Riuso nella ristorazione: la Svizzera ha già la sua ricetta, ora arriva la legge

Riuso nella ristorazione: la Svizzera ha già la sua ricetta, ora arriva la legge

Mentre l’Europa definisce il suo quadro normativo con il PPWR, la Confederazione Elvetica si muove su un doppio binario: da un lato un mercato del riutilizzo per il take-away già maturo e funzionante, come dimostra il caso di reCIRCLE, dall’altro una nuova ordinanza che, a partire dal 2027, darà una cornice legale a queste pratiche virtuose senza, però, imporre un modello unico

L’onda lunga dei rifiuti da imballaggio, specialmente quelli legati al cibo d’asporto, non risparmia nessuno, in lungo e in largo, in giro per il mondo, ma a cambiare sono le velocità di risposta da parte degli Stati. Diviene così interessante studiare come alcuni di questi si stiano muovendo.

Se, ad esempio, l’Unione Europea ha tracciato una strada con il Regolamento su imballaggi e rifiuti di imballaggio (PPWR), che impone precisi obiettivi di riuso anche per bar e ristoranti, la Svizzera ha scelto un percorso differente. In questo paese, la transizione verso un’economia circolare per i contenitori alimentari non nasce da un obbligo calato dall’alto, ma da un ecosistema di soluzioni volontarie che ora, con una nuova legislazione in arrivo, troverà una solida base giuridica sulla quale consolidarsi e crescere. Un modello che mira a valorizzare le esperienze di successo già presenti sul territorio.

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Svizzera, imballaggi riutilizzabili: un mercato che anticipa le leggi

Attualmente (ma ancora per poco), in Svizzera non è in vigore un’ordinanza generale e completa sugli imballaggi che copra tutti i settori. La gestione dei rifiuti, storicamente, si è basata su un sistema efficiente di raccolte differenziate (unito a uno strutturale livello di incenerimento per recupero energetico) e su iniziative volontarie che hanno portato il paese a raggiungere tassi di riciclo molto alti. Questa sensibilità ha favorito la nascita di un mercato dinamico nel quale le soluzioni di riutilizzo hanno potuto svilupparsi in risposta ad una crescente sensibilità ambientale di consumatori e imprese, senza attendere una spinta legislativa.

svizzera riuso 1
fonte: reCIRCLE

È in questo contesto che sono nate e prosperate iniziative private che oggi rappresentano dei veri e propri casi di studio. L’assenza di un quadro normativo rigido ha permesso di sperimentare modelli di business innovativi, basati sulla responsabilità estesa del produttore e su sistemi di deposito cauzionale che hanno dimostrato la loro efficacia sul campo. In pratica, il mercato svizzero ha agito come un laboratorio a cielo aperto, dimostrando che l’economia circolare nel settore del food delivery non solo è possibile, ma può essere anche economicamente vantaggiosa per gli esercenti – come ha recentemente raccontato Zero Waste Europe – riducendo i costi legati all’acquisto continuo di packaging monouso.

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reCIRCLE, il sistema svizzero che fa scuola nel take-away riutilizzabile

L’esempio più lampante di questo approccio è reCIRCLE, un’impresa sociale che ha creato un sistema capillare di contenitori riutilizzabili per il cibo d’asporto. Il funzionamento è, al contempo, semplice ed efficace: il cliente che ordina un pasto in uno degli oltre 1.800 ristoranti, pizzerie o take-away partner in tutta la Svizzera può richiederlo in una “reCIRCLE BOX”.

Al momento dell’acquisto, paga un deposito per il contenitore (ad ora pari a 10 franchi svizzeri, circa 8.5 euro). Una volta consumato il pasto, può restituire la box (anche solo sciacquata) in qualsiasi punto della rete, ricevendo il rimborso del deposito già pagato. I contenitori, prodotti in Svizzera, sono di alta qualità, ermetici, lavabili in lavastoviglie e adatti a microonde e congelatore, disponibili in varie forme e dimensioni, inclusa una specifica per la pizza, cibo per eccellenza dell’asporto in molti Paesi. Per rendere il sistema ancora più accessibile, reCIRCLE ha introdotto un’app che permette di prendere in prestito i contenitori gratuitamente per sette giorni, senza versare il deposito. Per gli esercenti, aderire alla rete significa ridurre la spesa per gli imballaggi usa e getta e i costi di smaltimento dei rifiuti, a fronte di un canone annuale. Ovviamente uno degli obiettivi è spingere il settore della ristorazione a fare la propria parte per la riduzione di rifiuti e, al contempo, incentivare un circolo virtuoso che fidelizza la clientela e rafforza l’immagine di sostenibilità degli esercizi commerciali.

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Non si butta mai via: la sorprendente storia dell’acciaio, il materiale che usi ogni giorno e che rinasce all’infinito

Non si butta mai via: la sorprendente storia dell’acciaio, il materiale che usi ogni giorno e che rinasce all’infinito

L’acciaio è un materiale che non conosce la parola “fine”: un modello di economia circolare. E in questa transizione verso un futuro più sostenibile, l’Italia non sta a guardare, ma guida la corsa in Europa

Dal ponte alla molla di una penna a scatto, dal cucchiaino con cui mescoliamo il caffè ai binari che uniscono il Paese: l’acciaio è ovunque. E se la sua resistenza ha contribuito a costruire il mondo che conosciamo, è la sua incredibile capacità di rinascere a renderlo un protagonista del futuro. L’acciaio è infatti un materiale che non conosce la parola “fine”, un modello di economia circolare.

