Nasce Erion Care, il primo Consorzio in Italia per il trattamento dei rifiuti di prodotti del tabacco

Nasce Erion Care, il primo Consorzio in Italia per il trattamento dei rifiuti di prodotti del tabacco

BAT, Imperial Brands, JT International e Philip Morris mettono la Responsabilità Estesa del Produttore al centro delle loro strategie sostenibili: arriva il quinto sistema collettivo di casa Erion. Andrea Fluttero, Presidente di ECO: “Lieti di essere il partner dei Produttori del settore del tabacco, sostenendoli con le nostre competenze e la nostra organizzazione nel percorso virtuoso che hanno avviato”

Il 6 giugno 2022 è stato ufficialmente presentato Erion Care, il nuovo Consorzio del Sistema interamente dedicato a contrastare l’abbandono dei rifiuti di prodotti del tabacco nell’ambiente e per il corretto smaltimento degli stessi.

 

Prevenire comportamenti scorretti per l’ambiente
Il nuovo Consorzio, il quinto del Sistema Erion, è stato fortemente voluto dai principali player del settore del tabacco che hanno deciso di unire le loro forze a seguito dell’entrata in vigore degli obblighi previsti dal Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 196 di attuazione della Direttiva Europea SUP (Single Use Plastics): una normativa che ha introdotto misure ad hoc su alcune tipologie di scarti, come i filtri dei prodotti del tabacco. Nello specifico, la mission del Consorzio Erion Care, presieduto da Enrico Ziino sarà incentrata sulla prevenzione di comportamenti scorretti dal punto di vista ambientale. La nascita di Erion Care, Consorzio aperto all’adesione di tutti i Produttori di prodotti del tabacco con filtri e di filtri commercializzati in combinazione con i prodotti del tabacco operanti sul mercato italiano, è frutto di oltre un anno di lavoro da parte dei quattro soci fondatori che, sotto la guida di Unindustria (Associazione territoriale del sistema Confindustria di Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo), hanno deciso in modo responsabile di intraprendere questa iniziativa. Oltre al sostegno e all’esperienza di Erion, in tema di sistemi EPR, i Produttori si sono avvalsi del supporto strategico e organizzativo di EY Parthenon, che ha consentito, sin dall’inizio, un confronto costante con i migliori benchmark internazionali.

La strategia di Erion Care punta sulla sensibilizzazione
La strategia di Erion Care prevederà campagne di sensibilizzazione, nazionali e locali, rivolte ai consumatori per evitare la dispersione dei rifiuti dei prodotti del tabacco nell’ambiente e per promuoverne il corretto smaltimento. Inoltre, il nuovo consorzio sarà parte attiva nel promuovere un accordo di programma, sotto l’egida del MITE (Ministero della Transizione Ecologica), atto a definire le modalità con cui Erion Care contribuirà ai costi di rimozione, trasporto e trattamento dei rifiuti di prodotti del tabacco sostenuti dagli Enti Locali. “I soci fondatori di Erion Care sono orgogliosi di presentare oggi questo nuovo Consorzio, che esprime la determinazione del settore del tabacco nel perseguire con impegno importanti obiettivi di sostenibilità” – ha dichiarato il Presidente Ziino – “Abbiamo deciso di muoverci con largo anticipo rispetto alle scadenze normative per poter avere un confronto approfondito e costruttivo con il MITE e con tutti gli altri interlocutori istituzionali, al fine di mettere a punto un accordo di programma efficace, equilibrato e utile al Paese.”

Per Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization: “Erion è lieto di essere il partner dei Produttori del settore del tabacco, sostenendoli con le proprie competenze e la propria organizzazione nel percorso virtuoso che hanno avviato. Ai quattro attuali consorzi Erion si affianca oggi un nuovo sistema collettivo, pensato per rispondere con successo agli obiettivi che i soci fondatori intendono perseguire. L’obiettivo di Erion – ha concluso Fluttero – è di sviluppare Sistemi eccellenti di Responsabilità Estesa, guidati dai Produttori, in grado di proteggere l’ambiente e di favorire stili di vita più sostenibili.”

 

Leggi anche Danilo Bonato: “Per scongiurare la crisi climatica occorre un impegno collettivo”

Studio Ambrosetti-Erion, è allarme per il mancato recupero delle Materie Prime Critiche. A rischio 564 miliardi di euro della produzione industriale italiana

Studio Ambrosetti-Erion, è allarme per il mancato recupero delle Materie Prime Critiche. A rischio 564 miliardi di euro della produzione industriale italiana

Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE: “Il riciclo dei RAEE è una leva strategica per ridurre i rischi di approvvigionamento: oggi siamo costretti a cedere all’estero il recupero delle Materie Prime Critiche per mancanza di impianti idonei al riciclo”

“L’Italia è a rischio approvvigionamento di Materie Prime Critiche (CRM – Critical Raw Materials) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l’economia del Paese”. È quanto rivela lo Studio realizzato in esclusiva per Erion da The European House – Ambrosetti, che è stato presentato a Roma il 15 giugno 2022.

 

Italia esposta verso la Russia di 107 miliardi di euro
Secondo la ricerca, la produzione industriale italiana dipende, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del PIL al 2021) dall’importazione di Materie Prime Critiche extra-UE. “Uno scenario aggravato anche – precisa Ambrosetti – dall’attuale contesto di conflitto russo-ucraino in quanto l’Italia risulta esposta verso la Russia per Materie Prime Critiche che entrano nella produzione di quasi 107 miliardi di euro, legati alla fornitura di Palladio (35%), Rodio (33%), Platino (28%) e Alluminio primario (11%)”.

Le CRM indispensabili per l’Italia
La ricerca ha mappato per la prima volta tutti i settori industriali nei quali tali Materie Prime Critiche sono coinvolte. Nello specifico, nel nostro Paese, ben 26 Materie Prime Critiche (CRM) su 30 sono indispensabili per l’industria aerospaziale (87% del totale), 24 per quella ad alta intensità energetica (80%), 21 per l’elettronica e l’automotive (70%) e 18 per le energie rinnovabili (60%). Un settore, quest’ultimo che, con la transizione ecologica ed energetica, è destinato a forti potenziali di crescita della domanda di Materie Prime Critiche, essenziali allo sviluppo dell’industria dell’eolico, del fotovoltaico e della mobilità elettrica. “Lo studio fa emergere con chiarezza la sempre più crescente importanza strategica delle Materie Prime Critiche, testimoniata anche dal fatto che la Commissione Europea ne identificava 14 nel 2011, numero salito a 30 nell’ultimo censimento del 2020”, ha dichiarato Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile dell’Area Scenari e Intelligence di The European House -Ambrosetti.

