno in città di “I temp(l)i cambiano”, l’opera realizzata da Michelangelo Pistoletto per Erion WEEE e concessa in comodato d’uso alla città: un’installazione che, attraverso i RAEE, rende visibile l’impegno del Consorzio nel promuovere cultura del riciclo e sostenibilità.

Grazie a un tasso di riciclo pari all’89% dei rifiuti gestiti, Erion WEEE è riuscita a reinserire nei cicli produttivi oltre 219.626 tonnellate di Materie Prime Seconde, tra cui: 133.605 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire 18 Torri Eiffel), 33.207 tonnellate di plastica (con le quali potrebbero prodursi oltre 13 milioni di sedie da giardino), 5.939 tonnellate di rame (pari al peso del rivestimento di 65 Statue della Libertà) e 6.705 tonnellate di alluminio (dalle quali potrebbero prodursi oltre 419 milioni di lattine).

 

I Rifiuti di Batterie

Erion Energy ha gestito nel 2025 5.345 tonnellate di rifiuti, avviando a riciclo 4.442 tonnellate, pari all’83% del totale. Dai rifiuti trattati il Consorzio ha recuperato 1.382 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire circa 3 Gallerie Vittorio Emanuele di Milano), 368 tonnellate di zinco (con le quali potrebbero coniarsi più di 65 milioni di monete da 1€), 2.369 tonnellate di piombo (la quantità necessaria a produrre quasi 237.000 nuove batterie al piombo) e 36 tonnellate di alluminio (pari alla quantità necessaria per produrre oltre 2,2 milioni di lattine). Nel corso dell’anno il Consorzio ha proseguito il confronto con il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori e con le istituzioni competenti, contribuendo attivamente all’attuazione del Regolamento europeo sulle Batterie e al rafforzamento del presidio sulla filiera operativa, anche attraverso l’internalizzazione delle attività di back office e una revisione dei fornitori con criteri tecnico-ambientali più stringenti.

 

I Rifiuti di Imballaggi

Risultati di assoluto rilievo per Erion Packaging che, con la gestione di 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi, ha registrato un incremento del +58% rispetto al 2024. Di queste, 30.810 tonnellate sono state avviate a riciclo, pari al 94% del totale gestito, traguardando tutti gli obiettivi di legge. Sul fronte dei materiali recuperati, il Consorzio ha avviato a riciclo 19.689 tonnellate di carta e cartone, 5.668 tonnellate di plastica e 5.453 tonnellate di legno. Nel corso dell’anno il Consorzio ha, inoltre, ampliato la propria compagine consortile, con i Soci passati da 46 a 72 e consolidato il dialogo con istituzioni e stakeholder della filiera, contribuendo alla definizione delle regole del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e accompagnando le imprese nell’adempimento dei nuovi requisiti normativi.

 

I RAEE Professionali

Erion Professional ha gestito nel 2025 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, rafforzando il proprio ruolo di riferimento nella gestione del fine vita delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche destinate ad uso professionale. Nel corso dell’anno il Consorzio ha poi intensificato le attività di sensibilizzazione rivolte sia ai Soci, sia agli altri attori della filiera, attraverso momenti di confronto dedicati ai Produttori, percorsi di formazione per le reti commerciali e i partner logistici e la produzione di materiali informativi sul corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti. Questo dialogo strutturato ha consentito di costruire relazioni di partnership più solide, individuare casi pilota replicabili e contribuire ai tavoli di confronto istituzionale portando evidenze concrete dalla pratica industriale. Tra le iniziative di maggiore visibilità, la presenza allo stand di Sistema a Ecomondo 2025, con l’evento “Gestire i RAEE Professionali: la sfida e il valore della filiera” e una campagna di comunicazione dedicata al servizio Exceed, pianificata su riviste di settore selezionate per intercettare operatori, aziende e stakeholder attivi nei settori di riferimento.

 

Sensibilizzazione sul littering

Erion Care ha proseguito e potenziato nel 2025 le proprie attività di contrasto al littering dei mozziconi, attraverso la campagna #SenzaFiltri con content creator e influencer, i Care Action Days sul territorio, la partnership consolidata con Legambiente nell’ambito di “Puliamo il Mondo” e la partecipazione a una giornata di raccolta a Genova insieme al partner Plastic Free. Parallelamente, il Consorzio ha lavorato alla predisposizione dell’infrastruttura operativa in vista dell’avvio del sistema EPR per i prodotti del tabacco: è stato definito il Portale per la registrazione dei soggetti convenzionati e un format di campagna replicabile che i Comuni potranno adottare sul proprio territorio.

Consolidamento di Erion Textiles

Erion Textiles, invece, ha consolidato nel 2025 il proprio ruolo come principale consorzio EPR tessile in Italia per volumi di immesso al consumo, raggiungendo 14 Soci tra i brand più rilevanti del settore moda e retail sportivo, anche a livello internazionale. In un contesto ancora pre-operativo, il Consorzio ha operato come interlocutore consultivo del Ministero dell’Ambiente nella fase di elaborazione del decreto nazionale di recepimento della Direttiva (UE) 2025/1892, con attivazione del regime EPR attesa nel secondo semestre 2026 e ha coordinato gruppi di lavoro a livello europeo nell’ambito del Textiles PRO Forum, coinvolgendo i principali consorzi EPR del continente. Sul piano della ricerca, il Consorzio ha avviato studi sulla tracciabilità dei rifiuti tessili, analisi merceologiche in 15 Comuni italiani e un’indagine demoscopica con Ipsos Doxa Italia sulle abitudini di consumo e dismissione, ponendo le basi conoscitive per la costruzione della futura filiera circolare.