E in questa transizione verso un futuro più sostenibile, l’Italia non sta a guardare, ma guida la corsa in Europa. Secondo i dati preliminari diffusi da RICREA (Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Acciaio) su elaborazioni LCC Conai nel 2025 l’Italia ha avviato a riciclo 442.666 tonnellate di imballaggi in acciaio (+ 1,6% rispetto all’anno precedente), raggiungendo così un tasso di riciclo dell’82,2%. Un traguardo che non solo batte l’obiettivo europeo del 70% fissato per il 2025, ma supera già quello dell’80% previsto per il 2030.

L’immortalità è scritta nel suo DNA

Come altri metalli, ad esempio l’alluminio, l’acciaio è un materiale permanente.  Ciò significa che può essere fuso e riciclato un numero infinito di volte senza perdere nessuna delle sue qualità originali. Il materiale recuperato da un imballaggio e rifuso in acciaieria rinasce come una materia prima seconda, chimicamente e fisicamente identica a quella prodotta da minerale vergine. È un ciclo perfetto dove un vecchio barattolo può diventare parte di un’automobile, una trave per un grattacielo o un componente di design, in un percorso potenzialmente eterno.

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Acciaio DPP ESPR passaporto digitale
Foto: Canva

Perché riciclare l’acciaio è importante?

L’acciaio può essere prodotto in due modi: partendo dall’utilizzo di minerale di ferro, estratto dalle miniere (ciclo integrale) oppure rifondendo rottame di acciaio (ciclo da forno elettrico). È proprio questa seconda via a rappresentare una scelta strategica che porta a risultati tangibili. Per attivare questo ciclo virtuoso, è però necessario un gesto cruciale: il riciclo. Un’azione che innesca una cascata di benefici sia per l’ambiente che per l’economia del Paese. Dal punto di vista ambientale, i vantaggi sono molteplici come emerge dall’analisi dei dati forniti dal consorzio RICREA.

Innanzitutto, il riciclo permette un enorme risparmio di risorse naturali. Basti pensare che, a livello nazionale, l’attività di recupero degli imballaggi in acciaio tra il 2000 e il 2024 ha evitato il consumo di ben 10 milioni di tonnellate di materiale primario, equivalente al peso di 950 Torri Eiffel. Questa tendenza ha raggiunto il suo apice nel 2024, anno in cui si è registrato il valore record di 495 mila tonnellate di materia prima risparmiata, un risultato che i dati preconsuntivi di RICREA per il 2025 confermano, stimando un risparmio di circa 500 mila tonnellate.

Scegliere la materia prima seconda è anche un processo molto meno dispendioso in termini energetici. Il risparmio energetico complessivo accumulato tra il 2000 e il 2024 ammonta a circa 59 miliardi di kWh di energia primaria, pari al consumo medio di energia di 15 milioni di famiglie italiane. Le previsioni per il 2025 continuano su questa linea virtuosa, con un risparmio stimato di 2,85 TWh.

Questo minor consumo energetico si traduce direttamente in una riduzione delle emissioni di gas serra, offrendo un contributo cruciale alla lotta al cambiamento climatico. Tra il 2000 e il 2024, il sistema di riciclo dell’acciaio ha impedito l’emissione in atmosfera di 14 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il 2024 ha segnato un traguardo eccezionale con un record di 868 mila tonnellate di CO₂ evitate, un risultato straordinario che si prevede replicato anche nel 2025.

 

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Erion Packaging: la Convenzione per gli imballaggi al centro del Green Med Expo & Symposium 2026

Erion Packaging: la Convenzione per gli imballaggi al centro del Green Med Expo & Symposium 2026

A Napoli, il Consorzio ha presentato agli operatori della filiera un modello unico per unire la gestione del fine vita dei prodotti tecnologici a quella dei loro imballaggi

Erion Packaging è stato fra i protagonisti del Green Med Expo & Symposium, l’evento di riferimento per la transizione ecologica nel Sud Italia che si è tenuto a Napoli dal 27 al 29 maggio 2026. Il Consorzio del Sistema Erion, dedicato alla gestione dei Rifiuti degli Imballaggi dei prodotti tecnologici, ha presentato agli operatori del settore, i vantaggi rappresentati dal proprio modello di Convenzione: una soluzione concreta per ridisegnare la gestione degli imballaggi su tutto il territorio nazionale.

Un modello integrato contro la frammentazione della filiera

“Partendo dall’esperienza ventennale del Sistema Erion, abbiamo pensato a un modello che integra la gestione del fine vita dei RAEE con quella degli Imballaggi che li accompagnano” ha spiegato Andrea Bizzi, Direttore Generale di Erion Packaging. Attraverso un’unica piattaforma digitale, le aziende assolvono agli obblighi della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in modo semplice ed efficace.