La Cina primo fornitore di CRM in Europa
Le Materie Prime Critiche, oltre a essere fondamentali per numerose attività industriali, sono anche un prerequisito essenziale per lo sviluppo di settori innovativi e ad alto potenziale, in quanto utilizzate nelle turbine eoliche, nei pannelli fotovoltaici e nelle batterie. Non è solo l’Italia, ma l’intera Unione Europea – dove le Materie Prime Critiche contribuiscono alla generazione di oltre 3 trilioni di euro – a dipendere da Paesi terzi per l’approvvigionamento. La Cina è di fatto il primo fornitore di Materie Prime Critiche in Europa (44% del totale) e principale esportatore dell’UE di terre rare (98% del totale); proprio quest’ultime, che contribuiscono alla generazione di quasi 50 miliardi di euro della produzione industriale italiana, hanno visto crescere tra il 2017 e il 2020 il rischio di fornitura di quasi 1 punto. Si tratta di un primato che la Cina detiene anche a livello mondiale (66% del totale), superando di quasi 4 volte le quote di Sud Africa (9%), Repubblica Democratica del Congo (5%) e Stati Uniti d’America (3%), che insieme arrivano al 17%.

I RAEE fonte potenziale di Materie Prime Critiche
Nell’attuale contesto geopolitico di forte instabilità, la concentrazione di Materie Prime Critiche in Paesi terzi rende sempre più urgente un investimento nella produzione domestica di CRM. Con 55,5 milioni di tonnellate prodotte a livello globale nel 2020 e una previsione di crescita al 2030 pari a 75 milioni di tonnellate, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), da cui si possono ricavare Materie Prime Critiche, rappresentano un’importante fonte alternativa di approvvigionamento. Diventa, quindi, strategico, migliorare il riciclo dei rifiuti tecnologici in Europa (maggior produttore di rifiuti elettronici, con una quantità pro capite pari a 16,2 kg), ma soprattutto in Italia se si considera che nel 2021 solo il 39,4% di questi è stato riciclato correttamente, a fronte di un target europeo da raggiungere del 65%. Lo stesso vale per pile e accumulatori, per cui il nostro Paese è tra gli ultimi classificati in Europa con il 43,9%.

I benefici economici per l’Italia con un migliore tasso di raccolta
Secondo lo Studio, se l’Italia raggiungesse il tasso di raccolta dei best performer europei (70-75%), si potrebbero recuperare 7,6 mila tonnellate di Materie Prime Critiche, pari all’11% di quelle importate dalla Cina nel 2021. Al contrario, con l’attuale tasso di raccolta, al 2025 non sarebbero recuperati circa 280 mila tonnellate, pari ad una perdita di 15,6 mila tonnellate di Materie Prime Critiche. L’aumento del tasso di raccolta dei RAEE genererebbe, inoltre, notevoli benefici ambientali, con una riduzione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2, che si tradurrebbero in benefici sociali per la comunità quantificabili in circa 208 milioni di euro. Infine, la maggiore disponibilità di Materie Prime Critiche a sostegno dell’intera economia del Paese ridurrebbe il costo delle importazioni, generando un vantaggio economico pari a quasi 14 milioni di euro.

Giorgio Arienti: “Il rifiuto non sia scarto, ma risorsa”
“Come ci mostra lo studio Ambrosetti, grazie ai RAEE disponiamo già di una miniera urbana quanto mai strategica, ma che stentiamo a valorizzare” ha dichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale Erion WEEE. “Infatti, il mancato contrasto ai flussi illegali, gli ostacoli che i cittadini incontrano nell’attuare comportamenti ambientalmente virtuosi, fino alla carenza impiantistica, fanno sì che ancora oggi si sprechino migliaia di tonnellate di Materie Prime Critiche, cedendole all’estero o lasciando che vadano perse in canali clandestini. Per questo, come Erion chiediamo da tempo alle istituzioni azioni migliorative, in cui il rifiuto non sia visto come semplice scarto ma come risorsa di valore da cui dipende lo sviluppo economico di settori chiave del nostro Paese.”

Come raggiungere i target di raccolta dei RAEE
Nel dettaglio, per centrare gli obiettivi di raccolta dei RAEE, lo Studio suggerisce di agire su tre dimensioni: normativa – adeguamento della disciplina di raccolta dei prodotti tecnologici per ampliare i canali di conferimento dei RAEE di piccole dimensioni e pile – volumi – incentivazione di meccanismi di raccolta, sviluppo di “ecopoint” diffusi sul territorio e creazione di meccanismi di controllo a contrasto ai flussi paralleli – e, infine, impiantistica – semplificazione delle procedure autorizzative (in media oggi la realizzazione di un impianto richiede 4,3 anni), così da garantire tempi certi di esecuzione anche attraverso l’adozione di modelli per favorire una «gestione del consenso» sul territorio, oltre a un incremento della capillarità dei centri di raccolta, oggi distribuiti territorialmente in modo disomogeneo.

 

Leggi anche “Materie Prime Critiche dal riciclo dei RAEE possono essere una leva strategica per il Paese” 

La Rubrica del Presidente – Maurizio Bernardi: “La sostenibilità del packaging”

La Rubrica del Presidente – Maurizio Bernardi: “La sostenibilità del packaging”

“Con il nostro Consorzio interpretiamo la Responsabilità Estesa del Produttore guardando agli imballaggi sostenibili da diverse prospettive: quella delle aziende, quella dei consumatori e quella di una gestione eccellente”. La riflessione del Presidente di Erion Packaging

Partiamo dalla definizione. Sostenibilità: “Nelle scienze ambientali ed economiche, condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Anche nel settore del packaging, come in tutti quelli merceologici, garantire sostenibilità significa lavorare quotidianamente applicando i concetti chiave dell’economia circolare: disaccoppiamento della produzione dal consumo di risorse naturali, sviluppo dell’eco-progettazione dei prodotti e incremento del riciclo delle materie contenute nei nostri rifiuti, solo per citare i più importanti.