Il valore aggiunto del programma risiede nella raccolta selettiva: intercettare l’imballaggio direttamente nel punto in cui si genera il rifiuto consente di evitare che materiali di valore finiscano nei circuiti urbani tradizionali, caratterizzati da performance ambientali inferiori.

Dalla teoria alla pratica: la partnership con Ri.plastic

Al panel è intervenuto Giuseppe Palermo, Responsabile Commerciale di Ri.plastic, impianto di trattamento RAEE del Gruppo Seval. Nel suo intervento, Palermo ha evidenziato come le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche arrivino frequentemente agli impianti ancora imballate in scatole o materiali plastici, generando un flusso che richiede una gestione strutturata e altamente specializzata. In questo contesto, il ruolo di Erion Packaging diventa centrale, grazie a un modello operativo in grado di assicurare una gestione tracciata e virtuosa di questi materiali.

Secondo Palermo, la Convenzione garantisce innanzitutto un vantaggio economico concreto per gli operatori, attraverso condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato e la possibilità di reinvestire le risorse generate all’interno del circuito stesso. A questo si aggiunge un elemento cruciale di trasparenza, dato dall’inserimento in una filiera certificata e regolamentata, che assicura elevati standard di controllo e qualità lungo tutto il processo.

Un ulteriore punto di forza riguarda infine la semplicità di adesione: il modello non richiede infatti modifiche ai processi aziendali interni né interferisce con i rapporti commerciali già esistenti, rendendo più agevole per le imprese partecipare a un sistema di gestione efficiente e pienamente conforme ai principi dell’economia circolare.

Un facilitatore per l’economia circolare

I risultati confermano l’efficacia della misura: nel 2025 la Convenzione ha certificato 70 tonnellate di imballaggi. Erion Packaging ribadisce così la propria natura di facilitatore: non si sostituisce agli operatori esistenti, ma supporta la filiera con soluzioni logistiche ed economiche strategiche, anche attraverso sinergie come l’abbinamento del ritiro dell’imballaggio al ritiro del RAEE domestico “1 contro 1”, un modello a circuito chiuso che trasforma un potenziale problema ambientale in una risorsa economica.

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Forum Erion 2026: la politica green sta cambiando? Le priorità della transizione sostenibile

Erion: la transizione sostenibile è il nuovo terreno di competizione globale

Secondo il Rapporto Strategico di TEHA Group (The European House-Ambrosetti), realizzato in collaborazione con Erion, quasi il 60% delle imprese chiede alla politica un ruolo attivo nel supporto al sistema industriale per la transizione sostenibile con incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e cleantech

  • il 75,5% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale quadro regolatorio europeo.
  • 8 aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.
  • permane un forte disallineamento tra imprese e politica: il grado di condivisione sulle priorità della transizione sfiora il 51%; è soprattutto la complessità normativa a ridurre l’efficacia delle scelte fatte.

 

La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Il Rapporto Strategico ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Hanno partecipato 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. Questi risultati sono stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche ESG europee e italiane e oltre 50 studi e report.

Poiché tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa, hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro, senza una vera transizione sostenibile e in caso di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare, per l’Italia, oltre 9,5 punti percentuali di PIL entro il 2035. Al contrario, accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain” – afferma Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization – “La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché  costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo. La sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale. In questo scenario, sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono, e devono, contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.”

I vantaggi competitivi sul piano industriale della transizione sostenibile

Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%). Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale scenario regolatorio europeo, il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

Cosa chiedono le imprese? Strumenti continuativi 

Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello Studio indica la riduzione dell’intervento pubblico come una priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.

In quasi tutti gli ambiti di intervento, gli incentivi sono considerati la leva più utile per sostenere la transizione – in particolare in ambiti come l’innovazione tecnologica sostenibile (63,7%), lo sviluppo delle competenze (51%), la decarbonizzazione (50%) e l’accesso al capitale (45,1%). Gli investimenti pubblici diretti assumono invece un ruolo complementare, soprattutto nei settori più capital intensive.

Tra le principali pressioni competitive percepite dalle imprese emergono l’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto. Per oltre l’88% dei rispondenti, la pressione più rilevante si manifesta sul piano energetico, in termini di efficienza e costo dell’energia; seguono l’innovazione sostenibile, indicata dall’83% delle aziende, e gli standard ambientali di prodotto, segnalati dall’82%. Complessivamente, circa 1 azienda su 4 segnala già oggi un livello elevato di esposizione competitiva connessa ai temi di sostenibilità sui mercati globali.

Il gap tra imprese e politica 

Il Rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma, soprattutto, la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti. Per misurare questo gap è stato sviluppato in via sperimentale uno STAGE Index[1] (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 ha registrato un livello di condivisione pari al 51%.

Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l’83,9% e il 95,7%, dall’altro lato emergono criticità sul piano delle misure concrete. Gli interventi dedicati all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.

Il Rapporto evidenzia, inoltre, come gli standard europei di sostenibilità producano effetti diversi sui comparti produttivi. Oltre il 54% delle imprese riconosce impatti “a più velocità”: il 30% prevede svantaggi nel breve periodo compensati da vantaggi futuri, mentre il 24% ritiene che l’attuale quadro normativo favorisca alcuni settori penalizzandone altri.

Negli ultimi 35 anni la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata prevalentemente su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e sicurezza delle materie prime (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la crescente complessità normativa rischia oggi di ridurre l’efficacia degli interventi, soprattutto negli ambiti della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.

Cittadini e transizione competitiva 

Il Rapporto richiama infine la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. In un contesto segnato da polarizzazione e sfiducia, il 96% dei cittadini riconosce alle aziende la responsabilità di promuovere il dialogo con i territori, ma solo il 55% ritiene che questo avvenga davvero in modo efficace. Ne deriva un engagement gap di circa 41 punti percentuali. Allo stesso tempo, il 35% dei cittadini italiani considera affidabile un’azienda che, di fronte a sfide sociali divisive, incoraggia la collaborazione nella ricerca di soluzioni condivise.

Da qui la suggestione TEHA di un nuovo paradigma: sul piano ambientale, dare priorità alle soluzioni che consentono di perseguire obiettivi ambientali a lungo termine garantendo al contempo la redditività nel breve attraverso l’innovazione; sul piano sociale, focalizzarsi sulla riduzione delle dipendenze dalla società e sulla risposta alle aspettative legittime degli stakeholder, al fine di creare il consenso necessario per il successo a lungo termine dell’azienda.

“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro” – suggerisce Carlo Cici, Partner & Head of Sustainability di TEHA Group – “È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. Nell’ora dei Predatori, la transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore.  Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati. Come rispondere? Trovando il «ritmo giusto», dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole con un approccio proattivo delle aziende.”

Sono 6 le proposte presentate per guidare le Istituzioni e le Imprese: incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati; sostenere l’innovazione; concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale; mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini; aggregarsi per competere sui mercati internazionali; rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società.

All’evento hanno partecipato come relatori On. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Andrea Fluttero, Presidente Erion Compliance Organization; Aurel Ciobanu-Dordea, Competitive Circular Economy & Clean Industrial Policy Commission EU Director; Carlo Cici, Head of Sustainability The European House Ambrosetti; Fabio Mantella, Strategic Development & Innovation Manager Erion Compliance Organization; Stefano Pasini, Presidente Confindustria APPLiA; Paolo Deforza, Chief Sustainability Officer SACBO; Massimo Ceccariglia, Head of Grid, Innovation&Digital Infrastructures IT & Eastern Europe METLEN Energy & Metals; Edoardo Croci Sustainable Urban Regeneration Lab Director Università Bocconi ed Ervino Riccobon, CEO Poltrona Frau Interiors in Motion, Danilo Bonato Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization.

 

[1] Indice creato per il Rapporto Strategico, alimentato dai risultati della survey alle imprese e dall’analisi proprietaria svolta sulle oltre 281 politiche in ambito di sostenibilità emanate tra il 1991 e il 2026 a livello europeo e nazionale che oggi costituiscono l’impianto normativo in essere sul tema.

Gestione integrata e filiera selettiva: il modello circolare della Convenzione di Erion Packaging

Gestione integrata e filiera selettiva: il modello circolare della Convenzione di Erion Packaging

Superare la frammentazione unendo la gestione del fine vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche a quella dei loro imballaggi. Vantaggi e obiettivi della Convenzione proposta da Erion Packaging agli operatori del settore

L’efficienza dell’economia circolare non si misura solo nella quantità di materia recuperata, ma soprattutto nell’ottimizzazione dei processi che ne governano la raccolta e il trattamento. È questo il messaggio centrale emerso dal focus organizzato da Erion Packaging durante l’ultima edizione del Green Med Expo & Symposium, l’evento di riferimento per la transizione ecologica e la green economy nel Sud Italia.

Al centro del dibattito, una soluzione concreta che si propone di cambiare le regole del gioco per il comparto tecnologico: la Convenzione che Erion Packaging propone al mercato del trattamento dei rifiuti. Una soluzione studiata su misura per gli operatori del settore – impianti di trattamento, trasportatori e intermediari – e volta a ridisegnare la gestione del packaging che accompagna le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE).

Un modello integrato per la filiera tecnologica

Erion Packaging nasce per colmare il divario tra i flussi legati ai rifiuti tecnologici e quelli relativi ai loro imballaggi, attraverso l’esperienza ventennale del Sistema Erion, il più grande consorzio italiano per la gestione dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

“Partendo da tutto questo know-how, si è pensato a un modello che potesse integrare la gestione del fine vita dei RAEE con gli imballaggi che accompagnano questi prodotti”, ha spiegato Andrea Bizzi, Direttore Generale di Erion Packaging, durante il suo intervento al simposio.

I vantaggi di questo approccio sono duplici. Da un lato, c’è la forte semplificazione burocratica per le aziende: “L’obiettivo è avere un sistema integrato, quindi attraverso un’unica piattaforma poter assolvere alle norme di responsabilità estesa del produttore (EPR) in maniera efficace e semplice, da un punto di vista amministrativo”, ha sottolineato Bizzi. Dall’altro, risiede nella necessità di riconoscere l’unicità nel sistema di gestione di questi materiali: “Non esisteva un sistema dedicato alla gestione degli imballaggi di AEE”.