Da almeno dieci anni, il tema della sostenibilità è diventato uno di quelli più discussi ed è stato posto al centro di tante domande, ricerche, soluzioni, processi produttivi e nuovi modi di fare impresa. Strategie necessarie quando si parla di packaging e delle quantità di rifiuti ad esso associati, in continua crescita in tutta Europa. Lo ha rivelato un recente studio Eurostat, secondo il quale tra il 2009 e il 2019, la quantità totale di rifiuti di imballaggio generati è aumentata di 13,6 milioni di tonnellate (+20,5%). Si parla di packaging a fine vita, ma anche e soprattutto delle materie che lo compongono: nel 2019, oltre 32 milioni di tonnellate di carta e cartone (+23,7% dal 2009), 15,4 milioni di tonnellate di plastica (+26,4%), 15,2 milioni tonnellate di vetro (+13,9%), 12,4 milioni di tonnellate di legno (+ 19,8%) e 4 milioni di tonnellate di metallo (+6,7%). Tutti elementi basilari per la produzione industriale che è imperativo recuperare e riciclare dai nostri rifiuti per assicurare sostenibilità e per non impattare gravosamente sulla salute del Pianeta.

Passi avanti in questa direzione ne sono stati fatti tanti: basti pensare che se nel decennio considerato i flussi di rifiuti di packaging prodotti in media da ogni abitante europeo sono aumentati del 18,8%, un sostanziale incremento si è registrato anche rispetto alle quantità recuperate (+26,1%) e riciclate (+22,3%) di tali prodotti a fine vita. In Italia, uno dei Paesi più virtuosi dell’Ue, nel 2019 il tasso di recupero degli imballaggi è stato pari al 79,1% (80,4% la media europea), mentre quello di riciclo è arrivato al 67,6% (64,4% media Ue). Dati positivi che se da una parte ci dicono che stiamo facendo bene come Paese, dall’altra non devono precluderci la strada del miglioramento e farci perdere di vista il vero obiettivo di noi addetti della filiera, che è quello di essere davvero sostenibili e in linea con i bisogni futuri del nostro Paese.

Con Erion Packaging, il Consorzio che presiedo, interpretiamo la Responsabilità Estesa del Produttore guardando al packaging sostenibile da diverse prospettive. La prima è quella delle aziende, sempre più coinvolte in progetti di ricerca e tavoli di iniziative comuni volti a stimolare l’eco-progettazione e la produzione virtuosa dei loro prodotti. Per noi di Erion la sostenibilità deve sempre integrare in maniera sinergica e complementare i tre aspetti: ambientale, sociale ed economico. Sono valori in cui crediamo fermamente e che ci hanno ispirato e portato a promuovere, insieme al magazine EconomiaCircolare.com, il corso di alta formazione “Eco-design The Future – Packaging Edition”, che ha rappresentato l’occasione per 30 giovani studenti di dar vita a idee di imballaggi (primari, secondari e terziari) davvero innovative. La seconda è quella di tutti i soggetti che entrano in contatto con il packaging, dai Produttori ai consumatori, ai quali abbiamo fornito, in linea con le disposizioni europee, le “Linee Guida settoriali per l’etichettatura ambientale degli imballaggi delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE)”. Un’ultima, ma non conclusiva, prospettiva è quella della gestione vera e propria dei Rifiuti di Imballaggi che, una volta ottenuto l’accreditamento da parte del MITE, porteremo avanti con tutta l’eccellenza, l’efficienza e la trasparenza del marchio Erion, puntando a raggiungere tassi di recupero e riciclo sempre maggiori per dare respiro al nostro ambiente e un significato reale alla parola sostenibilità.

 

Leggi anche La Rubrica del Presidente – Andrea Fluttero: “Sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE, l’Italia è indietro rispetto all’Europa. Stiamo perdendo un’opportunità!”

Leggi anche La rubrica del Presidente – Dario Bisogni: “Un anacronismo chiamato greenwashing”

“Materie Prime Critiche. Il fine vita dei prodotti tecnologici come settore strategico per l’Italia”

“Materie Prime Critiche. Il fine vita dei prodotti tecnologici come settore strategico per l’Italia”

Il 15 giugno 2022 si è tenuto a Roma l’evento di Erion; un’importante occasione in cui stakeholder e rappresentanti istituzionali hanno avuto modo di confrontarsi sui temi della sostenibilità. Tra i protagonisti The European House – Ambrosetti e lo Studio commissionato da Erion che, per la prima volta, ha mappato tutti i settori industriali nei quali le Materie Prime Critiche sono coinvolte

“È quanto mai interessante e opportuno oggi discutere della strategicità e della capacità che i Sistemi di Responsabilità Estesa dei Produttori hanno nel fornire ai sistemi industriali occidentali europei e italiani Materie Prime Critiche, che sono sempre di più a causa della crescente difficoltà di approvvigionamento. Oggi è importante approfondire attraverso dati certi quante di queste materie possiamo ricavare da una corretta ed efficiente attività di gestione delle filiere del post-consumo dei prodotti tecnologici”. Queste le parole scelte da Andrea Fluttero, Presidente di Erion Compliance Organization, per aprire i lavori di “Materie Prime Critiche. Il fine vita dei prodotti tecnologici come settore strategico per l’Italia” l’evento organizzato da Erion il 15 giugno 2022 nella splendida cornice di Palazzo Rospigliosi a Roma per presentare il Bilancio di Sostenibilità 2021.