La sfida della raccolta selettiva

La vera svolta ambientale ed economica della Convenzione presentata al Green Med Symposium risiede nella sua natura selettiva e dedicata. Intercettare l’imballaggio tecnologico direttamente lì dove nasce il rifiuto (nella grande distribuzione, nei canali commerciali o al momento dell’installazione a casa dell’utente) evita che materiali nobili e facilmente riciclabili finiscano nei circuiti urbani tradizionali, dove potrebbero rischiare di deteriorarsi o disperdersi.

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Regolamento imballaggi, l’industria scrive all’UE: “Attuazione rapida, non riaprire il PPWR”

Regolamento imballaggi, l’industria scrive all’UE: “Attuazione rapida, non riaprire il PPWR”

Circa 130 associazioni e imprese chiedono a Commissione, Parlamento e Consiglio di garantire tempi certi e norme secondarie chiare per il regolamento europeo sugli imballaggi

Tra tante richieste di rinvio, dilazione o ridimensionamento delle normative ambientale UE, pochi giorni fa una lettera aperta firmata da circa 130 soggetti tra associazioni industriali, nazionali e continentali, e imprese ha chiesto invece alle istituzioni europee di non rallentare la messa a terra del nuovo regolamento sugli imballaggi. Datata 3 giugno ha appunto come oggetto “Ensuring the timely and effective implementation of the PPWR”: “Garantire l’attuazione tempestiva ed efficace del PPWR”. Destinatari sono i vertici delle istituzioni europee: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo; e António Costa, presidente del Consiglio europeo. In copia i commissari interessati dalla questione: Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per la transizione pulita, giusta e competitiva; Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo per prosperità e strategia industriale; e Jessika Roswall, commissaria per Ambiente, resilienza idrica ed economia circolare competitiva. In calce i loghi di una vasta coalizione di associazioni industriali e imprese attive nelle filiere del packaging, del riciclo, della gestione rifiuti e delle materie prime seconde.

Da Ikea ad Assoambiente, da Shell a Montello ad Assorimap

Vediamo più da vicino chi ha sostenuto l’appello. Ci sono associazioni industriali europee dell’imballaggio, come Flexible Packaging Europe, European Aluminium Foil Association (fogli di alluminio), Advanced Packaging Association, EPRO (rete europea legata agli schemi di responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi plastici), l’italiana Federchimica PlasticsEurope Italia, a rappresentare la filiera chimica/plastica nazionale. Poi associazioni legate all’economia circolare come Plastics Recyclers Europe, FEAD – European Waste Management Association, Recycling Europe. E poi tante associazioni nazionali come bvse, associazione tedesca delle imprese del riciclo o la Swedish Recycling Industries, o le italiane Assoambiente e ASSORIMAP.

 Tra le imprese ci sono colossi come Veolia e Suez, gruppi internazionali nei servizi ambientali e nella gestione rifiuti; multinazionali del petrolio, della chimica e delle plastiche come Shell e LyondellBasell; IKEA, grande utilizzatore di packaging e, tra le italiane, Aliplast,  riciclo e produzione di plastiche riciclate, AMUT, impianti per estrusione, packaging e riciclo, e i riciclatori Montello e Dentis Recycling Italy.

regolamento imballaggi PPWR

Leggi anche lo SPECIALE Crisi del Riciclo della plastica

Le richieste delle imprese per il PPWR

Cosa chiedono i firmatari? Vediamolo.

No alla riapertura del PPWR. Il punto politico della lettera è che il PPWR non dovrebbe essere riaperto nel suo impianto principale. Il testo ricorda infatti che il regolamento è stato approvato attraverso la procedura legislativa ordinaria, con il coinvolgimento degli stakeholder, e che il quadro adottato rappresenta già un equilibrio tra ambizione e flessibilità.

di Daniele Di Stefano

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Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

Sistema Erion: nel 2025 raccolte oltre 289.000 tonnellate di rifiuti, in crescita del +8%

I risultati dell’ultimo anno: riciclato l’89% dei materiali trattati ed evitate 980.000 tonnellate di CO₂eq. Distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro

Nel 2025, Erion, il più importante Sistema multi-consortile di Responsabilità Estesa del Produttore, ha gestito 289.292 tonnellate di rifiuti, registrando una crescita dell’8% rispetto al 2024. Un dato che conferma la forza del modello Erion, fondato sulla capacità dei singoli Consorzi di contribuire al valore del Sistema e, al tempo stesso, di beneficiare del valore generato dall’insieme.

Le attività del Sistema hanno permesso di reimmettere nel ciclo produttivo l’89% dei materiali derivanti dai rifiuti trattati, una quantità equivalente al peso di 561 treni ad alta velocità. Inoltre, sono state gestite 247.124 tonnellate di RAEE Domestici, 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, 5.345 tonnellate di Rifiuti di Batterie e 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi.

Questo impegno ha consentito di ottenere risultati ambientali di grande rilievo: 980.000 tonnellate di CO₂ non immesse in atmosfera (corrispondenti alle emissioni prodotte da un’auto che percorre circa 136.000 giri intorno all’equatore), un risparmio di 349 milioni di kWh di energia (pari ai consumi annuali di circa 129.000 famiglie italiane) e di 1,7 milioni di metri cubi di acqua (corrispondenti al fabbisogno idrico di circa 11.000 famiglie).

I sei Consorzi del Sistema hanno, inoltre, distribuito un valore economico complessivo pari a circa 142 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, a fronte di un valore generato pari a 132,3 milioni di euro.

“A distanza di 5 anni dalla sua nascita, il Sistema Erion, è diventato uno dei protagonisti della transizione, portando il nostro Paese verso un modello di sviluppo più sostenibile e circolare.” – afferma Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization – “Siamo riusciti a trasformare un progetto ambizioso in una realtà capace di incidere concretamente sulla nostra economia, contribuendo alla definizione di nuove norme, portando dati e posizioni tecniche sui tavoli di confronto istituzionali, rappresentando le esigenze delle nostre filiere con rigore e trasparenza. I dati di quest’anno, confermano questa evoluzione: non solo volumi e risultati operativi, ma anche un insieme di relazioni, competenze e responsabilità, messe a disposizione delle istituzioni per creare connessioni tra imprese, istituzioni, operatori, cittadini e comunità educanti.”

I RAEE Domestici

Nel 2025 Erion WEEE ha gestito 247.124 tonnellate di RAEE Domestici (+4% rispetto all’anno precedente), raggiungendo importanti risultati di recupero e riciclo. Particolarmente rilevante nel corso dell’anno è stato il contributo delle attività di sensibilizzazione promosse dal Consorzio, tra cui “RAEEGoal”, “Piccoli RAEE, Grande Coop”, “Di RAEE ne abbiamo piene le scatole”, “RAEE4Comics”, “Materia Viva Experience” e “Fai la tua mossa”; oltre alla seconda release della campagna “Se te ne fotti sei fottuto”, realizzata attraverso attività digitali e affissioni su tutto il territorio nazionale. Il percorso si è arricchito anche con l’evento “L’arte per un futuro sostenibile”, organizzato ai Chiostri di San Barnaba a Milano in occasione del ritorno in città di “I temp(l)i cambiano”, l’opera realizzata da Michelangelo Pistoletto per Erion WEEE e concessa in comodato d’uso alla città: un’installazione che, attraverso i RAEE, rende visibile l’impegno del Consorzio nel promuovere cultura del riciclo e sostenibilità.

Grazie a un tasso di riciclo pari all’89% dei rifiuti gestiti, Erion WEEE è riuscita a reinserire nei cicli produttivi oltre 219.626 tonnellate di Materie Prime Seconde, tra cui: 133.605 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire 18 Torri Eiffel), 33.207 tonnellate di plastica (con le quali potrebbero prodursi oltre 13 milioni di sedie da giardino), 5.939 tonnellate di rame (pari al peso del rivestimento di 65 Statue della Libertà) e 6.705 tonnellate di alluminio (dalle quali potrebbero prodursi oltre 419 milioni di lattine).

 

I Rifiuti di Batterie

Erion Energy ha gestito nel 2025 5.345 tonnellate di rifiuti, avviando a riciclo 4.442 tonnellate, pari all’83% del totale. Dai rifiuti trattati il Consorzio ha recuperato 1.382 tonnellate di metalli ferrosi (equivalenti alla quantità necessaria per costruire circa 3 Gallerie Vittorio Emanuele di Milano), 368 tonnellate di zinco (con le quali potrebbero coniarsi più di 65 milioni di monete da 1€), 2.369 tonnellate di piombo (la quantità necessaria a produrre quasi 237.000 nuove batterie al piombo) e 36 tonnellate di alluminio (pari alla quantità necessaria per produrre oltre 2,2 milioni di lattine). Nel corso dell’anno il Consorzio ha proseguito il confronto con il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori e con le istituzioni competenti, contribuendo attivamente all’attuazione del Regolamento europeo sulle Batterie e al rafforzamento del presidio sulla filiera operativa, anche attraverso l’internalizzazione delle attività di back office e una revisione dei fornitori con criteri tecnico-ambientali più stringenti.

 

I Rifiuti di Imballaggi

Risultati di assoluto rilievo per Erion Packaging che, con la gestione di 32.783 tonnellate di Rifiuti di Imballaggi, ha registrato un incremento del +58% rispetto al 2024. Di queste, 30.810 tonnellate sono state avviate a riciclo, pari al 94% del totale gestito, traguardando tutti gli obiettivi di legge. Sul fronte dei materiali recuperati, il Consorzio ha avviato a riciclo 19.689 tonnellate di carta e cartone, 5.668 tonnellate di plastica e 5.453 tonnellate di legno. Nel corso dell’anno il Consorzio ha, inoltre, ampliato la propria compagine consortile, con i Soci passati da 46 a 72 e consolidato il dialogo con istituzioni e stakeholder della filiera, contribuendo alla definizione delle regole del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e accompagnando le imprese nell’adempimento dei nuovi requisiti normativi.