I numeri di Erion nel 2021
Un Bilancio importante per il nostro Sistema multi-consortile che, nel 2021, ha gestito su tutto il territorio italiano 290.880 tonnellate di E-Waste di cui 266.614 tonnellate di RAEE Domestici (oltre il 69% del totale nazionale), 23.561 tonnellate di Rifiuti di Pile e Accumulatori e 705 tonnellate di RAEE Professionali. Grazie al lavoro di Erion, è stato possibile recuperare e reimmettere nei cicli produttivi 238.315 tonnellate di Materie Prime Seconde (l’89,4% del totale RAEE Domestici gestiti), di cui   134.920 tonnellate di ferro (quantità necessaria per costruire 18 Tour Eiffel), 35.410 tonnellate di plastica (pari a 1 miliardo di bottigliette di plastica), 6.279 tonnellate di rame (equivalenti al rivestimento di 70 Statue della libertà) e 5.727 tonnellate di alluminio, necessarie per produrre oltre 350 milioni lattine. Un lavoro efficiente che ha permesso, inoltre, evitare l’immissione in atmosfera di quasi 1,8 milioni di tonnellate di CO2 (corrispondenti alle emissioni generate dal parco veicolare dell’intera provincia di Milano per 65 giorni), e di risparmiare più di 400 milioni di kWh di energia (pari al consumo elettrico annuo di una città di più di 360.000 abitanti, come Firenze).

“Dopo un primo anno caratterizzato per noi da grandi sfide, avremmo potuto rallentare e prenderci il tempo per goderci i risultati raggiunti. Invece abbiamo deciso di concentrarci su quello che ci sarebbe stato dopo. Una scelta fondamentale per continuare a costruire, e per farlo su basi solide…”

Per favore accetta i marketing-cookies per vedere il video.

 

Giorgio Arienti: “Per decidere bene bisogna innanzi tutto conoscere”
L’appuntamento è stato caratterizzato dalla presentazione dello Studio realizzato per Erion dalla prestigiosa “The European House – Ambrosetti” sul tema del riciclo dei prodotti tecnologici come leva strategica per ridurre i rischi di approvvigionamento di Materie Prime Critiche in Italia. Si tratta di uno strumento di riflessione condiviso con gli stakeholder di filiera e i rappresentanti delle istituzioni politiche, come ha sottolineato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE: “Per fare in modo che la politica sia attenta ai nostri temi, all’impronta ambientale del presente e alla sostenibilità del futuro, noi di Erion tentiamo di offrire studi, ricerche, spunti di riflessione, numeri, informazioni. Perché per decidere bene bisogna innanzitutto conoscere. Per questo abbiamo chiesto a The European House – Ambrosetti di realizzare questo importante lavoro sulle Materie Prime Critiche”.

I punti salienti dello Studio di Ambrosetti
Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile dell’Area Scenari e Intelligence di di The European House – Ambrosetti, ha raccontato i punti salienti dello Studio: “Una materia si definisce critica quando è scarsa ed estremamente importante dal punto di vista economico. La Commissione europea identificava 14 Materie Prime Critiche nel 2011, numero salito a 30 nell’ultimo censimento del 2020. Per questo motivo l’Ue ha presentato un Piano di Azione in 10 punti per rafforzare l’autonomia strategica su queste materie che, in Italia, entrano nella produzione industriale di circa 564 miliardi di euro, il 32 percento del nostro PIL”. Tavazzi ha poi esposto altri passaggi chiave della ricerca come la concentrazione della produzione di tali materie in Paesi extra-europei: “La Cina detiene il 66% della fornitura mondiale e il 44% di quella europea”. Sul contributo che il riciclo dei prodotti tecnologici potrebbe dare all’indipendenza degli approvvigionamenti, Tavazzi ha spiegato: “Se l’Italia raggiungesse tassi di recupero dei best performer europei potrebbe recuperare 7,6 mila tonnellate di Materie Prime Critiche”. Per riuscire a raggiungere questo obiettivo servirebbe, secondo la Ricerca, un’azione combinata su tre dimensioni strategiche: quella normativa, con un adeguamento della disciplina di raccolta dei prodotti tecnologici; quella dell’aumento dei volumi, da raggiungere con l’incentivazione dei meccanismi di raccolta dei RAEE, lo sviluppo di “ecopoint” e il contrasto ai flussi paralleli; quella della dotazioni impiantistiche che deve puntare alla semplificazione delle procedure autorizzative e alla capillarità dei centri di raccolta. “I rifiuti elettronici – ha concluso Tavazzi – sono una miniera urbana di metalli che può consentire di ridurre la dipendenza di Materie Prime Critiche, garantendo al contempo benefici economici, ambientali e sociali”.

La riflessione degli stakeholder istituzionali e di filiera
La tavola rotonda dell’evento, moderata da Serena Giacomin, Climatologa Meteo Expert e Presidente di Italian Climate Network, è stata anticipata da un video-intervento di Mattia Pellegrini, Head of Unit, European Commission che ha spiegato come l’attuale strategia europea nel settore delle Materie Prime Critiche punti all’autonomia dell’Unione nell’approvvigionamento: “Ciò dovrà essere fatto da una parte rendendo le attività estrattive sempre più eco-compatibili, dall’altra rafforzando di molto l’attività di riciclo di queste materie. La Commissione sta lavorando su diversi fronti con l’introduzione di nuovi obblighi normativi nei settori delle batterie, dell’automotive e dei RAEE”. Prima ospite della tavola rotonda è stata la Deputata Chiara Braga che ha così commentato i risultati della ricerca: “Questo studio ha messo in evidenza non solo la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di Materie Prime Critiche, ma anche le opportunità di sviluppo del nostro settore manifatturiero industriale a livello territoriale”. Per Pier Luigi Franceschini, Innovation Hub Director, EIT RawMaterials CLC South: “Di Materie Prime Critiche nelle riserve mondiali ce ne sono, ma il punto più complesso è se siamo abbastanza rapidi a estrarle: sia dalle miniere in modo responsabile, sia dai processi di riciclo sempre più spesso complicati da barriere legislative sull’apertura impianti in Italia”. Tra gli interventi istituzionali anche la Deputata Silvia Fregolent: “Questo studio ci fa riflettere sulla necessità di fare riforme di semplificazione sia a livello italiano che europeo. Quattro anni per costruire un sistema di raccolta dei rifiuti sono troppi e ciò non è sostenibile”. La visione dei Produttori di elettrodomestici sullo Studio è stata riassunta dal contributo di Paolo Lioy, Presidente di Applia Italia: “Noi ci prendiamo le nostre responsabilità per fare prodotti più eco-sostenibili e riciclabili, ma tutti insieme dobbiamo cercare di fare alzare la percentuale dei rifiuti elettronici che viene riciclata correttamente e che in Italia è ancora ferma al 39,4%, sotto al valore medio europeo”. Per Bruno Marnati, Vicepresidente Anitec-Assinform: “L’elettronica di consumo contiene molte materie preziose, ma gli utenti finali non sanno quanto sia utile riciclare nella maniera corretta. Serve una comunicazione più completa sui vantaggi oggettivi di questa pratica”.

Danilo Bonato: “Dobbiamo dare un nuovo significato alla Responsabilità Estesa del Produttore”
“La sfida profonda di questo momento storico è quella di dare un nuovo significato alla Responsabilità Estesa del Produttore” ha sostenuto in conclusione dei lavori Danilo Bonato, Direttore Generale di Erion Compliance Organization. “Dobbiamo trovare la chiave per fare un salto di qualità insieme ai nostri Produttori, molti dei quali sono già impegnati nelle strategie di sostenibilità, nella ricerca di modelli di business più compatibili con gli obiettivi climatici e ambientali, oltre che sociali. In questo senso Erion rappresenta un alleato prezioso delle aziende per capire come orientare in maniera più efficace questo sviluppo dell’industria green”.

 

Rivedi in streaming l’evento del 15 giugno 2022.

Erion Packaging: mercoledì 27 aprile alle 10 un webinar esclusivo sugli Imballaggi

Erion Packaging: mercoledì 27 aprile alle 10 un webinar esclusivo sugli Imballaggi

Dedicato ai Produttori del Sistema Erion, l’evento sarà l’occasione di presentare i nuovi servizi pensati dal Consorzio per sviluppare modelli circolari di gestione della compliance normativa

Le novità di Erion sugli imballaggi”. È questo il titolo del webinar in programma per mercoledì 27 aprile a partire dalle ore 10, organizzato da Erion Packaging, il nostro Consorzio dedicato ai rifiuti di Imballaggi.

Un evento riservato ai Produttori Erion
L’evento, riservato in esclusiva a tutti i Produttori aderenti al Sistema Erion, rappresenta un’occasione di approfondimento a 360 gradi sulle tematiche e le novità normative legate al settore degli Imballaggi e alla gestione dei rifiuti ad essi associati. Nel corso dell’incontro, gli esperti di Erion Packaging presenteranno tutti i servizi che il Consorzio – attualmente in fase di accreditamento da parte del MiTE – mette già a disposizione dei nostri Produttori per soddisfare i requisiti normativi e per beneficiare di modelli circolari di gestione della compliance.

“Un portfolio di servizi per le nostre aziende”
“Questo webinar è un’iniziativa che rivolgiamo ai nostri Produttori per supportarli in una gestione aggiornata e ottimizzata degli adempimenti ambientali in merito ai loro rifiuti di imballaggi. – ha dichiarato Roberto Magnaghi, Direttore Generale di Erion PackagingL’incontro sarà uno dei momenti in cui presenteremo alle aziende del Sistema Erion un portfolio di servizi pensati su misura per loro in chiave di economia circolare: dalle norme sull’Etichettatura Ambientale degli imballaggi a quelle che ne incentivano la produzione secondo i canoni dell’ecodesign, un concetto oggigiorno fondamentale in tema di packaging”.

 

Leggi anche “Ecodesign The Future: Packaging Edition”, Erion premia i giovani designer

“Ecodesign The Future: Packaging Edition”, Erion premia i giovani designer

“Ecodesign The Future: Packaging Edition”, Erion premia i giovani designer

Il 26 marzo 2022 si è svolto all’ADI Design Museum di Milano l’evento finale del corso – realizzato da EconomiaCircolare.com ed Erion Packaging – dedicato alla pratica e alla cultura dell’eco-progettazione degli imballaggi per le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Un imballaggio di cartone riciclato, pensato per contenere un tablet e successivamente diventare un micro-orto domestico. C’è anche questa idea innovativa fra quelle che lo scorso 26 marzo sono state premiate nell’ambito di “Ecodesign The Future: Packaging Edition”, il workshop sull’eco-progettazione realizzato da Erion Packaging, il Consorzio del Sistema Erion per la gestione dei rifiuti di Imballaggio correlati ai rifiuti elettronici e a quelli di pile e accumulatori, in collaborazione con EconomiaCircolare.com.

I tre progetti vincitori
L’evento finale del progetto, dedicato alla pratica e alla cultura dell’eco-progettazione dei prodotti, ha rappresentato l’occasione per riunire all’ADI Design Museum di Milano tutti i protagonisti del percorso formativo. Il workshop, patrocinato da ISIA Roma Design e da Poliarte Accademia di Belle Arti e Design, ha avuto luogo da ottobre 2020 a gennaio 2021 e ha visto impegnati 30 giovani studenti e studentesse di differenti discipline (progettuali, ingegneristiche, manageriali, economiche, scientifiche e umanistiche), in 50 ore di programma, coordinato dai designer Marco Pietrosante ed Elisa Delli Zotti e suddiviso tra lezioni di didattica frontale e progettuale.
I progetti più innovativi sono stati giudicati e scelti da una commissione di esperti del settore formata da: Maurizio Bernardi, AD e CFO di BSH Italia e Presidente di Erion Packaging; Marica Di Pierri, Direttrice Responsabile di EconomiaCircolare.com; Raffaele Lupoli, Direttore editoriale di EconomiaCircolare.com; Roberto Magnaghi, Direttore generale di Erion Packaging e Nicola Saldutti, Caporedattore Economia del Corriere della Sera.
Si intitolano Coltipack, Ex Box ed Expo-Pallett i tre progetti vincitori di “Ecodesign The Future: Packaging Edition”, quelli reputati dai membri della commissione “più coerenti ai criteri di riusabilità, attenzione alla prevenzione del rifiuto, sostenibilità dei materiali e riciclabilità”.