 

I RAEE Professionali

Erion Professional ha gestito nel 2025 4.040 tonnellate di RAEE Professionali, rafforzando il proprio ruolo di riferimento nella gestione del fine vita delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche destinate ad uso professionale. Nel corso dell’anno il Consorzio ha poi intensificato le attività di sensibilizzazione rivolte sia ai Soci, sia agli altri attori della filiera, attraverso momenti di confronto dedicati ai Produttori, percorsi di formazione per le reti commerciali e i partner logistici e la produzione di materiali informativi sul corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti. Questo dialogo strutturato ha consentito di costruire relazioni di partnership più solide, individuare casi pilota replicabili e contribuire ai tavoli di confronto istituzionale portando evidenze concrete dalla pratica industriale. Tra le iniziative di maggiore visibilità, la presenza allo stand di Sistema a Ecomondo 2025, con l’evento “Gestire i RAEE Professionali: la sfida e il valore della filiera” e una campagna di comunicazione dedicata al servizio Exceed, pianificata su riviste di settore selezionate per intercettare operatori, aziende e stakeholder attivi nei settori di riferimento.

 

Sensibilizzazione sul littering

Erion Care ha proseguito e potenziato nel 2025 le proprie attività di contrasto al littering dei mozziconi, attraverso la campagna #SenzaFiltri con content creator e influencer, i Care Action Days sul territorio, la partnership consolidata con Legambiente nell’ambito di “Puliamo il Mondo” e la partecipazione a una giornata di raccolta a Genova insieme al partner Plastic Free. Parallelamente, il Consorzio ha lavorato alla predisposizione dell’infrastruttura operativa in vista dell’avvio del sistema EPR per i prodotti del tabacco: è stato definito il Portale per la registrazione dei soggetti convenzionati e un format di campagna replicabile che i Comuni potranno adottare sul proprio territorio.

Consolidamento di Erion Textiles

Erion Textiles, invece, ha consolidato nel 2025 il proprio ruolo come principale consorzio EPR tessile in Italia per volumi di immesso al consumo, raggiungendo 14 Soci tra i brand più rilevanti del settore moda e retail sportivo, anche a livello internazionale. In un contesto ancora pre-operativo, il Consorzio ha operato come interlocutore consultivo del Ministero dell’Ambiente nella fase di elaborazione del decreto nazionale di recepimento della Direttiva (UE) 2025/1892, con attivazione del regime EPR attesa nel secondo semestre 2026 e ha coordinato gruppi di lavoro a livello europeo nell’ambito del Textiles PRO Forum, coinvolgendo i principali consorzi EPR del continente. Sul piano della ricerca, il Consorzio ha avviato studi sulla tracciabilità dei rifiuti tessili, analisi merceologiche in 15 Comuni italiani e un’indagine demoscopica con Ipsos Doxa Italia sulle abitudini di consumo e dismissione, ponendo le basi conoscitive per la costruzione della futura filiera circolare.

Rifiuti di Imballaggi, nuovo Accordo Quadro ANCI-CONAI 2026–2029 in vigore dal 1° maggio

Rifiuti di Imballaggi, nuovo Accordo Quadro ANCI-CONAI 2026–2029 in vigore dal 1° maggio

Anche Erion Packaging tra i Sistemi Autonomi firmatari dell’accordo che contribuisce al nuovo quadro di riferimento per la gestione dei Rifiuti di Imballaggi

Dal 1° maggio 2026 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Accordo di Programma Quadro Nazionale sottoscritto da ANCI, CONAI, Consorzi di Filiera, Sistemi Autonomi e UPI. L’Accordo resterà valido fino al 31 dicembre 2029 e rappresenta il riferimento nazionale per la gestione dei Rifiuti di Imballaggi e per i corrispettivi economici destinati ai Comuni o ai soggetti delegati per le attività di raccolta differenziata.
Il rinnovo dell’intesa garantisce continuità al sistema nazionale di raccolta e riciclo degli imballaggi, confermando il modello di collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati che negli anni ha sostenuto lo sviluppo della raccolta differenziata e del recupero dei materiali su tutto il territorio italiano. Nel corso del mese di maggio proseguirà il completamento degli Allegati Tecnici di Comparto, che definiranno nel dettaglio le condizioni operative ed economiche dei diversi materiali di imballaggio. I contenuti dei singoli Allegati saranno pubblicati progressivamente una volta concluse le formalità previste.
Il completamento degli Allegati consentirà l’avvio definitivo del nuovo quadro regolatorio, garantendo continuità al sistema senza ulteriori proroghe dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI 2020–2024 finora in vigore. Le nuove disposizioni avranno un posizionamento centrale anche nel raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei legati all’economia circolare e all’incremento del riciclo dei materiali.
L’intesa è stata condivisa con i Consorzi di Filiera, tra i quali Erion Packaging. “Confermiamo il nostro impegno a contribuire a un modello efficiente, trasparente e orientato al riciclo, al fianco dei Comuni e degli altri attori della filiera”, ha dichiarato Andrea Bizzi, Direttore Generale di Erion Packaging.
Per il comparto del legno è ancora in corso la definizione del nuovo Allegato Tecnico dedicato. Il rinnovo dell’Accordo conferma infine l’importanza di una gestione condivisa della filiera degli imballaggi, con l’obiettivo di garantire efficienza operativa, qualità della raccolta e valorizzazione dei materiali recuperati, a beneficio dei Comuni, dei cittadini e dell’intero sistema del riciclo.