Coltipack: l’imballaggio che si trasforma in un “micro orto”
Coltipack è l’imballaggio sostenibile per tablet che promette di “andare oltre il tablet”. Sviluppato dal gruppo formato da Annachiara De Marco, Sara Gransinigh eFabrizio Virga, Coltipack è un packaging fatto di cartone FSC senza colle e dotato di unfiller interno biodegradabile, costituito da un tappetino di torba sul quale si possono coltivare semini assortiti di microgreens: piantine da indoor con interessanti proprietà nutrizionali, che crescono in appena un mese. Un prodotto 100% green che, una volta giunto alla fine del suo ciclo di vita, diventa il contenitore perfetto per la coltivazione di piantine da indoor. “Il packaging primario delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche è spesso costituito da materiali, nello specifico i filler interni, tutt’altro che sostenibili, come polistirolo o polistirene espanso”, ha detto a ErioNews la caposquadra Sara Gransinigh. “Abbiamo scelto dunque di andare oltre i materiali solitamente impiegati per questo tipo di prodotto, scegliendone di biodegradabili e compostabili. Inoltre, l’imballaggio primario, inteso come oggetto in sé, in genere viene riposto in soffitta dove rimane occupando spazio: quindi, secondo i principi di economia circolare, abbiamo voluto ideare un imballaggio che andasse oltre un unico fine”.

EX-Box, il packaging che diventa espositore
Quello di “Consumo responsabile” è uno dei concetti sui quali il team composto da Eros Biasotto, Renata Marano e Linda Volta ha elaborato il concept di EX-Box, un packaging secondario costituito da una scatola di cartone ondulato FSC che, una volta aperta, diventa un espositore da banco. All’interno della EX-Box si integra una soluzione circolare per il packaging primario di cavi USB: un prisma realizzato in materiale plastico riciclato pensato per riavvolgere, proteggere e riporre il cavo quando non in uso. “Allo stato attuale, all’interno dei negozi, i prodotti vengono estratti dal packaging secondario che, subito dopo, viene gettato via”, ha raccontato la capogruppo, Renata Marano. “A questa situazione si aggiunge anche una ‘sproporzione’ tra le dimensioni del packaging primario e il prodotto in esso contenuto, dando luogo ad un eccesso di materiale usato per gli imballaggi. Il progetto nasce quindi dalla necessità di ridurre i rifiuti derivati dagli imballaggi dei dispositivi elettronici distribuiti nei negozi fisici”.

Expo-pallet, l’imballaggio da trasporto e da negozio
Cartone pressato e polipropilene sono gli unici due materiali scelti da Riccardo Botta, Angela Maria Miceli e Davide Monaco per lanciare Expo-pallet, un packaging terziario che dopo l’uso principale (trasportare i prodotti dalle fabbriche ai punti vendita) si trasforma in uno stand espositivo per gli elettrodomestici. Progettato secondo tutti i crismi dell’economia circolare, Expo-pallet ha la particolarità di essere un imballaggio ripiegabile e riutilizzabile numerose volte. Il coordinatore del Team, Riccardo Botta, ha spiegato: “Ispirandoci ai principi di riuso, riutilizzo e dell’estensione del ciclo di vita, abbiamo incentrato i nostri sforzi nello sviluppo di una proposta in grado di estendere l’utilizzo del packaging terziario oltre il ruolo di unità di movimentazione, focalizzandoci da un lato nella progettazione di soluzioni in grado di sfruttare al meglio i materiali e dall’altro tentando di restituire dignità ad un tipo di imballaggio canonicamente privo di connotati estetici”.

“Idee innovative e fuori dagli schemi”
“Siamo orgogliosi dei progetti realizzati nell’ambito del Workshop ‘Ecodesign the future: edizione Packaging’. Questa è la testimonianza che la svolta sostenibile è possibile se diamo alle nuove generazioni le conoscenze e gli strumenti adeguati ad affrontare il cambiamento” Maurizio Bernardi – Presidente di Erion Packaging, Amministratore Delegato e CFO di BSH Italia e Membro del Comitato dei promotori del workshop. “Questo corso ci ha mostrato che ripensare il packaging per un futuro realmente circolare è davvero possibile e che la risposta è ancora una volta nelle nuove generazioni. Sono felice che Erion Packaging abbia potuto mettere a disposizione la propria esperienza e il proprio know-how così da far scoprire agli studenti un modo diverso di fare impresa in cui il futuro e il benessere del Pianeta è al primo posto e il design dei prodotti e degli imballaggi ricopre un ruolo da protagonista nella transizione ecologica in atto. Percorso che tutti noi saremo chiamati a intraprendere sempre di più negli anni a venire.”

“Un cambiamento culturale sul fronte della formazione e dell’innovazione sono per EconomiaCircolare.com gli strumenti per rifondare la logica attraverso cui si progetta e si produce, soprattutto in un settore con un’alta produzione di rifiuti come quello del packaging”, ha detto Marica Di PierriDirettrice responsabile di EconomiaCircolare.com e componente del Comitato dei promotori del workshop. “La finalità di Ecodesign the Future è esattamente questa: formare e coinvolgere idee e competenze, esplorando nuove frontiere del design per la riduzione dei rifiuti, in questo caso applicata alla filiera delle AEE. Grazie a questo percorso abbiamo intercettato giovani che hanno raccolto la sfida elaborando concept di grande impatto e funzionalità, risultato della perfetta unione tra competenze trasversali e una visione olistica e circolare della progettazione”.

 

Leggi anche Ecodesign the future, i concept per imballaggi circolari in vetrina il 26 marzo a Milano

Ecodesign the future, i concept per imballaggi circolari in vetrina il 26 marzo a Milano

Ecodesign the future, i concept per imballaggi circolari in vetrina il 26 marzo a Milano

Ultime battute per il workshop di eco-progettazione realizzato da Economiacircolare.com in collaborazione con Erion Packaging. Anche la fase progettuale è giunta al termine ed il 26 marzo verranno premiate le tre migliori idee progettuali

Giunge alle sue fasi finali “Ecodesign the Future: packaging edition”, il workshop progettuale, realizzato da Economiacircolare.com in collaborazione con Erion Packaging patrocinato dall’ISIA – Istituto universitario di design italiano e dal Poliarte di Ancona, finalizzato alla pratica e alla cultura dell’eco-progettazione in ottica di economia circolare con un focus sul tema degli imballaggi.

Il percorso formativo e progettuale, dopo una parte didattica, ha previsto la realizzazione da parte dei partecipanti di proposte di progetto e prototipi sul tema dell’imballaggio, con l’obiettivo di individuare buone pratiche in grado di accompagnare le attività produttive, in particolare delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), verso percorsi di eccellenza progettuale e di piena circolarità.

I sei team di partecipanti hanno lavorato all’ideazione di prototipi innovativi e di proposte legate al design di prodotto e alla sua distribuzione e comunicazione, sotto la guida di Marco Pietrosante, designer e docente universitario, ed Elisa Delli Zotti, service and graphic designer, docente dell’ISIA Roma DesignGli autori dei tre progetti più meritevoli, che saranno premiati in un evento pubblico il prossimo 26 marzo, avranno accesso a colloqui con le aziende del sistema Erion per l’attivazione di tirocini.

Leggi anche: Ecodesign the future, al via la fase progettuale del workshop per la sostenibilità del packaging

Rethink Pack!, la premiazione di Ecodesign the Future

L’appuntamento è per sabato 26 marzo dalle 16 presso l’ADI Design Museum di Piazza Compasso d’Oro 1 a Milano. L’evento Rethink Pack! sarà un’occasione per confrontarsi sull’importanza dell’ecodesign e scoprire le idee che potrebbero rivoluzionare il settore degli imballaggi.

Dopo una tavola rotonda sul ruolo dell’ecodesign per un futuro realmente circolare, saranno presentati gli eco-concept di packaging per le apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) ideati dai e dalle partecipanti al workshop progettuale, con la premiazione delle tre migliori idee progettuali.

A seguire, un aperitivo finale consentirà un momento di networking (il programma dell’evento). Per motivi di sicurezza, secondo le disposizioni legislative vigenti, l’evento sarà a numero chiuso e sarà necessaria la registrazione.

Leggi anche: Ecodesign the future, comunicare la sostenibilità evitando il greenwashing si può

Ecodesign the future premiazione

di Silvia Santucci

 

Continua a leggere su Economiacircolare.com iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle novità!

Decreto Milleproporoghe, sospeso l’obbligo dell’etichettatura ambientale degli imballaggi

Decreto Milleproporoghe, sospeso l’obbligo dell’etichettatura ambientale degli imballaggi

L’entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2023. Gli operatori del settore potranno commercializzare i prodotti privi dei nuovi requisiti di etichettatura ambientale – già messi in commercio o già provvisti di etichetta al 31 dicembre 2022 – fino a esaurimento scorte

È stata prorogata al 1° gennaio 2023 l’entrata in vigore degli obblighi di etichettatura ambientale degli imballaggi immessi al consumo sul territorio italiano. La misura, introdotta dal decreto legislativo 116/2020, è stata sospesa dal decreto Milleproroghe 2022 fino al 31 dicembre 2022.

Ok alle vecchie etichette fino a esaurimento scorte
Il rinvio, inizialmente previsto fino al 30 giugno 2022, è contenuto nella pubblicazione del 28 febbraio in Gazzetta Ufficiale della legge del 25 febbraio 2022 n.15 di conversione del decreto-legge del 30 dicembre 2021 n.228 (cd. Milleproroghe). Inoltre, è stata data la possibilità per gli operatori del settore di commercializzare i prodotti privi dei nuovi requisiti di etichettatura ambientale già messi in commercio o già provvisti di etichetta al 31 dicembre 2022, fino a esaurimento scorte. Il Ministero della Transizione Ecologica dovrà adottare, con decreto di natura non regolamentare, le linee guida tecniche per l’etichettatura entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge.

 

Leggi anche Erion pubblica le linee guida settoriali per l’etichettatura ambientale degli imballaggi

Plastica, solo il 9% viene riciclata a livello globale

Plastica, solo il 9% viene riciclata a livello globale

Lo rivela il rapporto “Global Plastic Outlook” diffuso dall’OCSE per misurare il livello di consumo, riciclo e inquinamento della plastica su scala mondiale: “Le microplastiche contribuiscono sostanzialmente all’esposizione degli ecosistemi e delle persone agli effetti della dispersione delle plastiche e ai rischi ad essa correlati”

“L’attuale ciclo di vita della plastica è tutt’altro che circolare”. È quanto afferma l’OCSE in apertura del suo studio “Global Plastics Outlook – Economic Drivers, Environmental Impacts and Policy Options” che offre un dettagliato quadro sul ciclo di vita delle materie plastiche a livello globale, prendendo in considerazione la produzione, il consumo, la generazione dei rifiuti, lo smaltimento, la dispersione e le emissioni di gas a effetto serra.

Si ricicla solo il 9% della plastica che si produce
Nei prodotti di uso comune, negli imballaggi, nei vestiti e finanche nei cosmetici: la plastica è ovunque. A livello globale, secondo quanto riporta lo studio, la produzione annuale di plastiche è raddoppiata in poco meno di dieci anni, passando dalle 234 milioni di tonnellate del 2000 alle 450 milioni di tonnellate del 2019.

Eppure, il tasso di riciclo dei rifiuti di plastica nel mondo è di appena il 9%, mentre il 19% finisce negli inceneritori e quasi il 50% nelle discariche sanitarie. L’OCSE sottolinea, inoltre, come il restante 22% dei rifiuti sia smaltito in discariche non controllate, bruciato a cielo aperto o disperso nell’ambiente. Una delle più importanti leve per ridurre i livelli di consumo e inquinamento è quello di reintrodurre nei cicli produttivi la plastica riciclata che, attualmente, rappresenta appena il 6% della materia usata per la fabbricazione di nuovi beni. Un dato ancora più evidente se si pensa che tra il 2000 e il 2019, la produzione globale di plastica riciclata sia quadruplicata, passando da 6,8 a 29,1 milioni di tonnellate.

Il consumo di plastica nel mondo
Il Global Plastic Outlook passa poi in rassegna i soggetti mondiali con la maggiore impronta ecologica sulla produzione di rifiuti di plastica che, nel 2019, ha visto primi gli Stati Uniti con una produzione pro-capite di 221 chilogrammi, seguiti dall’Europa (Paesi OCSE) con 114 chili/ab. Ancora basso l’impatto in Paesi industrializzati come Giappone e Corea del Sud, dove ogni abitante produce circa 69 chilogrammi di plastica, mentre la media in altre due grandi potenze come Cina e India è ferma rispettivamente a 47 e 14 chilogrammi pro-capite. E se nel corso del 2020 la pandemia da Covid-19, e il conseguente stop delle attività produttive, ha generato una riduzione del 2.2% delle plastiche rispetto ai livelli del 2019, il livello di inquinamento su scala globale è comunque aumentato a causa della diffusione delle mascherine chirurgiche e dei prodotti monouso in plastica.