Erion Packaging cresce ancora: più raccolta, più riciclo, più valore per il sistema

Erion Packaging cresce ancora: più raccolta, più riciclo, più valore per il sistema

I risultati del 2025 confermano la crescita costante del Consorzio che, seppur giovane, afferma la sua posizione come punto di riferimento nella gestione dei rifiuti

Il 2025 è stato per Erion Packaging un anno di grandi passi avanti, nuovi traguardi raggiunti e importanti risultati. A dimostrarlo sono i numeri: solo nell’ultimo il Consorzio ha raccolto oltre 36.000 tonnellate di rifiuti su tutto il territorio nazionale, con un incremento del 46% rispetto all’anno precedente, accrescendo in parallelo anche la quantità di rifiuti di imballaggi riciclati, che ha visto un aumento del 32%, superando le 30.000 tonnellate.

Le materie riciclate da Erion Packaging

Nel dettaglio, i risultati mostrano un impatto concreto sul recupero delle risorse: le 19.000 tonnellate di carta riciclata equivalgono a circa 3,8 miliardi di fogli A4, mentre le 6.000 tonnellate di plastica corrispondono a circa 2,4 milioni di sedie da giardino e le 4.400 tonnellate di legno a circa 220.000 pallet. Numeri significativi che raccontano come materiali destinati allo smaltimento tornino invece a nuova vita.

Il risultato assume ancora più valore se si considera che il Consorzio è nato appena tre anni fa. In questo breve arco di tempo ha saputo consolidare il proprio modello operativo e ampliare progressivamente la rete di collaborazione, con l’ingresso di 33 nuove realtà solo nell’ultimo anno, segno di una fiducia crescente da parte di imprese e operatori del riciclo. La crescita dei volumi e delle adesioni conferma la solidità del modello consortile e il rafforzamento delle sinergie lungo la filiera, in un sistema che si sta progressivamente strutturando e rafforzando.

“Il 2025 ha confermato che il Consorzio sta crescendo nella direzione giusta: sono aumentati i volumi raccolti ed è cresciuta la capacità di trasformarli in riciclo effettivo. Risultati resi possibili dalla collaborazione con imprese e operatori del settore, che stanno rendendo sempre più concreto il modello di economia circolare su cui lavoriamo. Ora la sfida è continuare su questa traiettoria, accompagnando le aziende anche nelle nuove regole europee e rendendo il sistema ancora più semplice, efficiente e trasparente”, afferma Andrea Bizzi, Direttore Generale di Erion Packaging.

Lo sguardo è rivolto verso il futuro. Dal prossimo 12 agosto diventerà direttamente operativo in tutti gli Stati Ue il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che innalzerà ulteriormente gli standard di riciclabilità e rafforzerà il ruolo dei consorzi nella transizione verso un’economia sempre più circolare.

In questo contesto, Erion Packaging punta a consolidare ulteriormente la propria crescita, con l’obiettivo di rendere la gestione dei rifiuti sempre più efficiente, tracciabile e sostenibile, accompagnando le imprese nel percorso di adeguamento alle nuove sfide normative e industriali.

Regolamento imballaggi, entro marzo le linee guida della Commissione

Regolamento imballaggi, entro marzo le linee guida della Commissione

Secondo quanto riferito da funzionari della DG Ambiente della Commissione europea, arriveranno delle linee guida e delle FAQ per chiarire gli aspetti più problematici del regolamento imballaggi (PPWR)

Arriveranno, probabilmente entro fine mese, le linee guida che la Commissione Ue sta preparando sul regolamento imballaggi (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation). E dovrebbero essere linee guida “interpretative”. Lo hanno annunciato diversi funzionari della DG Ambiente della Commissione.

Già pochissimo tempo dopo l’approvazione del regolamento, la Commissione aveva iniziato un’operazione di chiarimento sui contenuti della norma con un webinar e del materiale informativo. Ma sono funzionari della Direzione generale ambiente della Commissione ad aver affermato che documenti esplicativi arriveranno a breve.

FAQ e linee guida per il regolamento imballaggi

Come riferisce EUWID, durante i Circular Packaging Days organizzati in Germania (Bad Homburg) da IK (Industrievereinigung Kunststoffverpackungen, Associazione industriale degli imballaggi in plastica), Wolfgang Trunkm della DG ambiente, ha fatto sapere che la Commissione europea “intende pubblicare a breve una linea guida sull’interpretazione di alcune disposizioni del regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio” (virgolettato della redazione di EUWIND).

“Stiamo aspettando queste guidelines della Commissione da un po’ di tempo” dice a EconomiaCircolare.com Marco Musso, vice responsabile delle politiche per l’economia circolare dello European Environmental Bureau. Che conferma la prossima pubblicazione: ieri mattina, durante la riunione del Gruppo di esperti della Commissione sul PPWR “la Commissione ha confermato l’intenzione di pubblicare le linee guida entro la fine di marzo”. Nello specifico, si tratterà di “un Commission guidance document on PPWR (relativo alle questioni di interpretazione legale) e un documento di ‘‘Frequently Asked Questions’‘ (non legato all’interpretazione legale, ma per spiegare agli stakeholders alcuni aspetti chiave)”.

di Daniele Di Stefano

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