L’inquinamento globale da plastiche
“I rifiuti di plastica mal gestiti sono la fonte principale di dispersione di macroplastiche”, sostiene l’OCSE rivelando come, solamente nel 2019, sono state abbandonate nell’ambiente circa 22 milioni di tonnellate di materie plastiche. Una quantità rappresentata per l’88% dalle macroplastiche provenienti da scorrette pratiche di raccolta e conferimento. Il restante 12% è rappresentato da microplastiche (polimeri con un diametro inferiore a 5 mm) generate da diverse fonti, come il consumo degli pneumatici, l’usura dei freni nei mezzi di trasporto e i processi di lavaggio dei prodotti tessili. “La presenza documentata – si legge nel rapporto – di queste piccole particelle nelle acque dolci e nell’ambiente terrestre, così come in diversi flussi di cibi e bevande, suggeriscono che le microplastiche contribuiscono sostanzialmente all’esposizione degli ecosistemi e delle persone agli effetti della dispersione delle plastiche e ai rischi ad essa correlati”. Sono già 109 milioni di tonnellate le quantità di plastiche accumulate nei fiumi di tutto il mondo e 30 milioni di tonnellate quelle che infestano gli oceani. Solamente nel 2019, avverte lo studio, circa 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica sono stati dispersi nei fiumi, nei laghi e negli oceani di tutto ils mondo. Nello stesso anno, l’impronta carbonica del ciclo di vita delle plastiche è stata pari a 1,8 miliardi di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra, il 90% delle quali sono state generate dai processi di produzione e conversione dei combustibili fossili.

Come ridurre gli impatti ambientali della plastica?
L’analisi dell’OCSE viene completata con una serie di proposte per la riduzione dei consumi della plastica e per la riduzione degli impatti che essa provoca sull’ambiente e le persone. Si tratta di una strategia integrata che coinvolga diversi attori: dal settore industriale, ai governi nazionali, passando per la ricerca e i cittadini. La prima proposta è quella di sviluppare un mercato delle plastiche riciclate che sia capace aumentare la percentuale di materia prima seconda reimmessa in produzione (attualmente ferma al 6%). In secondo luogo, è necessario rendere più sostenibile il ciclo di vita delle plastiche puntando su investimenti più ambiziosi in materia di Innovazione ed eco-design dei prodotti che favoriscano un aumento della domanda di soluzioni circolari e una riduzione dei consumi di polimeri. Terzo pilastro è lo sviluppo di politiche più rigorose con una roadmap che includa azioni volte a ridurre la dispersone di macroplastiche: come la creazione di più moderne infrastrutture per la gestione dei rifiuti, maggiori incentivi per il riciclaggio, nuovi Sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore per gli imballaggi, una tassazione sulle discariche e gli inceneritori, e la diffusione di strumenti premianti come il deposito su cauzione (DRS) e i modello Pay-as-you-Throw (PAYT). Una quarta proposta prevede il rafforzamento della cooperazione internazionale per rendere le catene del valore delle plastiche più circolari e capaci di raggiungere l’obiettivo globale che punta alla “dispersione zero”.

 

Leggi anche PolyCE: linee guida per lo sviluppo di prodotti elettronici circolari

Via libera al credito d’imposta per le imprese che acquistano prodotti green

Via libera al credito d’imposta per le imprese che acquistano prodotti green

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 febbraio il decreto del MiTE che stabilisce i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi. Riconosciute agevolazioni fiscali fino a 20.000 euro per azienda. L’obiettivo è incrementare il riciclaggio delle materie e ridurre gli impatti ambientali degli imballaggi

Il credito d’imposta per le imprese che acquistano prodotti ecosostenibili diventa realtà a tre anni dalla sua introduzione con la legge di bilancio 2019. È stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.33 del 9 febbraio 2022, il decreto del Ministero della Transizione Ecologica che stabilisce i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi per il riconoscimento dell’agevolazione fiscale. Il provvedimento punta a incrementare il riciclaggio delle plastiche miste, degli scarti industriali non pericolosi e dei rifiuti solidi urbani, nonché a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi.

Fino a 20.000 euro ad impresa
Il decreto, composto da nove articoli, stabilisce che il contributo sotto forma di credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 36% delle spese sostenute in ciascuno degli anni 2019 e 2020 per l’acquisto dei prodotti e degli imballaggi fino ad un importo massimo annuale di euro 20.000 per ciascuna impresa beneficiaria, nel rispetto del limite complessivo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. L’agevolazione fiscale viene riconosciuta a tutte le imprese che acquistano “prodotti finiti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica”, ma anche “imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili” come gli “imballaggi in carta e cartone” (ad eccezione di quelli stampati con inchiostri e formati con carta trattata o spalmata con prodotti chimici) e gli imballaggi di legno non impregnati. Il provvedimento comprende infine gli imballaggi (primari e secondari) derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio.

I requisiti tecnici richiesti
Per poter beneficiare dell’agevolazione, le imprese dovranno utilizzare prodotti e imballaggi con requisiti tecnici specifici. Nel caso degli imballaggi di plastica, il testo impone un “contenuto di materiale riciclato uguale o maggiore al 30% proveniente da rifiuti con codici dell’EER 15 01 02 “Imballaggi di plastica” e 19 12 04 “Plastica e gomma prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti”, nonché la conformità a diverse specifiche UNI. Per gli imballaggi primari e secondari derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio il contenuto di materiale riciclato dovrà essere uguale o maggiore, rispettivamente al 70% e al 50%. Per ogni categoria di imballaggio, l’articolo 3 del decreto, regola una procedura per la verifica del possesso dei requisiti che dovrà essere dimostrato attraverso specifiche certificazioni di conformità tecnica e dichiarazioni ambientali di prodotto rilasciate da soggetti accreditati.